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Dopo l'incontro con Alfano: "Bene la collaborazione del Pdl"

Monti prepara misure taglia debito, a settembre il piano

Da abbattaere una montagna da duemila miliardi di euro

Monti prepara misure taglia debito, a settembre il piano
08/08/2012, 20:41

ROMA - L'appuntamento più difficile è già fissato, a settembre. E’ quello che il premier Mario Monti ha in agenda con il debito pubblico, una montagna da quasi duemila miliardi che va aggredita con un piano credibile, per iniziare ad abbattere il rapporto con il pil. Un indicatore che, stando alle ultime stime del Def, è destinato a salire ancora quest'anno, al 123,4%, per poi iniziare una lenta discesa, al 121,5% nel 2013 e al 118,2% nel 2014. Numeri che il Paese, in piena crisi del debito dell'area Euro, non può più permettersi. Per questo, insieme ad un nuovo provvedimento di spending review, Monti e il ministro dell'economia Vittorio Grilli preparano un intervento che possa coniugare valorizzazione e dismissione del patrimonio pubblico, in una composizione tale da scongiurare il rischio svendita e innescare un processo che ha l'ambizione di essere strutturale. Sul tavolo ci sono anche i contributi avanzati finora dai partiti e dagli economisti, che saranno presi in considerazione. Dal piano Alfano, uno shock da 400 mld, a quello Amato-Bassanini, che punta a 178 mld in cinque anni. Monti, già al termine dell'incontro del pomeriggio con il segretario del Pdl, vuole evidenziare il contributo del partito con una nota ufficiale: il premier e il ministro dell'Economia “hanno espresso il loro apprezzamento per la volontà del Pdl di collaborare con il governo per esaminare metodi e tempi del programma di dismissioni pubbliche, e si è convenuto di proseguire questo approfondimento comune”.

Lo stesso Alfano promette che “a fine agosto il Pdl rilancerà la proposta sul debito con un ulteriore studio”. Il piano illustrato dal segretario del Pdl prevede la creazione di un fondo cui lo Stato ceda i beni pubblici. Per la sua conformazione e la qualità beni contenuti, nei piani di Alfano, il fondo non potrà che avere un'affidabilità altissima rispetto ai mercati, che si tradurrà in un rating alto e quindi nella possibilità di emettere obbligazioni in grado di finanziare l'abbattimento del debito, per un valore complessivo di circa 20-25 punti di Pil, ovvero 400 miliardi. La riduzione del debito pubblico è stato anche uno dei temi al centro del confronto fra Monti e Casini. "Abbiamo parlato dei prossimi impegni del governo" alla ripresa dei lavori. E il primo di questi impegni, insieme alla fase 2 della spending review, sarà un “piano per l'abbattimento del debito”, spiega il leader dell'Udc. Che parla di “un piano concreto”, che va impostato su “cifre realistiche, non da libro dei sogni”. E a chi chiede se si riferisca al piano Alfano, replica: “dico solo che leggo di misure irrealistiche”. Mentre la proposta Amato-Bassanini, riconosce, è “interessante”. Si tratta di un intervento articolato, firmato da 11 esperti della Fondazione Astrid, tra i quali proprio Giuliano Amato e Franco Bassanini. Un intervento in sei mosse, che entro il 2017 dovrebbe dare un gettito ipotizzato in 178 miliardi in 5 anni. Dunque, molto più contenuto rispetto al piano Alfano.

Tra le misure previste dal piano Amato-Bassanini, anche la cessione di immobili per circa 72 miliardi. Trenta miliardi potrebbero venire poi dalla capitalizzazione delle concessioni (le sole lotterie danno 1,6 miliardi l'anno); 40 miliardi valgono le partecipazioni (Eni, Enel, Finmeccanica, St Microelectronics ed ex municipalizzate quotate); 15 miliardi potrebbero venire imponendo agli enti previdenziali degli ordini professionali di aumentare la quota dei loro investimenti in titoli di Stato di lungo periodo, oggi ferma al 10% del portafoglio (considerando i maneggi sugli immobili, ne avrebbero giovamento i pensionati futuri). Ancora, 16-17 miliardi potrebbe essere il flusso nel quinquennio proveniente dalla tassazione dei capitali clandestinamente costituiti da italiani in Svizzera, previo accordo con il governo di Berna; 5 miliardi potrebbero venire da incentivi e disincentivi fiscali volti all'allungamento delle scadenze e alla riduzione del costo medio del debito pubblico. Contributi, a cui se ne aggiungono altri autorevoli come quello firmato da Savona e Rinaldi o la patrimoniale ordinaria del Pd, che il governo sta prendendo in considerazione. E’ in corso, per dirla con le parole del leader dell'Udc, Pier Ferdinando Casini, una sorta di inventario delle proposte. Ma il governo, ovviamente, ha una strategia propria. A Palazzo Chigi e a via XX Settembre, fanno presente fonti di governo, i tecnici sono già al lavoro da tempo e “le idee sono chiare, sia per quanto riguarda gli strumenti sia per la tempistica dei provvedimenti da mettere in campo”.

Come ormai sta diventando prassi consolidata nell'azione di governo, in sostanza, alla fase della consultazione, seguirà quella della sintesi, della decisione politica. Anche perché l'azione del governo deve tenere conto di diversi parametri che inducono alla cautela. Come dimostrano le stime e le priorità già indicate da Grilli. Non ci sono più gli asset vendibili dello Stato e degli enti pubblici, come vent'anni fa, ha chiarito il ministro dell'economia, descrivendo un patrimonio immobiliare di difficile valorizzazione. Per questo, secondo il ministro, la strada praticabile è quella di garantire, con un programma pluriennale, vendite di beni pubblici per 15-20 miliardi l'anno, pari all'1 per cento del Pil. Per ora c’è la base già prevista dal dl dismissioni, poi confluito nel dl spending review appena approvato in via definitiva. Il decreto legge prevede il diritto di opzione per l'acquisto da parte di Cassa depositi e prestiti delle partecipazioni azionarie detenute dallo Stato in Fintecna, Sace e in Simest. L'importo complessivo della vendita che presumibilmente si aggirerà intorno ai 10 miliardi, sarà utilizzato proprio a riduzione del debito. Lo stesso provvedimento prevede anche la costituzione di un fondo immobiliare al quale verranno conferiti tutti gli immobili pubblici, sia dello Stato (comprese le caserme), sia degli enti territoriali (compresi quelli dei Comuni). Gli immobili, anche con l'ausilio di Cdp, verranno valorizzati e venduti. Gli enti proprietari degli immobili avranno quote di partecipazione al fondo e risorse liquide da utilizzare a riduzione del proprio debito. 

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di Valerio Esca
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