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Pesanti insulti verso le istituzioni dalle figlie

Marina e Barbara Berlusconi difendono Silvio decaduto


Marina e Barbara Berlusconi difendono Silvio decaduto
28/11/2013, 09:12

ROMA - Tra le reazioni dopo la decadenza di Silvio Berlusconi dal suo ruolo di senatore, spiccano quelle delle figlie. Marina è andata giù dura: "La politica si pentirà di essersi arresa alla magistratura. Il Paese si vergogni. L'Italia non merita di vedere l'uomo che milioni di italiani hanno scelto con il voto venire allontanato da uno dei luoghi più solenni della Repubblica, in base ad una assurda condanna senza prove e calpestando principi costituzionali, normative, prassi minime di civiltà. Una violenza di questo tipo rappresenta una macchia che peserà sulla storia del nostro Paese. La vera decadenza è quella imboccata dalle nostre istituzioni: sono loro, e non mio padre, ad uscire profondamente umiliate dallo scempio cui oggi ci è toccato assistere". 
Non diverse le parole di Barbara: "Con la violenta estromissione di mio padre dal parlamento, avvenuta attraverso norme incostituzionali e palesi violazioni regolamentari, gli avversari politici si illudono di avere la strada spianata verso il potere. E' una operazione politica che si ritorcerà contro chi l'ha messa in atto, nel momento in cui gli italiani torneranno a pronunciarsi con il loro libero voto". 
Anche Piersilvio ha parole di fuoco contro le istituzioni: "Il voto di oggi al Senato mi colpisce come figlio e come cittadino. Come figlio, l'amarezza è profonda perché so quello che mio padre è davvero. E soprattutto quanto ha fatto. Per tutta l'impresa italiana e per il nostro Paese. Come cittadino, provo un forte senso di ingiustizia. Un voto così, che ignora ogni ragionevole dubbio su una vicenda giudiziaria che fa acqua da tutte le parti, non mi sembra in linea con i principi democratici che dovrebbero tutelare gli eletti dal popolo da aggressioni esterne, per di più strumentalizzate da interessi politici. Mi auguro per il futuro dell'Italia che abusi del genere non vengano mai più messi in pratica contro nessun parlamentare di qualsiasi parte politica".

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di Antonio Rispoli
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