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"Primo pacchetto entro fine gennaio, articolo 18 non è tabù"

Monti: "No ad altre manovre, subito le liberalizzazioni"

Rai, il premier annuncia: "Novità tra qualche settimana"

Monti: 'No ad altre manovre, subito le liberalizzazioni'
08/01/2012, 21:01

Alla vigilia di quella che si preannuncia una settimana calda sul fronte delle trattative tra i sindacati e il governo sullo spinoso tema della riforma del lavoro, il presidente del Consiglio Mario Monti interviene a Che tempo che fa di Fabio Fazio ed assicura quanto già evidenziato dal ministro Passera: “Non occorrono altre manovre” assicura il premier, che però non esclude delle modifiche all’articolo 18. Non ci saranno altre misure di correzione dei conti pubblici, dunque, ed il Professore apre alla fase due della crescita. Quella orientata a una maggiore liberalizzazione di alcuni gangli vitali dell'economia, come i trasporti, l'energia e gli ordini professionali. E soprattutto - ammette il premier - la linea del governo è orientata “a non dissipare il futuro dei nostri figli e non solo perché le misure di rientro ci vengono prescritte dall'Unione Europea”.
“L'euro non è in crisi, la moneta ha mantenuto solidamente il rapporto di cambio con il dollaro. Il problema che incombe su di noi è che alcuni paesi Ue hanno una crisi del debito pubblico”. Ma il premier aggiunge che ci sono alcuni Paesi - soprattutto quelli virtuosi - inquieti nei confronti di quelli meno virtuosi. “Dobbiamo agire su molti fronti contemporaneamente, perchè la Ue ci impone un cambiamento di rotta anche sul mercato del lavoro e sugli ammortizzatori sociali”. Il premier apre anche a un cambiamento del sistema televisivo con una riforma della Rai: “A breve vedrà”, ha detto Monti a Fazio, facendo trapelare una necessità di intervento anche sull'emittente pubblica. La situazione italiana - dice Monti - non è così negativa. “Anzi al netto degli interessi sul debito pubblico il nostro Paese ha un avanzo primario del 5% per il 2011, una situazione che ci pone in una situazione di privilegio rispetto ad altri paesi”. Riguardo al panorama globale, “la nostra è una crisi di sistema”, ha aggiunto Monti. “Il nostro sistema bancario non è a rischio, non ci sono istituti di credito a rischio default” di fatto tranquillizzando risparmiatori e azionisti circa il dossier Unicredit e l'aumento di capitale varato lunedì. Monti ha poi parlato di Tobin Tax, la tassa sulle transazioni finanziarie, e ha ammesso le divisioni in sede Ue nell'applicazione o meno dell'imposta tra i desiderata francesi e le resistenze anglo-tedesche.
Sul capitolo evasione Monti ha ammesso di voler intervenire per regolare i rapporti transnazionali con i paradisi fiscali. Sull'operazione Cortina - con i controlli della Guardia di Finanza - Monti ha precisato: “Operazioni come quelli hanno il significato simbolico di una lotta seria all'evasione fiscale. Niente danneggia la percezione dell'Italia all'estero, quanto l'evasione fiscale. Il nostro è un Paese ricco, perché la visibilità della ricchezza è evidente, al netto dell'alto debito pubblico”. E ancora: “Serve un rispetto per la ricchezza e lotta senza quartiere all'evasione fiscale. Bisogna rispettare la ricchezza che è un valore a condizione che sia il risultato di un merito, di uno sforzo produttivo e di talento. Il profitto del monopolista e di imprese che si arricchiscono alle spalle del consumatore invece deve essere represso. Negli Stati Uniti si va in carcere, in Europa no, dobbiamo renderci conto che evadendo le tasse paga l'intera collettività”.
“Siamo in una fase di disperato bisogno di lavoro per i precari e i giovani. Per questo non possiamo pensare soltanto alle enunciazioni di principio, ma interrogarci su come favorire l'ingresso nel mercato del lavoro delle nuove generazioni”, ha spiegato il premier interrogato sull'art. 18 dello Statuto dei Lavoratori.
 
LAVORO, LA FORNERO INCONTRA LE PARTI SOCIALI - In agenda l’incontro con i numeri uno di Cisl e Uil, poi toccherà a Ugl e Confindustria per discutere di ammortizzatori sociali e contratti precari. Ma soprattutto dell’articolo 18. Angeletti: “Scriviamo norme non interpretabili”- Finite le feste di Natale, il confronto tra governo e parti sociali sul lavoro e sull’articolo 18 entra nel vivo. Il ministro Elsa Fornero, come ha già fatto con il leader della Cgil Susanna Camusso, incontra domani i numeri uno di Cisl e Uil, Raffaele Bonanni e Luigi Angeletti. Poi, martedì e mercoledì, sarà il turno di Ugl e Confindustria. Questa prima fase, quella degli incontri bilaterali tanto contestati proprio dalla Cgil, servirà al ministro per raccogliere le posizioni dei suoi interlocutori e poi poter fare la sintesi, integrando dove possibile la proposta che ha in mente da settimane.  Ci sono gli ammortizzatori sociali da riformare, per renderli adatti a proteggere tutti i lavoratori e non solo ‘i garantiti’. Ci sono una serie di asimmetrie e di dualismi da sanare, giovani e meno, assunti a tempo indeterminato e precari. E la conseguenza è che va ridotto sensibilmente il numero dei contratti, 46 secondo il censimento effettuato dalla Cgil. La base del lavoro è il contratto unico, o meglio come preferisce chiamarlo il ministro il ‘contratto prevalente’. È una proposta già formalizzata. L’origine è quella della versione Ichino, ma l’evoluzione, quella che finirebbe sul tavolo del confronto, è una proposta più vicina alla versione Boeri-Garibaldi e la sua evoluzione legislativa, il disegno di legge Nerozzi (Pd). Il ‘contratto prevalente’ sarebbe a tempo indeterminato e prevederebbe un periodo di ingresso di tre anni in cui il lavoratore, nel caso in cui venisse licenziato, riceverebbe un’indennità economica di compensazione, proporzionale al periodo lavorato.L’obiettivo, quello di mettere insieme flessibilità e sicurezza, ovvero maglie più larghe in uscita a fronte di adeguate tutele per i lavoratori, è alla portata, vista la disponibilità di massima a discutere di nuove regole che è già arrivata sia dai sindacati che dalle organizzazioni datoriali. Questo, purché si riesca a tenere fuori dal confronto le polemiche sull’articolo 18, pronte a riesplodere in qualsiasi momento se la riforma dovesse in qualche modo avallare la tentazione, radicata nell’ala più radicale del fronte industriale, di spingere sulla strada dei ‘licenziamenti facili’

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di Davide Gambardella
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