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Napoli. Incontro col vice ministro afgano


Napoli. Incontro col vice ministro afgano
22/09/2011, 10:09

Il futuro dell’Afghanistan lo scriveranno le donne. Ma senza l’aiuto della comunità occidentale questo futuro rimarrà solo una possibilità. È l’idea forte del ragionamento di Seema Ghani, vice ministro al lavoro del governo afgano, che ha parlato su invito della vice presidente del Consiglio comunale Elena Coccia, nella Sala Nugnes del Palazzo di via Verdi.

In un Paese lacerato da decenni di guerra e in cui la tradizione gioca un ruolo così forte da prevalere su qualsiasi legge scritta, solo portando a termine il lento processo di costruzione di una società sicura, non corrotta, democratica e rispettosa dei diritti umani si giungerà ad una vera parità tra uomini e donne. Sono lo sviluppo economico e l’indipendenza femminile, da qualsiasi forma di schiavitù, le prime attività da attuare in una società che non permette alle donne nemmeno la tutela dei propri diritti fondamentali.

Nella testimonianza di Susanna Fioretti, cooperante in Afghanistan per la Croce Rossa Italiana e autrice del testo “Involontaria”, leggiamo i lenti progressi che le donne afghane stanno compiendo, grazie anche alla cooperazione internazionale, che ne favorisce l’ingresso nel mondo del lavoro e la conquista di un, seppur limitato, potere economico. È in questo modo che la loro posizione all’interno della famiglia e della società, fortemente patriarcale, va emancipandosi. Bisogna però ricordare- ha aggiunto il ministro Seema Ghani- che un femminismo occidentale calato dall’alto non è applicabile all’Afghanistan, che necessita invece di un modello autonomo di sviluppo socio-culturale che tenga conto delle caratteristiche specifiche del Paese.

Una rivoluzione come quelle che hanno scosso negli ultimi mesi il Medioriente è difficilmente immaginabile al giorno d’oggi in una nazione come l’Afghanistan che ha ancora tanta strada da fare, a partire dalla limitazione delle armi e del commercio di oppio che rappresentano i due principali ostacoli al cambiamento.

L’Afghanistan è una nazione ancora tutta da costruire e se la comunità internazionale lo abbandonasse oggi al proprio destino avrebbe perso una scommessa che a giudicare dai progressi fatti finora si può ancora vincere.

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di Redazione
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