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Il decreto ritornerà a palazzo Madama. Voto finale sabato

Milleproroghe, domani la fiducia sul maxiemendamento

L’opposizione: “Ennesima prova di debolezza del governo”

Milleproroghe, domani la fiducia sul maxiemendamento
24/02/2011, 11:02

ROMA – Dopo i rilievi di incostituzionalità posti dal presidente della Repubblica, il governo ha trovato la soluzione per portare avanti l’iter di Milleproroghe. Ponendo la fiducia sul maxiemendamento interamente sostitutivo del decreto arrivato dal Senato, dove ritornerà sabato prossimo per l’esame finale. L’ipotesi di porre la fiducia era sorta già nella giornata di ieri, in un’Aula di Montecitorio all’insegna dell’ostruzionismo, con una seduta interrotta a più riprese. Ma la conferma è arrivata questa mattina attraverso le parole del ministro per i Rapporti con il Parlamento, Elio Vito: a causa della “scadenza ravvicinata e della necessità di determinare un nuovo esame dell’altro ramo del Parlamento”, ha affermato infatti il ministro Vito, il governo ha deciso di porre la fiducia. Il maxiemendamento è stato dichiarato ieri ammissibile dal presidente della Camera, Gianfranco Fini, e ha passato il vaglio delle Commissioni Affari Costituzionali e Bilancio della Camera. Il testo attualmente è all’esame della Camera: successivamente passerà a palazzo Madama per essere approvato prima del 27 febbraio, ultimo giorno utile per evitare la sua decadenza. Solo al termine di una Capigruppo riunitasi questa mattina a Montecitorio è stato reso noto il timing del voto: il risultato della votazione di fiducia dell’Aula della Camera sul Milleproroghe lo si conoscerà domani mattina intorno alle 12: le dichiarazioni di voto saranno infatti a partire dalle 9 e alle 10:30 ci sarà la prima chiama per il voto. Il voto finale sul provvedimento ci sarà nel primo pomeriggio in diretta tv a partire dalle 14. Inoltre la possibilità di presentare ordini del giorno, invece, sarà offerta fino alle ore 16 di oggi. Immediate le reazioni politiche: al vicecapogruppo Pdl alla Camera, Massimo Corsaro, che assicura “abbiamo inserito nel decreto le modifiche che Tremonti ha apportato dopo l’incontro con Napolitano” replica l’opposizione, che attrverso le paroledi Michele Ventura, vicepresidente vicario dei deputati Pd, parla di ennesima debolezza: “L’ennesimo voto di fiducia non è altro che l’ennesima prova di confusione e di debolezza di un governo che, temendo e disprezzando il Parlamento, fa approvare un forfait di norme sulle quali non c’è neanche pieno accordo nella maggioranza”. Gli fa eco il leader di Api: “Questo governo ha inizato dicendo che non si sarebbe fatta più la Finanziaria, oggi ci ritroviamo che ne facciamo cinque in un anno”. Per Francesco Rutelli, infatti, il Milleproroghe è diventato “l’ennesima, raccogliticcia manovra economica”.

FINI: TEMPI “GHIGLIOTTINA” PER L’ITER
“Dovere della presidenza è assicurare che la votazione finale dei decreti legge avvengano entro i termini di vigenza ed in ogni caso in tempi tali da consentire l’esame dell’altro ramo del Parlamento, nonchè in modo da garantire al Capo dello Stato l’esercizio delle sue prerogative istituzionali”. È con queste parole che il presidente della Camera, Gianfranco Fini, nel corso della conferenza dei capigruppo di Montecitorio, convocata per stabilire tempi e modalità del voto di fiducia sul dl Milleproroghe, ha spiegato la decisione di “comprimere nei tempi minimi possibili” (in pratica applicare la “ghigliottina”) l’iter alla Camera per poter così consentire il rapido passaggio del decreto al Senato, sabato 26, per il via libera definitivo al provvedimento ed alla conversione del decreto, che scade il 27 febbraio.

LE NOVITA’
Tra le misure cancellate c’è quella che riguarda le discusse liste provinciali per i precari della scuola, fortemente voluto dalla Lega. Restano in vigore le liste uniche nazionali, e salta l’obbligo per i docenti di iscriversi alla sola lista della provincia di residenza. Abolita anche la norma che consente ai comuni con più di un milione di abitanti di aumentare il numero di assessori e consiglieri comunali. Era una norma voluta dal comune di Roma, che resta a bocca asciutta. Scontenti sono anche molti deputati del Sud: tra le misure eliminate c’è il blocco delle demolizioni per gli abusi edilizi in Campania, e la proroga delle concessioni edilizie nell’area dell’Etna, in Sicilia.

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di Antonio Formisano
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