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"Pensavo che le forze produttive apprezzassero i tagli"

Monti: "Le parole di Squinzi fanno alzare lo spread"

Il premier è intervenuto al summit di economisti in Francia

Monti: 'Le parole di Squinzi fanno alzare lo spread'
08/07/2012, 17:07

ROMA -  Appena la sufficienza, questo il voto dato  al Governo  dal  leader di Confindustria Giorgio Squinzi. Secondo questi il premier Monti e la sua squadra di collaboratori meritano al massimo tra un 5 o 6. Le parole pronunciate ieri pomeriggio, durante il primo faccia a faccia con il segretario della Cgil, Susanna Camusso, hanno suscitato clamore e gli applausi del popolo Cigl. Il confronto, moderato dal giornalista Massimo Giannini   si è svolto in totale sintonia.
Il segretario generale della Cgil ha ribadito la necessità di una mobilitazione generale escludendo però che si possa organizzare già in luglio.
Da parte sua Squinzi :  "Dobbiamo evitare la macelleria sociale ma si deve razionalizzare e semplificare la P.A. perché abbiamo ridondanze che vanno eliminate . Questo della spending review deve essere considerato un primo intervento ma c'é ancora da fare moltissimo". E parlando in generale dell'operato del Governo, Squinzi non lo boccia del tutto ma nemmeno lo fa arrivare alla sufficienza piena.
Ed a proposito di esecutivo il presidente di Confindustria, incalzato dalle domande, dice che sì sulla riforma del lavoro aveva usato la parola “boiata”. "'Ma – ha aggiunto - quella frase mi era stata carpita da voi giornalisti''. Un affermazione che aveva suscitato un forte dibattito come quella sull'economia italiana sull' "orlo di un abisso" che era stata accolta dal presidente Monti con il commento: "sulle parole del presidente di Confindustria mi sto imponendo una moderazione interpretativa".
"Il mio giudizio è ancora sospeso, ma da un governo tecnico mi sarei aspettato cose che non sono state ancora fatte, per esempio sul sostegno alla ricerca". 'In ogni caso comunque il governo dei tecnici deve essere una parentesi poi bisogna tornare alla politica''.
E rispondendo ad una domanda su un eventuale Monti bis spiega che se questo esecutivo: "prende una fisionomia politica non sono contrario altrimenti non vedo futuro".

AGGIORNAMENTO ORE 17:30

AIX-EN-PROVENCE (FRANCIA) - Il premier Mario Monti ha reagito alle frasi di Squinzi con tono alquanto allarmato. Durante il summit degli economisti ad Aix-en-Provance in Francia il presidente del Consiglio ha spiegato che "le frasi di Squinzi contro la spending review e l'operato dell'esecutivo fanno aumentare lo spread e i tassi d'interesse a carico non solo del debito, ma anche delle imprese. Suggerirei di fare più attenzione, non tanto per rispetto al Governo, ma per le imprese". Con una punta di ironia il presidente del Consiglio ha lanciato una frecciatina a Giorgio Squinzi: "Avevo capito che le forze produttive migliori desiderassero il contenimento del disavanzo pubblico e che obiettassero a manovre fatte in passato molto basate sull'aumento delle tasse, e che era ora di incidere su spesa pubblica e strutture dello Stato. Ma evidentemente avevo capito male". Per il premier gli spread sono ancora elevati perché "non c'è ancora piena credibilità nel mercato nei meccanismi a supporto dell'Eurozona. In Italia, poi, c'è anche un po' d'incertezza per quello che succederà nella governance dell'economia, ma soprattutto nel periodo post-elettorale. L'Italia ha un alto tasso di debito, ma anche un tasso di risparmio molto elevato. Il nostro è uno dei paesi più vicini al pareggio di bilancio ed è sulla strada per raggiungere un surplus strutturale nel 2013. Per questo non abbiamo bisogno automaticamente di firewall più forti o di un meccanismo per limitare lo spread". Per l'Italia ci sono spiragli, secondo Monti, per uscire dalla crisi e un atteggiamento pessimistico non aiuta di certo.
Monti non addita tutta la colpa al numero uno di Confindustria, ma si rivolge anche ad alcuni paesi del nord Europa. "L'aumento degli spread dopo il vertice di Bruxelles - ha dichiarato il premier - è dovuto anche a dichiarazioni che considero inappropriate di autorità di paesi del nord Europa che hanno avuto l'effetto di ridurre la credibilità di decisioni prese a Bruxelles". Il riferimento è ai governi di Finlandia e Olanda, che hanno espresso diverse riserve sulla politica economica di rilancio del vertice di Bruxelles.

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di Rosario Scavetta ed Emanuele De Lucia
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