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L'orgoglio di essere italiano

Napoli. Intervista al Senatore Raffaele Lauro


Napoli. Intervista al Senatore Raffaele Lauro
20/04/2011, 18:04

Nell’ambito del 150° anniversario dell’Unità d’Italia, si è svolto l’incontro-dibattito sul tema “Celebrare o festeggiare i 150 anni dell’Italia unita”, sabato 16 aprile nella Villa Murat, la dimora su Capri, nel centro storico dell’Annunziata di Massa Lubrense. Sono intervenuti: Liliana De Curtis, Lorenzo Del Boca, giornalista e scrittore, l’assessore Donato Iaccarino, Raffaele Esposito, proprietario della villa e il senatore Raffaele Lauro. Ha moderato l’interessante dibattito il giornalista Angelo Ciaravolo.
Ho intervistato il senatore Raffaele Lauro in merito a diversi temi politici e sociali.
Quali sono i compiti degli imprenditori, dei politici e degli intellettuali nell’odierna società? Certe scelte creano unità o divisione nel Paese?
“Posso dire non quelli che sono, ma quelli che dovrebbero essere. Politici, intellettuali ed imprenditori dovrebbero contribuire alla crescita civile ed economica del nostro Paese per competere sul mercato globale e a quella del Mezzogiorno per superare il divario tra il Nord e il Sud”.
La storia d’Italia è stata fatta anche strumentalizzando le donne. Oltre alla contessina di Castiglione, quale donna è stata usata in quell’epoca. Oggi accade lo stesso?
“Anche nel Risorgimento vi sono state donne protagoniste, ma è prevalso, anche presso gli storici, un pregiudizio maschilista, che ne ha offuscato il ruolo, l'impegno ed anche i sacrifici”.
Chi si è avvantaggiato dell’Unità d’Italia?
“Il popolo italiano, che, senza l'unità nazionale, sarebbe stato colonizzato e, quindi, senza una dignità di popolo”.
I professori universitari raccontano la vera storia dell’Unità d’Italia?
“La ricerca storica non è qualcosa di statico, ma può essere arricchita attraverso la scoperta e l'approfondimento di nuovi documenti. Sicuramente la storiografia dell'Unità d'Italia ha avuto una influenza piemontese, ma oggi è possibile pervenire ad una più equilibrata verità storica, sul nostro Risorgimento, senza per questo rinnegarlo”.
Terroni e polentoni hanno delle analogie, dei valori comuni?
“Entrambi sono frutto di pregiudizio”.
Qual è la carta d’identità degli italiani di oggi? Chi è oggi l’italiano medio?
“L'italiano medio è un cittadino che non vuole rinunciare alla democrazia, conquistata con tanti sacrifici, che aspira al progresso economico del proprio Paese e della propria famiglia. L'identità dell'italiano medio è l'amore per la famiglia, per le tradizioni e per la democrazia”.
Il Sud va recuperato in chiave economica e civile. Può analizzare questa considerazione?
“Il Mezzogiorno deve essere recuperato non solo con uno sviluppo sostenibile e solidale, ma con un'economia sana, in grado di eliminare la mala pianta dell'economia criminale. Non c'è vero sviluppo senza libertà di impresa e la criminalità organizzata rappresenta il primo nemico da battere”.
Come si può arginare la malavita organizzata, un vero cancro per il Paese?
“La lotta alla criminalità organizzata deve fondarsi sulla trasparenza delle istituzioni, sulla libertà di impresa e sulla lotta senza quartiere al sistema criminale”.
I giovani oggi hanno perso gli ideali, i valori? Per quale motivo?
“Le giovani generazioni sono minacciate da nemici potentissimi: l'alcool, la droga, il gioco d'azzardo e l'utilizzo sconsiderato dei social network. Ma i valori dei giovani possono essere consolidati con l'esempio di una classe dirigente moderna, trasparente ed efficace”.
Chi sono i colpevoli del consumismo?
“L'avere puntato soltanto sul mito dell'avere, della ricchezza, dei consumi all'infinito ha fatto degenerare anche l'etica del capitalismo, che è andato in crisi definitivamente con il processo di globalizzazione. Bisogna tornare al convincimento che non basta avere, ma bisogna essere, solo così i consumi saranno uno strumento di benessere, senza diventare status symbol”.
Educare i ragazzi alla fede fa sbocciare la coscienza. Oggi essa si fa sentire ancora nell’animo umano?
“La fede è un dono, chi la possiede e la pratica ha una marcia in più. I giovani avvertono, oggi più di ieri, il bisogno di una fede religiosa e, quindi, essa va radicata attraverso l'esempio”.
Criminalità, usura, gioco d’azzardo stanno rovinando le nuove generazioni. Chi ci guadagna a creare giovani facilmente strumentalizzati e poco dediti al sacrificio?
“Ci guadagna chi persegue il lucro, certamente, la criminalità organizzata che persegue obiettivi di arricchimento, con l'esercizio della violenza fisica”.
Lei si batte in Parlamento contro il gioco d’azzardo. Chi l’appoggia e chi la ostacola?
“Finora è stata una battaglia solitaria, ma vedo crescere il consenso intorno alle mie iniziative contro il gioco d'azzardo. È una battaglia lunga e difficile, contro nemici forti e contro interessi finanziari enormi. La mia prossima proposta è una commissione parlamentare d'inchiesta, che documenti a quale situazione critica è arrivato il nostro Paese, attraverso l'espansione irrazionale del gioco d'azzardo”.
Si parla tanto di meritocrazia. Poi, in concreto, va avanti il suo contrario?
“L'optimum sarebbe una società in cui le persone non devono percorrere scorciatoie per ottenere la tutela dei loro diritti e per conseguire le proprie aspirazioni. Purtroppo, a fronte dei bisogni, le possibilità sono scarse, per cui, chi esercita il potere, lo può strumentalizzare ai fini del clientelismo, del clanismo e del familismo. Queste antiche tare travolgono il principio del merito. Ma anche su questo fronte non bisogna arrendersi”.
Come definire l’attuale classe dirigente? Ignorante, indifferente, o altro?
“Ho elaborato la dottrina del 33%. Per me, la classe dirigente è per un terzo ignorante, per un terzo indifferente e per un terzo collusa o corrotta”.
Per quali motivi si sente orgoglioso di essere italiano?
“Quando penso a mio nonno Luigi combattente sul Carso e, poi, prigioniero in un campo di concentramento austriaco, dove muore in solitudine, lasciando vedova la moglie Maddalena, a 33 anni, con tre figli piccoli, la quale si industria a fare la sarta per sopravvivere dignitosamente, non posso che sentirmi orgoglioso di essere italiano”.
Qual è la politica estera che segue l’Italia?
“La politica estera italiana, dal secondo dopoguerra ad oggi, è stata sostanzialmente la stessa, filoatlantica e filoeuropea. Nonostante qualche sbandamento recente, dovrà continuare ad essere filoccidentale e filoeuropea, altrimenti precipitiamo in Africa”.
Come considera l’Italia la stampa estera?
“Anche la stampa estera commette l'errore di semplificare sulla politica italiana e preferisce spesso riecheggiare le posizioni dei giornali antigovernativi, piuttosto che approfondire gli attuali equilibri politici, per cui i lettori stranieri non riusciranno mai a ben comprendere il mistero italiano”.
Si può parlare di Europa unita?
“Purtroppo non ancora. Anche il recente "Patto per l'Euro" non determina quel passo avanti necessario per avere istituzioni politiche unitarie, una politica estera comune ed una politica della difesa comune. Gli Stati membri rischiano, con i loro egoismi, di distruggere il sogno dell'unità politica del nostro continente e, così, anche l'unione monetaria”.
Qual è il futuro del Mezzogiorno?
“Dipenderà dalle sue classi dirigenti, ad oggi sono scettico”.
Scuola, famiglia, chiesa, mass-media: quali sono i loro compiti e quali le difficoltà che incontrano? Perché hanno perso il peso e il riferimento costante nella formazione dei giovani?
“La scuola è obsoleta, la famiglia è sotto pressione, la chiesa è in crisi di identità, i mass media sono strumentalizzati dal potere economico. Oggi i giovani preferiscono Internet, ma senza avere una formazione adeguata all'uso del web, il vecchio è in crisi e il nuovo è denso di incognite. Confido nella capacità di autodifesa delle giovani generazioni”.
Cosa pensa del Patto per Napoli, una lettera di intenti voluta da Aurelio De Laurentiis, Stefano Caldoro e Paolo Graziano?
“Non sono un fan di patti, codici, memorandum, lettere di intenti e protocolli. Mi sarei accontentato che tutti i candidati a sindaco di Napoli, come da mia proposta, fossero venuti in commissione antimafia e si fossero impegnati sul codice antimafia e sulla trasparenza degli atti amministrativi.”
 

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di Rossella Saluzzo
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