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Bossi piange sul palco: “Nessuno ha rubato”

Maroni segretario: “Io senza tutele”

A Milano nasce la nuova Lega

Maroni segretario: “Io senza tutele”
01/07/2012, 20:07

MILANO – “Il nuovo segretario federale della Lega Nord è Roberto Maroni”. Ad annunciarlo – verso le 13:45 circa è Luca Zaiia,governatore del Veneto. “Bobo, Bobo, Bobo”, gridano i militanti assiepati sulle tribune del Forum di Assago. L’ex Ministro dell’Interno sale sul palco. “Sono emozionato, quello che mi date è un incarico importante. Mi metterò al lavoro subito, stasera non guarderò nemmeno la finale”. Sarà che il presidente Napolitano, ormai "padrino" della Nazionale di calcio, era stato fischiato poco prima dalla platea, ma il tifo è tutto per Maroni: “Sono uno di voi, un semplice militante che momentaneamente ricopre l’incarico più importante. Bossi? E’ sempre stato un fratello, lo porterò nel cuore”.
Lacrime amare per il Senatur, dopo la ‘vittoria’ di Maroni: il partito non è più suo. “Preferisco lasciare il mio bambino, piuttosto di vederlo tagliato in due”, dichiara Bossi, facendo notare di aver combattuto fino all’ultimo. “È stato un complotto statalista, deciso a tavolino”, dice nel suo primo intervento da presidente. “Se non ci fossero i farabutti romani – aggiunge - non ci sarebbe stato questo congresso”. E su Belsito: “Scopro che il nostro amministratore avrebbe avuto legami con la ‘ndrangheta. Se fosse così qualcuno dei servizi segreti avrebbe dovuto dircelo”. E poi passa all’attacco diretto dell’ex ministro dell’Interno Maroni: “C’è stato chi ha impugnato le scope. Io vi consiglio di non alzarle troppo in alto. Tra quelli che hanno alzato le scope - ha affermato Bossi - ce n’è uno che il suo autista, invece di farlo pagare al suo Comune, lo fa pagare alla Lega”. Secondo alcuni leghisti il riferimento sarebbe al sindaco di Verona, Flavio Tosi. I militanti però sono sgomenti: qualche striscione sparuti fischi e poi un rispettoso silenzio. C’è la consapevolezza che Bossi è un simbolo, l’immagine della Lega in questi vent’anni, ma ormai non basta più. Il nuovo statuto è già stato votato. Lui ne prende atto, dimesso, e precisa: “Vado a leggermelo, non vorrei che qualcuno abbia cambiato qualcosa. Non voglio essere imbrogliato”.
A guidare la transizione c’è Roberto Calderoli: “Sono stato io a suggellare l’intesa tra Bossi e Maroni, a lavorare perché la Lega non diventasse una Rifondazione leghista”, dice il triumviro alludendo a una divisione in fazioni dello stesso partito. Maroni ha accettato. Ma ha dettato le sue condizioni: “Sarò un segretario senza tutele, senza commissariamenti, senza ombre e con il coinvolgimento di tutti”. E di risposta Bossi dichiara: “Abbiamo fatto pulizia e continueremo a farla. Non credo ai complotti”. Poche le novità in campo politico. Il ritorno degli slogan anti-statalisti. “Via da Roma, via delle poltrone del potere, anche quelle della Rai”. Lotta alla partitocrazia: “Nessuno doppio incarico nella Lega” E limiti all’immigrazione: “Avanti con i respingimenti”. Il ritorno delle feste di Pontida e Venezia. Tre le novità ci saranno di nuovo le alleanze: “Sarà ogni regione a decidere come e con chi allearsi”, ha spiegato Calderoli risolvendo così uno dei temi più ambivalenti della Lega.
Ancora perplessità riguardo al futuro: “I sondaggi ci danno un consenso del 4,5 per cento. Troppo poco – dice Calderoli – occorre riconquistare la fiducia”.
”La fiducia dobbiamo riconquistarla tornando sul territorio, interpretando prima degli altri i bisogni reali delle persone: alle prese con la disoccupazione, l’insicurezza e le tasse” – dichiara Maroni.

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di Erika Noschese
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