Politica / Parlamento

Commenta Stampa

Domani manifestazioni in diverse città italiane

'Noi non denunciamo day', i medici scendono in piazza


'Noi non denunciamo day', i medici scendono in piazza
16/03/2009, 21:03

I medici hanno deciso di scendere in piazza per manifestare la loro contrarietà al nuovo pacchetto sicurezza: non hanno nessuna intenzione di denunciare i clandestini. E questo, chiaramente, ha un motivo ben preciso: tutelare i cittadini dalle possibili (e più che verosimili) ripercussioni dell’obbligo di denuncia.

Le manifestazioni, previste per domani pomeriggio in diversi centri dell’Emilia Romagna, sono promosse da molte associazioni tra le quali la Sokos, l’Associazione degli specializzandi bolognesi e Federspecializzandi, il gruppo Prometeo degli studenti di Medicina, il Coordinamento migranti, gli Avvocati di strada, Piazza grande, Medici senza frontiere, Emergency, Ya Basta, Cgil e Arci. Il ‘Noi non segnaliamo day’ vedrà scendere in piazza insieme medici, studenti, immigrati e avvocati a Bologna, Reggio Emilia, Ferrara, Ravenna ed in altre città italiane come Milano, Cesena e Roma.

La norma è stata già approvata in Senato e si attende il passaggio alla Camera. “Il primo obiettivo, - spiega Chiara Bodini di Sokos, - è bloccare l’iter parlamentare”. Successivamente, nel caso la norma venga approvata, si passerà all’appello alle istituzioni locali chiedendo che si responsabilizzino verso l’applicazione della misura, facendosi “garanti del diritto alla salute e alla riservatezza delle persone”. La Bodini ha concluso sottolineando che “l’emarginazione e la clandestinità sanitaria è pericolosa per tutti, le patologie non fanno distinzioni”.

Il rischio che si corre con l’introduzione dell’obbligo di denuncia, infatti, è quello di instaurare un clima di paura nei pronto soccorso, scoraggiando i clandestini a rivolgersi ai medici per paura di incappare in guai con la giustizia. In questo modo, senza le cure necessarie, le patologie si aggraverebbero e potrebbero risentirne anche i cittadini regolari che vengono a contatto con gli immigrati.  

Commenta Stampa
di Nico Falco
Riproduzione riservata ©