Politica / Parlamento

Commenta Stampa

Nicola Porro, il paradigma di quello che non va nella politica


Nicola Porro, il paradigma di quello che non va nella politica
30/03/2011, 09:03

Questa serà a Ballarò tra gli ospiti c'era il vice direttore del Giornale, Nicola Porro. Il quale - non so quanto consapevolmente - ha sintetizzato in una sola frase i problemi della politica italiana in questo momento. Nel finale della trasmissione, ha detto: "Non si potrà fare alcuna riforma della magistratura senza l'aiuto dell'opposizione, perchè non si può fare alcuna riforma se non si stabilirà che la politica ha il primato, in questo Paese, e non la magistratura".
Analizziamo la frase. Perchè c'è bisogno di affermare un primato della politica sulla magistratura? In fondo politica e magistratura viaggiano su due binari diversi. La politica pone le basi per il futuro: più il politico è in gamba e più riesce a guardare lontano e a pianificare il futuro passo dopo passo. La magistratura guarda il passato: osserva cosa è stato fatto nel passato di illegale e in base a quello agisce. Quindi, se guardano in direzioni opposte, come fanno ad essere in competizione? In realtà, quando si parla di interferenze della giustizia nella politica si dice una bestialità. Il Pm per partire ha bisogno di una cosiddetta "notitia criminis", cioè letteralmente la notizia del crimine. In altri termini, qualcuno deve informarlo che c'è un reato. E' forse colpa dei magistrati se i politici negli ultimi 40 anni si sono affezionati troppo al crimine?
Facciamo un esempio vecchio ed uno attuale. Quando vennero fatti i processi a Bettino Craxi, c'erano i testimoni - imprenditori o gli intermediari - che andavano dai Pm a dire che avevano portato i soldi a Craxi avvolti in carta da giornale oppure che glieli lasciavano sul letto che l'ex segretario del Psi aveva nel suo studio. Di fronte a queste testimonianze, tutte concordanti e minuziose nei dettagli, cosa dovevano fare i Pm? Bendarsi gli occhi e tapparsi le orecchie?
Oppure prendiamo il processo Mills. Questo processo non nasce in Italia ad opera dei Pm di Milano. Nasce in Inghilterra, quando l'avvocato inglese finisce nel mirino della Finanza inglese. A quel punto lui manda una lettera al suo commercialista in cui chiede: visto che io ho 600 mila dollari su conto estero, che ho preso in nero per aver testimoniato a favore di Mister B., come posso fare per legalizzarli ed evitare che la Finanza mi becchi? Il commercialista riceve la lettera e la passa pari pari alla Polizia inglese. Che convoca Mills, il quale dice loro che i soldi li ha ricevuti da Bernasconi (ex manager Fininvest) per conto di Berlusconi. I poliziotti inglesi verbalizzano il tutto e passano il compito ai magistrati italiani, dato che è di loro competenza. A quel punto i magistrati cosa dovevano fare? Bruciare i rapporti dall'Inghilterra?
Faccio ancora un esempio recentissimo, il caso Ruby. I magistrati intervengono quando gli arriva un rapporto della Polizia che riferisce che c'è una ragazza che riferisce che a 17 anni si prostituisce a casa di Berlusconi ed è stata mandata lì da Emilio Fede e Lele Mora. A quel punto che devono fare i magistrati? Possono scegliere se chiudere gli occhi ed ignorare quel rapporto oppure trattarlo come un normale caso di prostituzione. E quindi, si fa quello che si fa normalmente in questi casi, si mette sotto controllo il telefono dei presunti "magnaccia", indicati da Ruby: Fede, Mora e Nicole Minetti, che l'aveva teoricamente in custodia. Cioè, se si fosse trattato di un giro di prostituzione gestito da Antonio, Francesco e Giuseppe oppure da Carol, Ion e Dimitri, i magistrati avrebbero fatto la stessa cosa: avrebbero messo sotto controllo i loro telefoni e quello delle ragazze che si sospetta siano andate a fare le prostitute.
Quindi se i politici fanno il loro lavoro onestamente, i Pm non hanno nè modo nè motivo di intervenire. Negli ultimi anni abbiamo avuto dei Ministri della Giustizia pessimi, ma finora puliti. Poi arriva Mastella e si trova indagato (attualmente è stato rinviato a giudizio con la moglie dal Gip di Napoli); arriva Alfano e ci sono dichiarazioni di pentiti che riferiscono che è stato eletto con i voti della mafia, perchè il padre è andato a chiedere il favore ad un boss. E' colpa dei magistrati? I magistrati, se ci sono questi fatti, possono fare una sola cosa: indagare, verificare ed eventualmente processare. Infatti i politici che stanno facendo? Leggi per punire i politici delinquenti? No, solo leggi per bloccare l'attività della magistratura ed in particolare per mettere i Pm sotto il controllo della politica. E i politici delinquenti? Stanno bene, grazie.

Commenta Stampa
di Antonio Rispoli
Riproduzione riservata ©