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No all'accanimento terapeutico: lascino morire il governo Berlusconi


No all'accanimento terapeutico: lascino morire il governo Berlusconi
05/11/2011, 15:11

Ormai, ci sarebbe da denunciarli per accanimento terapeutico: il governo è ormai morto. Negli ultimi giorni ci sono stati numerosi elementi che lo dimostrano: le lettere (siamo alla terza, con quella uscita fuori stanotte, firmata da Sardelli e altri due) in cui si chiedono le dimissioni del premier; i molti allontanamenti dal Pdl (con Vizzini siamo a 8 in una settimana; e tra loro ci sono elementi di peso); l'assoluta staticità del Parlamento dal punto di vista legislativo. E, come ciliegina sulla torta, le liti tra Berlusconi e il suo Ministro dell'Economia Giulio Tremonti. Il che, in questo periodo di crisi economica, non è proprio il massimo.
Nelle riunioni, ormai quasi quotidiane, dei vertici del Pdl si cerca affannosamente una soluzione. Da una parte la volontà di Silvio Berlusconi di andare avanti a qualsiasi costo; dall'altra la volontà dei consiglieri del premier di far entrare l'Udc in maggioranza, per raggiungere una certa sicurezza numerica. Ma questa soluzione non interessa a Berlusconi, per diverse ragioni. Innanzitutto, per tattica elettorale: se dovesse cadere la maggioranza, lui si presenterebbe nel suo ruolo favorito, quello di vittima. "Non mi hanno fatto lavorare, ce l'hanno con me perchè sono invidiosi, agiscono contro l'Italia": quante volte abbiamo sentito frasi simili da parte del premier? Con parole di questo genere, amplificate dal controllo totale che ha sulle sette TV nazionali e su quasi tutta la stampa, più volte SIlvio Berlusconi ha cancellato dalle menti dei cittadini il ricordo della totale incapacità di governare sua e delle persone che si è scelto come ministri. D'altronde, l'Udc non ha interesse a sostenere un cadavere; molto meglio aspettare che si decomponga e banchettare con le sue carni. O, fuor di metafora, aspettare che Berlusconi lasci per età, che il Pdl esploda per poi raccogliere i pezzi - almeno in parte - e ricreare un partito di centro al 20%.
E tuttavia proprio l'Udc è artefice di uno dei tentativi per aiutare il premier a vincere le prossime elezioni, con la richiesta di un governo tecnico. Una idea che aumenterebbe oltre misura la possibilità di Berlusconi di fare la vittima. Per questo è una pessima idea fare il governo tecnico o comunque lo si voglia chiamare.
L'unica soluzione sono le elezioni; ma anche queste non sono scevre da pericoli. Il primo è: come la prenderanno i mercati? Perchè comunque dal momento delle dimissioni del premier all'installazione del nuovo governo passano almeno tre mesi. E se anticipazioni e sondaggi dessero risultati non graditi, c'è il rischio che vengano a martellare i nostri titoli di Stato, aumentando ancora i tassi di interesse. Il secondo rischio riguarda la composizione del prossimo Parlamento. Tutti gli studi sulle intenzioni di voto dimostrano che senza allearsi col Terzo Polo, nessuno vince da solo al Senato. Il punto è: quanto ce la faranno scontare i mercati il periodo delle trattative per il governo ed il conseguente tira e molla?
Per non parlare del rischio maggiore: che il Pd o la coalizione di centrosinistra facciano una serie di cappellate e consentano a Berlusconi, attualmente in calo in tutti i sondaggi, di recuperare come successe nel 2006. Il rischio a questo punto è di uno stallo totale.
Insomma, riassumendo: così non possiamo andare avanti; un governo tecnico sarebbe una iattura; le elezioni sono un terno al lotto. Qualcuno ha un miracolo in tasca e se ne vuole separare?

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di Antonio Rispoli
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