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"Più potere a comuni,province e regioni e meno al governo"

Maroni: Presidenzialismo? Si ma prima il federalismo


Maroni: Presidenzialismo? Si ma prima il federalismo
31/03/2010, 19:03

"A noi preme la riforma dello stato. Federalismo fiscale, quindi, e più poteri a comuni, province e regioni, meno al governo centrale". Comincia così l'intervista rilasciata da Roberto Maroni al Sole 24 ore. Per il ministro degli Interni, quello ottenuto dalla Lega nord, è un "risultato storico". E sull'operato presente e futuro del governo? Le prospettive dei prossime tre anni che vengono delineate sembrano molto positive poichè "fuori dall'assillo elettorale, possiamo fare davvero le riforme". Ma al di la degl intenti cosa c'è di concreto in cantiere?"Il «modello Viminale» che proprio oggi (ieri per chi legge, ndr), al Senato, ottiene l'ok all'unanimità, maggioranza e opposizione, sull'istituzione dell'agenzia nazionale per i beni sequestrati e confiscati. Alla Camera ha già avuto analogo consenso". Qualcosa che, a detta di Maroni, rappresenta addirittura "una struttura di governo concreta ed unica al mondo". Sulle ali dell'entusiasmo il ministro si dimostra positivamente lanciato anche verso le non facili riforme legate alla giustizia ed al tanto discusso federalismo:"Io sono ottimista e ci sono anche i tempi necessari per processi di questo genere. Poi, nel dibattito si capirà chi ci sta e chi no". Ma proprio sul federismo il rappresentante del Carroccio appare sicuro:"Lo scenario è cambiato e le vittorie in Piemonte e Veneto sono strategiche, direi decisive. Roberto Cota e Luca Zaia saranno i primi a dare attuazione al federalismo. Anche perché, come in ogni parto, c'è chi spinge e chi deve aiutare a estrarre il nascituro. Le due regioni che abbiamo conquistato avranno quest'ultimo compito".
E con al ministero della riforme un certo Roberto Bossi ed a quello della Semplificazione l'altro noto leghista Roberto Calderoli, in effetti, l'attuazione concreta del federalismo che chiuderà i rubinetti al Sud prospettando una guerra civile sembra cosa quasi certa. I decreti attuati sono infatti "quasi pronti". E riguardo al presidenzialismo?
"È l'altra faccia della medaglia delle riforme. Va bene qualunque cosa, se passa la riforma federale. Si tratti dell'elezione diretta del premier o del presidente della Repubblica, la priorità per noi è la revisione della forma di stato. Più poteri agli organi di governo del territorio, meno a quello centrale".
Il messaggio di Maroni è chiaro; così come chiara è la corsa della lega per le prossime elezioni comunali di Milano: con Flavio Tosi tra i favoriti per rincoquistare il già una volta amministrato (in maniera disastrosa) il capoluogo lombardo.
E così, nello stuolo di "ismi", il ministro degli interni conferma la dichiarata volontà leghista di procedere a tutta birra nell'attuazione fattiva del federalismo e della politica dell'ognun per sè. In tanti, forse quasi tutti, dimenticano che in molte delle regioni (Campania in primis) non è stato il centrodestra a vincere ma il centrosinistra a palesarsi in tutta la sua sconfortante debolezza.

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di Germano Milite
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