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Il Presidente scrive alla vedova del leader socialista

Napolitano ricorda Craxi a dieci anni dalla morte


Napolitano ricorda Craxi a dieci anni dalla morte
18/01/2010, 20:01

Dieci anni fa moriva Bettino Craxi, il simbolo controverso della politica italiana degli anni 80. Uscito di scena grazie ai processi di Tangentopoli, il leader del PSI morì ad Hammamet in Tunisia, dove si era rifugiato in seguito agli avvisi di garanzie che la Procura della Repubblica di Milano gli spedì nell’ambito delle inchieste portate avanti dal pool di “Mani pulite”. Craxi e i suoi familiari dissero che lui morì in esilio. Secondo Antonio Di Pietro e i giudici di Milano morì da latitante. A dieci anni dalla morte però è anche il momento di fare un bilancio sul personaggio storico che ha contribuito nel bene e nel male a segnare un epoca della politica nostrana.
A parlare del leader socialista è addirittura il Presidente della Repubblica Giorgio Napoletano, inviando una lettera alla vedova di Craxi la signora Anna.
In quattro cartelle il Capo dello Stato ricorda l’attività politica di Craxi invitando a un giudizio «sereno» per quanto «non acritico» dall’esponente socialista, mette in guardia da «rimozioni e distorsioni» che lo Stato non si può permettere, osserva che Craxi pagò «con una durezza senza eguali» le responsabilità che gli furono attribuite per i fenomeni degenerativi del sistema politico. Quello stesso sistema «che è ancora in attesa di riforme che soddisfino le esigenze» esemplificate nella vicenda di Craxi.
Comunque, osserva Napolitano, Craxi pur tra «luci ed ombre» ha lasciato «un’impronta incancellabile» nella storia italiana. Questo il testo della lettera ad Anna Craxi: «Cara signora, ricorre domani il decimo anniversario della morte di Bettino Craxi, e io desidero innanzitutto esprimere a lei, ai suoi figli, ai suoi famigliari, la mia vicinanza personale in un momento che è per voi di particolare tristezza, nel ricordo di vicende conclusesi tragicamente.
«Non dimentico il rapporto che fin dagli anni `70 ebbi con lui per il ruolo che allora svolgevo nella vita politica e parlamentare. Si trattò di un rapporto franco e leale, nel dissenso e nel consenso che segnavano le nostre discussioni e le nostre relazioni anche sul piano istituzionale. E non dimentico quel che Bettino Craxi, giunto alla guida del Partito Socialista Italiano, rappresentò come protagonista del confronto nella sinistra italiana ed europea. Ma non è su ciò che oggi posso e intendo tornare. Per la funzione che esercito al vertice dello Stato - prosegue la lettera -, mi pongo, cara signora, dal solo punto di vista dell’interesse delle istituzioni repubblicane, che suggerisce di cogliere anche l’occasione di una ricorrenza carica - oltre che di dolorose memorie personali - di diversi e controversi significati storici, per favorire una più serena e condivisa considerazione del difficile cammino della democrazia italiana nel primo cinquantennio repubblicano». ”Voglio esprimere la mia vicinanza personale in un momento che è per voi di particolare tristezza, nel ricordo di vicende conclusesi tragicamente».

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di Mario Aurilia
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