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Così il capo dello Stato sull'aggressione a Berlusconi

Napolitano: no alla violenza, rispettarsi reciprocamente


Napolitano: no alla violenza, rispettarsi reciprocamente
14/12/2009, 21:12

ROMA – L’aggressione al premier Silvio Berlusconi ha fatto male più alla politica, che al singolo rappresentante di essa. La politica italiana porta ferite più profonde di quelle del suo presidente del Consiglio, e di contro, condanna l’uso della violenza. Dopo i vari esponenti delle forze partitiche, arriva anche l’appello del presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano. “Basta con l’esasperazione pericolosa delle polemiche”, questo l'appello del capo dello Stato, dopo l'aggressione contro Silvio Berlusconi a Milano.
In un’intervista al direttore del Tg2, Mario Orfeo, Napolitano ha detto: “Ho fatto quella dichiarazione nella convinzione che ci sia un'esasperazione pericolosa della polemica politica, e bisogna. Impediamo subito e risolutamente che rinascano forme di violenza che l'Italia ha già conosciuto e pagato. Auspico, dunque, un normale e civile confronto tra le forze politiche e le istituzioni. Non ha senso che gli uni accusino gli altri per il clima che si è creato”. Un clima iperteso in queste ore, sia per quanto accaduto, sia per le parole che hanno fatto da strascico alla vicenda. Anche perché il mondo politico si rende ora conto di aver superato i limiti, e che le accuse e le liti televisive possono essere frutto di ritorsioni. Proprio come accaduto a Berlusconi, sulla cui aggressione Napolitano ha usato parole dure: “È stato colpito e ferito il presidente del Consiglio e, anche se verrà verificato che si è trattato di un gesto di uno sconsiderato, dobbiamo essere tutti egualmente allarmati. E quando dico tutti intendo tutti gli italiani che credono nella democrazia e hanno a cuore che venga garantita la pacifica convivenza civile”.
Napolitano ha poi invitato l’opposizione a non cercare “scorciatoie” in quanto quella del presidente del Consiglio è una carica della durata di cinque anni e non cadrà per mezzo di “complotti”. Parola più volte utilizzata dagli esponenti di destra dopo gli attacchi della magistratura a Silvio Berlusconi. Uno scontro acceso che per il capo dello Stato è stato arricchito da parole troppo forti tra le parti, per cui c’è ora il bisogno di “rispettarsi reciprocamente, a misurare le parole e a non alimentare tensioni, ovunque si parli, nei congressi, nelle piazze o in tv. Ciascuno faccia la sua parte e resti nei limiti del proprio ruolo fissati dalla Costituzione”.
Parole che, con inversione a U, tornano anche allo stesso premier che dal palco di Milano aveva attaccato verbalmente un gruppo di contestatori.

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di Salvatore Formisano
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