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"Era mio dovere evitare le urne"

Napolitano: "Recuperare il tempo perduto per le riforme"

"Grave leggerezza parlare di sospensione della democrazia"

Napolitano: 'Recuperare il tempo perduto per le riforme'
20/12/2011, 19:12

ROMA - Sulle riforme il Parlamento e i partiti «recuperino il tempo perduto in un sussulto conclusivo di operosità riformatrice e di fecondità». È la sollecitazione di Giorgio Napolitano che, nel corso della tradizionale cerimonia dello scambio di auguri natalizi con le alte cariche dello Stato, ribadisce come in questi anni, lungo il cammino delle riforme, non si sia giunti «alle decisioni che si attendevano e che oggi appaiono auspicabili, anche a proposito di legge elettorale». Una ripresa, dunque, del percorso di riforme che, secondo il Capo dello Stato, «non è impossibile anche grazie al clima più disteso che si intravede nei rapporti politici, messi per così dire al riparo da una esasperazione patologica del conflitto tra governo, maggioranza e opposizione. Consolidare questo clima è una delle grandi opportunità che si presentano nella fase attuale, anche per creare condizioni più serene in vista della competizione elettorale e del successivo, normale svolgimento della dialettica democratica». Sul voto anticipato evidenzia: «Il tentativo di evitare un immediato scioglimento delle Camere e il ricorso alle urne viste le ricadute dirompenti che ciò avrebbe potuto avere per il nostro Paese nel burrascoso contesto dell'Eurozona, visto l'incombere sull'Italia di un catastrofico aggravarsi della crisi finanziaria, era un mio preciso dovere istituzionale». «E la via obbligata da percorrere era quella di affidare la formazione di un nuovo governo ad una personalità rimasta sempre estranea alla mischia politica, già sperimentata in funzioni di governo esercitate correttamente, per riconoscimento bipartisan, nell'arco di 10 anni a livello europeo e dotata di indubbia autorevolezza internazionale». «Di qui - conclude il presidente della Repubblica, l'incarico al professor Mario Monti». Mentre su alcune dichiarazione sollevate nelle scorse settimane Napolitano specifica: «Solo con grave leggerezza si può parlare di sospensione della democrazia in un Paese in cui nulla è stato scalfito». 
Su Berlusconi:
Giorgio Napolitano rivendica poi la propria imparzialità nell'evoluzione del confronto politico che ha portato alle dimissioni del governo Berlusconi ed alla nascita dell'esecutivo Monti. Il Presidente della Repubblica, nel consueto incontro di fine anno per gli auguri con le alte cariche dello Stato al Quirinale, ha voluto sottolineare di non aver mai operato in questa difficile fase alcuna invasione di campo e di essersi attenuto rigorosamente al ruolo e alle funzioni che la Costituzione impone al Capo dello Stato. La maggioranza scaturita dalle elezioni del 2008, ha ricordato Napolitano, «era stata già da tempo segnata da una rottura pubblica e aveva visto via via ridursi la sua coesione e stabilità e quindi accrescersi le sue difficoltà di decisione e di iniziativa». E quanto più appariva necessaria un'ampia convergenza attorno a scelte «difficili e impegnative, tanto più risultava penalizzante - ha aggiunto Napolitano - il clima aspramente divisivo radicatosi nei rapporti politici. La sostenibilità anche internazionale di tale stato di cose era giunta a un punto limite. A me toccava solo registrare e seguire imparzialmente le reazioni delle forze in campo», fino a che, «con senso di responsabilità» Berlusconi non ha preso atto di una situazione «così critica» e ha rassegnato le dimissioni.  «La sostenibilità, anche internazionale era al limite. A me toccava seguire imparzialmente le reazioni delle forze in campo.
Sulla crisi:
La strada per uscire dalla crisi «è lunga e in salita. Possiamo farcela solo attraverso un grande sforzo collettivo, una grande mobilitazione morale, civile, sociale». «Ho fiducia che ci stia aiutando in tal senso e ci aiuterà l'esperienza della partecipazione straordinariamente diffusa e significativa alle celebrazioni dei 150 anni dell'unità d'Italia. Il Paese ne è uscito più sicuro della sua identità, riconciliato con la propria storia ben più di quanto potesse prevedersi». Nel chiedere agli italiani sacrifici per fronteggiare la crisi «non ci si piega ad alcun diktat esterno, né ad alcun precetto di ortodossia monetarista, e non si dimentica l'imperativo della crescita». Per il Capo dello Stato «non si può più esitare sulla via del risanamento e della stabilizzazione della finanza pubblica, perseguendo innanzitutto il pareggio di bilancio»  «Sono convinto che tra i cittadini di ogni ceto sociale e di ogni opinione politica siano maturate una seria consapevolezza delle difficoltà cui far fronte ed insieme della nostra capacità di superarle, come le precedenti generazioni di fronte ad altre prove non meno dure», attribuendo questa consapevolezza anche alla partecipazione alle celebrazioni del centocinquantesimo dell'Unità d'Italia.

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di Valerio Esca
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