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Monti e la fase 2: se ne parla ma non la si fa


Monti e la fase 2: se ne parla ma non la si fa
23/12/2011, 15:12

Approvata la finanziaria, adesso - secondo le parole del premier Monti - si passa alla fase 2, quella della crescita. Ma su che basi?
Finora non se ne è parlato. Certo, si è parlato di svendere il patrimonio pubblico oppure le fantomatiche liberalizzazioni (appena bloccate nel corso della manovra per l'opposizione del Pdl). Ma si tratta di parole, non ci sono fatti di alcun genere. Gli unici fatti sono in senso opposto, come la discussione sull'abolizione dell'articolo 18.
Ma ci sono i margini per una manovra che non colpisca ancora i redditi medio-bassi? Certamente. E ci sono molte leggi che si possono fare e che non richiedono investimenti. Per esempio, si può ottenere moltissimo, in termini economici, con una semplice legge che obblighi, coloro che evadono il fisco per cifre al di sopra di una certa soglia (per esempio 30 mila o 50 mila euro), di versare una cauzione pari ad un terzo della somma per poter fare ricorso. Dato che quest'anno la Guardia di Finanza ha effettuato sanzioni per 23 miliardi, una cauzione del genere avrebbe garantito una entrata di 7-8 miliardi. Che, se i finanzieri hanno fatto il loro lavoro come si deve, non vanno certo restituiti. Se non lo hanno fatto, dovrebbero essere loro a spiegare al magistrato cosa hanno combinato e perchè non devono essere condannati per abuso d'ufficio.
Un'altra norma facilmente ottenibile è la vendita delle auto blu: sono 650 mila attualmente in Italia, un numero esagerato. Se ne possono vendere 600 mila senza problemi. E questo porterebbe nelle casse dello Stato - immaginando per ciascuna macchina una media di 10 mila euro come prezzo di vendita e di 3000 euro come risparmio per benzina, bollo e manutenzione (come si vede ho usato stime molto basse) - 6 miliardi come una tantum e 2 miliardi all'annodi risparmi.
Senza contare che si possono ottenere grossi risparmi per esempio evitando di comprare gli F-35 (15 miliardi di spesa) e ritirando i soldati italiani dall'Afghanistan (la missione ci costa circa un miliardo all'anno). E così via.
Ma nulla di tutto questo è sufficiente. se non si fa un'altra cosa fondamentale: aumentare i salari. Sono anni che la domanda interna in Italia è discesa a causa della costante discesa del potere di acquisto dei salari. Magari si può stabilire un aumento automatico, su tutti i contratti sotto i 50 mila euro lordi all'anno, di due euro all'ora completamente esentasse. In questa maniera il lavoratore incassa circa 300-350 euro in più al mese; il datore di lavoro, che può scaricare fiscalmente questi soldi, recupera una parte della somma versata nelle tasse. E l'aumento di disponibilità economica concessa permetterebbe un aumento della domanda interna che, nel medio periodo (tra i 2 e i 5 anni), porterebbe ad un aumento del Pil quantificabile in almeno 2 punti percentuali, a parte i moltiplicatori. Il tutto senza far aumentare in maniera eccessiva i costi.
Solo una idea campata in aria? Assolutamente no. E' quello che ha fatto l'Argentina, che 10 anni fa era in default ed economicamente massacrata. Dopo di allora vennero eletti i Kirchner (prima il marito, ora la moglie che è al suo secondo mandato) che mndarono via l'Fmi e imposero nuove leggi: stipendi più alti, i servizi fondamentali vennero di nuovo resi pubblici (il precedente governo di destra aveva privatizzato tutto), maggiore welfare, maggiore autarchia. Adesso non è che l'Argentina sia il paradiso in terra, ma povertà e disoccupazione sono dimezzate, il problema della sottoalimentazione infantile è quasi sparito e il Paese cresce al ritmo del 7% l'anno.
Semplice no? Ma situazioni del genere darebbero fastidio agli imprenditori italiani, che - non avendo le qualità per competere sul mercato alla pari con i Paesi esteri - chiaramente preferiscono pagare il meno possibile i propri dipendenti, in modo da non avere spese di produzione troppo alte. Senza rendersi conto che così danneggiano se stessi, perchè impediscono ai propri dipendenti di acquisire i propri prodotti. Se questo comportamento è di un solo imprenditore o di 10 o di 100, pazienza, non fa nulla. Ma quando è un comportamento generalizzato allora il problema è grave e colpisce l'intero Paese, come si vede guardandosi intorno.
Ma non è questa la priorità di Mario Monti. Anzi, non è una cosa neanche in calendario. L'unica cosa che intende fare il premier è di tagliare le tasse per le aziende, come già parzialmente fatto nella manovra finanziaria. Ma questo non serve a nulla, perchè quei soldi entrano solo nelle tasche degli imprenditori e là restano, senza entrare nel circolo economico.

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di Antonio Rispoli
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