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Messaggio inviato al governo

Napolitano: "Il milleproroghe è incostituzionale"


Napolitano: 'Il milleproroghe è incostituzionale'
22/02/2011, 17:02

ROMA - Come previsto, la maggioranza ha effettuato l'ennesima forzatura sulla legge di conversione del cosiddetto decreto Milleproroghe: il vicecapogruppo del Pdl SImone Baldelli ha chiesto di chiudere la discussione generale "perchè ci sono ancora 250 interventi dell'opposizione". Immediatamente accontentato dal vicepresidente della Camera, Maurizio Lupi. Che ha messo ai voti la proposta, che è stata approvata con 290 sì e 261 no. Quindi adesso si discuterà delle questioni di pregiudizialità costituzionale e poi il governo metterà la fiducia.
Ma sorge un ostacolo: il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha inviato una lettera al governo, nella quale solleva una serie di perplessità in ordine alla costituzionalità del procedimento usato per l'approvazione del provvedimento. Infatti ricordiamo che la legge, per l'ostruzionismo della maggioranza, non è stata esaminata, come è prescritto indirettamente dalla Costituzione, dalla Commissione Bilancio (che ne deve verificare la sostenibilità contabile) e dalla Commissione Affari Costituzionali (che deve verificare la costituzionalità della legge e degli emendamenti). Nella lettera Napolitano chiede al governo di effettuare correzioni.
E questo è un problema: il governo non ha nessuna possibilità di far approvare questo provvedimento alla Camera, poi al Senato e poi di nuovo alla Camera per una approvazione regolare. Se la maggioranza ha usato l'ostruzionismo era proprio perchè altrimenti l'opposizione aveva i numeri per bloccare o modificare la legge in Commissione. Questo escamotage è stato fatto apposta. Quindi è ovvio che il provvedimento verrà approvato così com'è.
QUindi la palla passa a Napolitano, che deve decidere se firmare una legge che lui stesso definisce incostituzionale oppure far decadere la legge, che - essendo la conversione di un decreto legge - va approvata necessariamente entro il 27 febbraio.

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di Antonio Rispoli
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