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Sabbia, rifiuti e cattiva ossigenazione rischio flora/fauna

Nuove minacce per il lago Lucrino: rischio insabbiamento


Nuove minacce per il lago Lucrino: rischio insabbiamento
18/03/2010, 17:03

NAPOLI - Nuova emergenza per il lago Lucrino, già da alcuni giorni si sta assistendo ad un processo di insabbiamento delle acque. Nello specchio lacustre che si apre ai piedi del Monte Nuovo sono apparse diverse isole di sabbia, a causare il fenomeno sarebbe il cattivo funzionamento del condotto che collega il lago al mare. Il bacino è infatti diviso dal mare da una sottile striscia di terra, e vi è collegato da un canale che scorre al di sotto della provinciale Pozzuoli-Baia e della ferrovia Cumana. In seguito alle mareggiate dei giorni scorsi, si è registrato un costante e notevole trasporto di sabbia dal mare verso il lago. Si teme che specchio d'acqua si trasformi in una palude, servono, a questo punto, intereventi urgenti per liberare la foce e permettere il libero deflusso dell'acqua. Notevoli anche i danni per la fauna e la flora del piccolo lago, che si trova nel parco dei Campi Flegrei. Ad attentare poi alle sponde del lago Lucrino sono i rifiuti ingombranti, sistematicamente abbandonati tra i canneti. L'assenza di controlli mette, insomma, a rischio la sopravvivenza del lago. L'estate scorsa erano stati annunciati interventi di manutenzione per dragare i fondali e liberare la foce dal materiale che la ostruisce, ma nulla è stato fatto e le recenti mareggiate non hanno che acuito il problema.
L'antico Lago Lucrino, molto più vasto dell'attuale prima della formazione del Monte Nuovo, è di origine lagunare; fu utilizzato nel I sec. a.C. da Sergio Orata per la piscicoltura e 1'ostricoltura, da cui forse il nome (lucrum = guadagno). Con opportune opere di sbarramento verso il mare, il lago Lucrino fu inglobato nella complessa struttura del Porto Giulio. (
La situazione topografica del Lucrino ha conosciuto, dall'antichità a oggi, varie e complesse alterazioni provocate sia da fenomeni naturali (in particolare il bradisismo), sia dall'intervento dell'uomo.
In età romana il Lucrino occupava, infatti, una superficie molto più ampia dell'attuale, formando un unico complesso con l'Averno, a cui fu unito, sul finire del I sec. a.C., da un canale navigabile.
Intorno al X-XI sec. il lago scomparve completamente, sommerso dal mare, in seguito all'abbassamento del suolo, che provocò anche l'arretramento della linea di costa alla riva dell'Averno.
La situazione mutò ulteriormente quando il suolo, nei secoli successivi, cominciò nuovamente a sollevarsi, causando la riemersione di un ampio tratto di costa e una serie di fenomeni tettonici culminanti nell'eruzione che creò il Monte Nuovo.
Preceduta da scosse telluriche sempre più frequenti e intense, l'eruzione ebbe inizio, nella notte fra il 29 e il 30 settembre 1538, con un rigonfiamento del suolo nella zona di Tripergole, che poi, sprofondando, provoco l'apertura di una voragine esplosiva. In poco più di tre giorni, i materiali proiettati all'esterno, in gran parte pietre, cenere e lapilli formarono la collina craterica, cui i contemporanei diedero il nome di Monte Nuovo.
I danni più rilevanti furono circoscritti nel breve raggio di circa un chilometro.
La parte orientale dell'alveo dell'antico Lucrino allora ancora coperto dal mare, fu colmata dai materiali eruttati (l'attuale specchio lacustre, infatti, si è formato solo alla fine del XVII secolo); il lago d'Averno rimase di nuovo isolato in seguito alla scomparsa dell'antico canale artificiale che lo collegava al mare. Il villaggio di Tripergole, che sorgeva al limite orientale del Lucrino, fu completamente distrutto.
L'eruzione, inoltre, occultò definitivamente i resti delle numerose costruzioni, ville e impianti termali, che in antico avevano fatto delle sponde del Lucrino una delle zone residenziali più amene dell'area flegrea. Così scomparve ogni traccia del Cumanum di Cicerone, la villa nella quale l'oratore si era ripromesso di far rivivere l'Accademia aristotelica, ed in cui la tradizione erroneamente voleva che fosse stato più tardi sepolto l'imperatore Adriano. La stessa sorte toccò probabilmente ai ruderi delle ville del dittatore Silla e dell'erudito Varrone, così come ai bagni che avevano fin dall'antichità reso famosa Tripergole come località termale.

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di Nando Cirella
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