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Il membro de "La Destra" in esclusiva per Julienews

Nicolò Cuscunà:"E' De Mita che decide in Campania"


Nicolò Cuscunà:'E' De Mita che decide in Campania'
09/02/2010, 17:02

CASERTA - L’on. Nicolò Cuscunà ha lasciato scegliere a me un luogo dove incontrarci per l’intervista che gli avevo richiesto. L’orario invece l'ha deciso lui ed è arrivato puntualissimo. Prima di ieri lo avevo visto solo sui manifesti elettorali di qualche anno fa, ma comunque l’ho riconosciuto praticamente subito: un omone dall’aspetto rincuorante e dal passo deciso e tondeggiante che è agevolmente uscito dall’auto e mi ha stretto con forza la mano. Stavamo per entrare nel bar quando lui mi ha precisato: “Si ma io ho bisogno di sedie senza manici”.
L’ho guardato divertito e lui ha ribadito sorridendo: “No sul serio; sai devo tener conto di alcune ‘barriere architettoniche’”. Troviamo un tavolino un po’ decentrato dove ci sono quattro sedie in alluminio senza poggiamani e ci accomodiamo. Cuscunà nel bar conosce un po’ tutti; anche un paio di vigili urbani che entrano poco dopo che ci siamo seduti. Ordina ed offre da bere e poi si dedica completamente a me (alla fine parleremo per quasi due ore). Il mio intervistato è un politico di grande esperienza : eletto per la prima volta al consiglio comunale di Caserta a 22 anni con 1175 voti; prima militante nel Fronte della gioventù, poi di Msi e poi, dopo gli stravolgimenti politici straconosciuti, in Alleanza Nazionale. E’ stato inoltre anche membro della X commissione parlamentare per le attività produttive; presentando 140 atti di sindacato ispettivo tra interpellanze, interrogazioni e risoluzioni in commissione. Inizia dicendomi che, dopo che fu eletto al Comune nel 1975, ci mise quasi un anno per trovare il coraggio d’affrontare il suo primo discorso pubblico.
Quando ero giovane io c’erano politici del Pci che avevano due occhi così: valutavano le pause che facevi, i verbi che usavi, gli aggettivi e addirittura le citazioni in latino e greco”. Il discorso si sposta poi ai giorni nostri e al partito di cui ora fa parte: La Destra di Storace.
Prima di tutto è opportuno precisare che la nostra formazione politica è distinta e distante dal Pdl e che, se accordo ci sarà, sarà per osservare le ragioni del voto utile”. Sto per chiedergli da cosa dipende quel “se” ma lui mi anticipa: “Ovvio che, qualora il Pdl proponesse uomini e condizioni che non ci convincono, a costo di creare una lista separata a mio nome ed andare da solo, il patto non ci sarà”.
A proposito di uomini, condizioni ed incarichi gli chiedo cosa ne pensa del trambusto che si sta scatenando riguardo il governo della Provincia; con la lotta serrata tra il Pdl e Domenico Zinzi (candidato per l’Udc) dalla quale sembra dipendere anche l’alleanza tra i due partiti a livello regionale.
“Riguardo Mimì Zinzi ti dico da ora che firmerei all’istante qualsiasi accordo con lui - precisa -. Ma per tutto il resto credo che si tratti solo di un modo per alzare la posta il più possibile e di ricattarsi a vicenda…la politica è oramai quasi solo questo: ricatti su ricatti che coinvolgono per forza di cose anche i candidati più onesti”.
Cuscunà è un fiume in piena e non si ferma un attimo: “Che poi è strano vedere tutti questi eroi scannarsi per avere una poltrona che è notoriamente scomoda…la Provincia annega nei debiti e ci vorrebbe un mago per risollevare il bilancio che da anni è in rosso” (in quel momento uno dei vigili urbani presenti ci ascolta e, rivolgendosi a me, conferma: “E’ da un anno che sto attendendo un cappello nuovo”).
A quel punto la domanda sul peso e sul ruolo nell’Udc in Campania è quasi obbligatoria e la risposta non lascia delusi: “L’Udc? E’ quasi tutto in mano a De Mita e quindi non mi venissero a dire che la prima repubblica è finita. La generazione governativa attuale ha fallito ed è ancora schiava di quella precedente che, almeno, anche se disonesta, poteva e può contare su un indiscutibile spessore culturale e politico”. Quindi lei crede che il rinnovamento sia stato una farsa? “Decisamente e, anzi, per molti versi ha peggiorato la situazione…una volta gli elettori si vendevano per un posto di lavoro; oggi basta promettere un certificato d’invalidità o roba simile per avere un voto. Guarda il mercato delle vacche che hanno aperto per le elezioni provinciali; è una vergogna”.
Cosentino e Landolfi fanno parte di quella generazione che ha clamorosamente fallito?
Certo: Cosentino e Landolfi hanno incoronato imperatore il già re De Mita
E i tanto strumentalizzati giovani?
Non vorrei essere retorico - ribatte Cuscunà - ma i ragazzi di oggi sono frutto di una società omologante che rende similmente vuoti, viziati e confusi tutti; dal figlio del medico a quello dell’operaio. Ovvio che ci siano delle importanti eccezioni ma la maggior parte dei tardo adolescenti d’oggi non hanno idea di cosa vogliono fare da grandi”.
E dunque lei ha dei progetti concreti per questi giovani?
Ma perché qual è la differenza tra i giovani e la gente? Io sono un uomo del popolo che non fa differenze di categorie ed in questo stimo molto un politico di spessore come Nichi Vendola”.
Ma lei non è della Destra?
E questo cosa c’entra? Non ci sono confini ideologici o pregiudiziali per le persone che valgono. Da giovane andavo in campeggio e dormivo in tenda…quando poi dicevo di essere dell’Msi tutti mi guardavano sbigottiti perché collegavano automaticamente la vita di campo con l’essere comunista”.
Torniamo alle regionali: mi dice un uomo di destra ed un uomo di sinistra che stima?
"A livello nazionale sicuramente Gianfranco Fini per la destra…a livello regionale direi Nicolò Cuscunà (ride di gusto). Riguardo la sinistra il compito è arduo: a livello locale c’era Lorenzo Diana ma ora è passato tra i giustizialisti dell’Idv e quindi non posso più citarlo”.
In ultimo, che cos’è per lei la destra oggi?
La destra odierna è il risultato dell’atavica lotta tra il capitale e la forza lavoro
Si spieghi.
Semplice: sia il modello marxista-statalista che quello liberal-capitalista hanno fallito completamente. Io, anzi noi della destra crediamo in una nuova via di mezzo che si chiama socializzazione e che tenta di eliminare gli squilibri delle due dottrine estreme che hanno dominato nel secolo trascorso. In parole povere crediamo che sia l’imprenditore che il suo impiegato debbano comprendere una semplice cosa e, cioè, che non possono campare l’uno senza l’altro”.

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di Germano Milite
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