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Il premier a Seul incontra i leader internazionali

Monti: "Non tiro a campare come Andreotti"

Partiti in allarme: oggi vertice Alfano-Bersani-Casini

Monti: 'Non tiro a campare come Andreotti'
27/03/2012, 15:03

SEUL  - Mario Monti non è Andreotti, il governo non è qui per "tirare a campare", ma per fare delle buone riforme, a cominciare da quella del lavoro. E se ciò non fosse possibile non cercherebbe di "durare" fino al 2013. Il premier, a Seul per il vertice sulla sicurezza nucleare,  rivela senza troppi giri di parole la sua insofferenza per il clima politico, che si è infuocato dopo il varo della riforma del lavoro.  Il suo proverbiale tono pacato non nasconde un avvertimento in piena regola: "Un illustrissimo uomo politico - afferma riferendosi ad Andreotti - diceva che è meglio tirare a campare che tirare le cuoia. Per noi questo non vale, il nostro obiettivo è molto più ambizioso della durata fino al limite invalicabile del 2013, è fare un buon lavoro".

LO STRAPPO -  "Mi chiedete quale sia il mio rating di stabilità dopo che perfino Casini ha parlato di rischio-crisi? Volete sapere se sono indebolito? Rifiuto il concetto stesso di crisi. Qui mi è stato chiesto di svolgere un’azione nell’interesse del Paese. Dunque...". Il premier è irritato dalle proteste dei partiti, non solo il Pd ma anche i centristi  e il Pdl che cerca di tirare Monti dalla sua.

IL PD E L'ARTICOLO 18 - Molti concordano sulla necessità di modificare il ddl che cambia l’articolo 18,  compresa l’ala liberal di Letta, Franceschini, Boccia, Fioroni, Treu e Ichino. Su come, dove e con chi trattare per arrivare ad un diverso testo, è stato molto chiaro il capogruppo del Pd alla Camera. Per Franceschini le modifiche al testo della Fornero si trattano con Alfano e Casini. Ovvero con gli altri due leader della maggioranza e non con quelli ritratti nella foto di Vasto o con spezzoni di sindacato.

INCONTRI INTERNAZIONALI DEL PREMIER - "L'Italia ha un ruolo molto importante". Così  Barack Obama incoraggia il premier ad andare avanti. Il capo della Casa Bianca si è intrattenuto  con il presidente del consiglio che, stando a fonti citate dalle agenzie di stampa, avrebbe fatto al leader statunitense "il punto della situazione" sull'economia italiana ed europea. A margine del vertice Monti ha incontrato anche altri leader internazionali e a pochi giorni dalla visita a Pechino il premier italiano incassa anche l'endorsement del presidente cinese Hu Jintao, che a Seul ha promesso di impegnarsi in prima persona per incoraggiare le grandi aziende del suo Paese a guardare con fiducia all'Italia: "Suggerirò a tutte le autorità e alla business community cinesi - ha detto - di investire in Italia". Ma Monti ha anche incontrato il capo dell'esecutivo spagnolo Mariano Rajoy, con cui ha chiarito l'equivoco nato da alcune parole pronunciate a Cernobbio, quando aveva espresso preoccupazione per la crisi spagnola e per un possibile "contagio" ad altre nazioni. Una frase che aveva suscitato malumorii a Madrid e di cui Monti, parlando direttamente a Rajoy, ha manifestato il suo dispiacere spiegando che il suo discorso era stato frainteso. Monti ha incontrato anche il ministro indiano Manmohan Singh che lo ha tranquillizzato sul proprio impegno per una soluzione amichevole della vicenda dei marò e per la liberazione di Bosusco, rapito dai maoisti indiani.

CLIMA TESO: VERTICE TRA ALFANO, CASINI E BERSANI
Sulla riforma del mercato del lavoro è tensione tra i partiti di maggioranza, che vedono allargarsi le distanze tra le rispettive posizioni. Nel pomeriggio è previsto un vertice tra Alfano, Casini e Bersani. Sul tavolo il tema della riforma del lavoro, accanto alla questione delle riforme istituzionali e della legge elettorale. Il Pdl gioca il ruolo dell’oltranzista, manifestando aperto malcontento per il veicolo normativo scelto dal governo, ma anche per i contenuti: il partito di via dell’Umiltà avrebbe preferito, infatti, un testo molto più “coraggioso” sul piano della flessibilità in uscita, ma soprattutto sperava in un decreto legge o una legge delega che consentisse di approvare il provvedimento in tempi molto più stretti rispetto a quelli pronosticati anche dal presidente del Senato Renato Schifani. Passando ai democratici, le posizioni sembrano essere meno critiche rispetto al governo di quanto non lo fossero prima del varo del ddl in Consiglio dei ministri. Il provvedimento viene giudicato sostanzialmente positivo, pur con due “riserve”riguardanti articolo 18 e precari. Il capogruppo democratico alla Camera, Dario Franceschini, assicura comunque che, qualora il ddl dovesse arrivare alla Camera, il Pd si impegna a farlo approvare entro 30 giorni.

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di Gaia Bozza e Antonio Formisano
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