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Lui: “Non mi dimetterò e non sarà il capro espiatorio”

Nel Pdl tutti uniti contro il ministro Tremonti

È gelo tra il premier e il titolare di via XX Settembre

Nel Pdl tutti uniti contro il ministro Tremonti
24/09/2011, 10:09

ROMA – Tutti uniti contro Giulio Tremonti. L’assenza del ministro dall’aula di Montecitorio, quando questa è stata chiamata ad esprimersi sull’arresto di Marco Milanese, non è stata affatto gradita tra i banchi della maggioranza. C’è chi parla di “assenza vergognosa”, chi invece addirittura chiede che lo stesso ministro compia il nobile gesto delle dimissioni e, benché si cerchi di celare il tutto, sta di fatto che tra il premier e il titolare del dicastero dell’Economia regna in queste ore il gelo. In altre parole, dinanzi ad un governo che si salva per pochi voti e dinanzi alla cronaca che parla di una maggioranza divisa, il premier, con i suoi fedelissimi, passa all’attacco del ministro Tremonti.
Si moltiplicano, infatti, le indiscrezioni su un presunto braccio di ferro, che pare potrebbe sfociare nelle dimissioni del ministro. Ma è lo stesso Tremonti a tagliare corto: va avanti, non intende minimamente fare un passo indietro. Da via XX settembre si ribadisce che il ministro dell’Economia, nonostante gli attacchi subiti, non è certamente intenzionato a dimettersi. Tornerà da Washington domenica 25 settembre per riprendere in mano il dossier sulla crescita. A due giorni esatti dalle critiche del Pdl per la mancata presenza al voto sulla richiesta d’arresto riguardante Marco Milanese, suo ex braccio destro, il ministro dell’Economia non intende, però, - spiegano fonti parlamentari della maggioranza - neanche fare da capro espiatorio. Il ministro Tremonti, dunque, non si scompone e non sembra particolarmente colpito dai velenosi attacchi che gli arrivano dal premier e dal Pdl. Sa, insomma, che la sua uscita provocherebbe una crisi di governo dagli esiti decisamente incerti tanto per il presidente del Consiglio, quanto per l’intera maggioranza. Ipotesi questa che non piace al Cavaliere e ai suoi fidati, a maggior ragione dal momento che si prospetterebbe l’ipotesi di un voto anticipato.

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di Antonio Formisano
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