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Cesa:"Andrebbe espulso dall'Udc"

Michele Pisacane ed il nuovo "cinismo" politico


Michele Pisacane ed il nuovo 'cinismo' politico
15/09/2010, 19:09

Si chiama "Sto nell’Udc tratto col Pd e forse voto Pdl", il provocatorio articolo di Repubblica a firma di Antonello Caporale che ha scosso non poco gli ambienti centristi nelle ultime ore.
Artefice di una mitragliata non si sa quanto inconsapevole di imbarazzanti dichiarazioni è stato proprio Michele Pisacane, sindaco di Agerola che può vantare oltre 18.000 voti con consorte regolarmente sistemata tra i banchi del Consiglio Regionale. Il deputato dell'Udc, eletto al parlamento senza preferenze, spiega al cronista che, proprio per tale ragione, ha deciso di candidare la moglie "al consiglio regionale della Campania in modo che fosse tutto trasparente e chiaro".
Pisacane, senza troppo scomporsi, parla di quella che i più ingenui potranno definire "capacità d'adeguamento" e che, in termini più maliziosi, può invece agevolmente esser vista come semplice volontà di scendere a patti con chiunque pur di conservare in via imperitura  la tanto comoda poltroncina amministrativa. In altri termini, ammette il primo cittadino del comune sorrentino:"Sto bene nell’Udc. Ho solo polemizzato per come il mio nome e la mia storia politica siano stati messi da parte quando c’era da offrire visibilità". A quel punto, il giornalista non si lascia scappare l'occasione e getta il vermicello:"Capito. Ciriaco De Mita, che comanda in Campania, non ha pensato a sua moglie quando c’era da fare gli assessori". Pisacane abbocca e addirittura rilancia:"Non solo, ma ha capito perfettamente". Il banco vince e l'Udc perde un bel po' di punti immagine.
Non contento, poi, il centrista ammette di alcuni colloqui che la compagna ha avuto con "gli amici del Pd" e, al contempo, si dimostra possibilista riguardo un possibile passaggio nel Pdl:"Vediamo Berlusconi cosa dirà alla Camera".
Del resto, osserva cinico Pisacane:"In questa politica nuova bisogna difendersi a denti stretti"; anche perchè "noi siamo donatori di voti. Quelli se li pigliano e poi ci fottono".
Caporale osserva:"Perciò ha candidato sua moglie" e l'interlocutore non tradisce le aspettative:"E meno male che l’ho fatto! Altrimenti chissà chi se li sarebbe presi. Io dono e quelli, i pescecani, intascano gratis il mio lavoro".
E se dopo aver letto tutte queste disinvolte avances bipartisa Casini dovesse prenderla male? Ancora una volta il sindaco saprebbe come muoversi:"Se mi caccia dal partito io guardo altrove. Se non mi caccia, io non guardo".
Come difficilmente contestabile, nelle dichiarazioni di Pisacane, non si scorge il minimo contenuto politico. Tutto il dialogo con il collega Caporale sembra basarsi infatti sulla necessità irrinunciabile di conservare la propria carica politica; di fare in modo che quei 18.000 voti non vengano "fottuti"(sfruttati) da qualcun altro.  Non c'è un disegno, una anche solo abbozzata rivendicazione politica di facciata: con il Pd, l'Udc, il Pdl o un gruppo misto non importa, purchè si rimanga radicati per bene alla poltrona; purchè chi deve gli incarichi vengano concessi e confermati anche ai propri familiari.
Del resto lo stesso partito centrista, tramite Lorenzo Cesa, ha duramente attaccato Pisacane:"Ritengo - si legge nel testo della lettera del segretario nazionale dell'Udc - che le posizioni espresse da Pisacane in quell'allucinante intervista rechino gravi danni all'immagine del nostro partito, in un momento delicato della vita politica italiana e peraltro di grande soddisfazione per tutti noi".
Per tale motivo, conclude Cesa "nel mio ruolo di Segretario nazionale, Vi chiedo pertanto di considerare ogni eventuale provvedimento in merito, compresa l'espulsione dal partito".

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di Germano Milite
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