Politica / Parlamento

Commenta Stampa

Perchè deve andare in carcere, ecco le accuse della procura

Milanese si autosospende dal Pdl, "Atto dovuto"

Di Pietro: "Speriamo non venga comprato nessuno"

Milanese si autosospende dal Pdl, 'Atto dovuto'
21/09/2011, 19:09

 «Già da diversi giorni, ho provveduto a comunicare formalmente ai vertici del Popolo della Libertà la mia decisione di autosospendermi dal gruppo parlamentare e dal partito in attesa di potervi rientrare a pieno titolo appena sarà acclarata la mia estraneità ai fatti che mi sono stati addebitati». È quanto afferma in una nota Marco Milanese, l'ex braccio destro di Tremonti coinvolto nell'inchiesta P4. «In questo momento - spiega - ‚ mia precisa volontà che la vicenda giudiziaria che mi vede coinvolto, e per la quale domattina la Camera sarà chiamata ed esprimere il voto sulla richiesta di autorizzazione all'arresto, non venga in alcun modo strumentalizzata ed utilizzata a fini di battaglia politica e che possa nuocere all'azione politica del mio partito».
Le accuse della procura di Napoli:
Soldi (almeno 450mila euro in contanti secondo l'accusa), orologi di valore, gioielli, auto di lusso - tra cui una Ferrari Scaglietti e una Bentley -, viaggi e soggiorni all'estero, in cambio di notizie riservate sulle indagini della Guardia di Finanza e di un intervento per le nomine nelle società controllate dal ministero dell'Economia. È questa l'accusa che la procura di Napoli rivolge al parlamentare del Pdl Marco Milanese - 52 anni, ex finanziere e soprattutto ex braccio destro del ministro Tremonti, da oggi anche ex deputato del Pdl - nei confronti del quale la Camera deve decidere se autorizzare o meno l'arresto. I reati ipotizzati nei suoi confronti sono associazione per delinquere, corruzione e rivelazione di segreto d'ufficio. La richiesta d'arresto della procura di Napoli è conseguenza dello sviluppo dell'indagine in cui fu coinvolto nei mesi scorsi l'imprenditore Paolo Viscone - suo amico di vecchia data ed ora suo principale accusatore - in relazione alle attività delle sue società, tra cui l'Arteinvest. Milanese, è scritto nell'ordinanza di custodia cautelare, «in concorso con ufficiali della Gdf, avrebbe rivelato a Viscone notizie riservate sulle indagini svolte dalla stessa Gdf sul suo conto e sulle sue società. Tutto ciò, violando i doveri di ufficio inerenti, prima, la sua funzione di aiutante di campo del ministro e, poi, di consigliere politico dello stesso Tremonti». Secondo il gip Amalia Primavera, inoltre, «può tranquillamente affermarsi» che il deputato, proprio nella sua qualità di consigliere di Tremonti, «abbia promesso prima, ed assicurato poi, l'attribuzione di nomine ed incarichi» in diverse società controllate dal ministero, ricevendo «come corrispettivo somme di denaro e altre utilità». In particolare, per i pm è accertato «al di fuori di ogni dubbio» che Milanese abbia assicurato la nomina di Guido Marchese a componente del collegio sindacale nelle società a partecipazione pubblica Ansaldo Breda, Oto Melara, Ansaldo Energia, Sogin, Sace, ricevendo «dallo stesso la somma di centomila euro». Con lo stesso «modus operandi, risulta abbia imposto la nomina di Carlo Barbieri a consigliere di amministrazione di Federservizi, società controllata dalle Ferrovie dello Stato». Dal canto suo il deputato del Pdl ha sempre respinto ogni accusa sostenendo, in una memoria consegnata alla Giunta della Camera di non essere il «deus ex machinà delle nomine, di non aver mai ricevuto regali o altre utilità e di esser stato chiamato in causa da Viscione per la mancata vendita della sua società di assicurazioni (un affare da 50 milioni) e per aver ostacolato la candidatura di suo genero a sindaco di Cervinara. La procura di Napoli contesta anche a Milanese di aver pagato l'abitazione in via Campo Marzio a Roma, utilizzata dal ministro Tremonti ma questo filone d'indagine è stato trasferito per competenza alla procura della capitale. Per l'affitto dell'appartamento di proprietà del Pio Sodalizio dei Piceni (8.500 euro al mese), Milanese ha affermato - e Tremonti ha confermato - che il ministro dell'Economia pagava un contributo di mille euro a settimana, in contanti. Il deputato del Pdl, infine, è coinvolto anche in un'altra inchiesta importante, quella sulla P4, in veste di persona informata sui fatti. È stato lui a confermare ai pm che fu l'allora capo di Stato Maggiore della Guardia di Finanza Michele Adinolfi, nel corso di una cena nella foresteria dell'Adn Kronos, a dire all'editore dell'agenzia di stampa Pippo Marra di avvertire Luigi Bisignani che sul suo conto erano in corso indagini a Napoli. Il generale ha sempre smentito questa tesi.
I commenti del mondo politico:
Cicchitto: «Non ci saranno franchi tiratori» al voto dell'Aula di Montecitorio, in programma domani mattina, sull'arresto del deputato Pdl Marco Milanese. Lo sostiene il capogruppo del Pdl alla Camera Fabrizio Cicchitto. Per il governo, dopo il voto sull'ex braccio destro del ministro Tremonti, «non ci sarà alcun problema - assicura Cicchitto ai cronisti - bisogna separare le due cose. Dobbiamo decidere sulla libertà o meno di un parlamentare», conclude.
Di Pietro: «È vero che il voto segreto libera le coscienze, ma il mio timore è che magari possa servire anche a comprare qualcuno...». Il leader dell'Idv Antonio Di Pietro non fa previsioni per il voto di domani dell'Aula su Marco Milanese, ma non nasconde le proprie perplessità. «Se è vero che il 14 dicembre molti deputati si sono venduti, come ho sostenuto anche nelle mie denunce, vuol dire che in questo parlamento ci sono persone disponibili a vendersi l'anima per 30 denari. Speriamo che non accada anche per il voto di domani».

Commenta Stampa
di Valerio Esca
Riproduzione riservata ©