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Nuovo PCI: "Basta con questo governo di criminali e di traditori delle masse popolari"


Nuovo PCI: 'Basta con questo governo di criminali e di traditori delle masse popolari'
05/09/2011, 10:09

"Compagni, lavoratori, immigrati, giovani, casalinghe e pensionati delle masse popolari! Noi assieme possiamo porre fine rapidamente a tutti gli effetti più gravi della crisi economica e ambientale in corso, che altrimenti si aggrava di giorno in giorno. In collaborazione con gli altri paesi che hanno i nostri stessi problemi e prendono la nostra stessa strada, possiamo avviare l’uscita del nostro paese dal marasma politico, culturale, morale, economico e ambientale in cui la borghesia e il clero ci hanno condotto.

Ognuno di noi può contribuire. Chi vuole compiere questa impresa deve organizzarsi con altri, in ogni fabbrica e in ogni azienda, in ogni caseggiato, quartiere e paese. Le Organizzazioni Operaie e le Organizzazioni Popolari devono coordinarsi tra loro e costituire reti ad ogni livello, locale e nazionale. Le OO e le OP devono costituire un loro governo d’emergenza, il Governo di Blocco Popolare, che abbia come programma:

1. Assegnare a ogni azienda compiti produttivi (di beni o servizi) utili e adatti alla sua natura, secondo un piano nazionale (nessuna azienda deve essere chiusa).

2. Distribuire i prodotti alle famiglie e agli individui, alle aziende e ad usi collettivi secondo piani e criteri chiari, universalmente noti e democraticamente decisi.

3. Assegnare ad ogni individuo un lavoro socialmente utile e garantirgli, in cambio della sua scrupolosa esecuzione, le condizioni necessarie per una vita dignitosa e per la partecipazione alla gestione della società (nessun lavoratore deve essere licenziato, ad ogni adulto un lavoro utile e dignitoso, nessun individuo deve essere emarginato).

4. Eliminare attività e produzioni inutili o dannose per l’uomo o per l’ambiente, assegnando alle aziende altri compiti.

5. Avviare la riorganizzazione delle altre relazioni sociali in conformità alla nuova base produttiva e al nuovo sistema di distribuzione.

6. Stabilire relazioni di solidarietà, collaborazione o scambio con gli altri paesi disposti a stabilirle con noi.

La garanzia del successo del GBP non sta principalmente nelle buone intenzioni e nella rettitudine individuale dei personaggi che lo comporranno: sta principalmente nel legame dialettico tra il GBP e le OO e le OP. Il GBP deve essere composto da persone che godono della fiducia delle OO e OP e sono decise a dare forma e forza di leggi ai provvedimenti che le OO e le OP indicano caso per caso per attuare nel caso concreto quelle sei misure generali, anche se sono provvedimenti che ledono gli interessi e i privilegi della borghesia, del clero, dei ricchi e del sistema imperialista mondiale e vanno contro le loro abitudini, le loro istituzioni, le loro aspirazioni e la loro mentalità.

Le OO e le OP sono in grado di far ingoiare ai vertici della Repubblica Pontificia la costituzione di un simile governo d’emergenza come male minore, come rimedio provvisorio alla situazione. I vertici della Repubblica Pontificia sono sempre più divisi e in lotta tra loro. Hanno affidato il governo della Repubblica alla banda Berlusconi, ma ora questo governo non tiene più il paese nemmeno al livello degli altri paesi imperialisti della UE. Tuttavia non se ne vuole assolutamente andare e non se ne andrà con le buone. I vertici della Repubblica Pontificia non hanno soluzione per la crisi politica in cui hanno cacciato il nostro paese. Le OO e le OP sono la soluzione. Basta che rendano il paese ingovernabile da ogni governo emanazione dei vertici della Repubblica Pontificia. Devono mobilitare le masse popolari su vasta scala perché nella maniera più organizzata di cui sono capaci

- rifiutino in ogni campo ogni costrizione e ogni sacrificio che la Repubblica Pontifica cerca di imporre,

- disobbediscano sistematicamente a ogni imposizione delle sue Autorità (organizzare la disobbedienza civile),

- si approprino gratuitamente dei beni e dei servizi da cui una parte crescente delle masse popolari sono escluse per il blocco delle attività economiche, per la disoccupazione, per il carovita, per la speculazione, per i bassi salari, per le pensioni e gli ammortizzatori sociali di fame: vogliamo giustizia, non carità ed elemosine;

- rifiutino di pagare imposte, multe, ticket, rate di mutui e interessi, impongano alle banche di fornire il denaro necessario e facciano fronte con la solidarietà alle misure repressive che le Autorità osassero attuare contro esponenti delle masse popolari.

Messi di fronte ad una situazione del genere, i vertici della RP ingoieranno la costituzione del GBP come male minore e come misura provvisoria. Essi non sono ancora pronti a scatenare la guerra civile per reprimere l’insubordinazione delle masse popolari. Non occorreranno neanche nuove elezioni: faranno votare il GBP dal loro attuale Parlamento tutte le volte che sarà necessario. Essi conteranno di riprendere la situazione in mano sabotando l’attività del GBP. Ma una volta costituito il GBP, le OO e le OP si mobiliteranno per indicare i provvedimenti particolari e concreti da prendere, per assicurare la loro scrupolosa attuazione e per reprimere ogni tentativo di sabotare o boicottare l’attività del GBP. Così facendo esse impareranno a governare il paese e a dirigersi, si renderanno capaci di far fronte vittoriosamente alla guerra civile se gli elementi più criminali della borghesia e del clero oseranno scatenarla, apriranno la strada alla rinascita su grande scala del movimento comunista e all’instaurazione del socialismo.

Questa è la sola via per uscire dalla crisi. Non ce n’è un’altra. Oggi l’umanità ha nelle sue mani più possibilità di quante ne ha mai avute. Possiamo produrre tanti beni e servizi quanti ne occorrono perché ogni essere umano faccia una vita dignitosa, acceda al massimo delle sue capacità al patrimonio culturale e morale che l’umanità ha accumulato, partecipi alla gestione della vita politica e sociale: niente più segreti e privilegi! Possiamo conservare e migliorare l’ambiente della Terra e lanciarci in nuove conquiste.

Ma i padroni negano il futuro alle nuove generazioni. Accumulano come maniaci forsennati sempre più soldi e sempre più armi di distruzione di massa. Distruggono persino quei pochi diritti e quel poco benessere che una parte dell’umanità aveva conquistato nel secolo scorso nell’ambito della prima ondata della rivoluzione proletaria e rendono nuovamente precari i lavoratori. In ogni paese e a livello internazionale schiacciano nella miseria e nell’abbrutimento la parte meno organizzata e più debole delle masse popolari. Impongono angherie di ogni sorta agli immigrati, alle donne, ai giovani, ai pensionati. Fomentano guerre in ogni angolo del mondo e trasformano decine di migliaia di giovani in mercenari criminali. Devastano, saccheggiano e inquinano l’intero pianeta. Mettono ogni parte dell’umanità “contro il resto del mondo”, come si è lasciato andare a dire Marchionne. Anche i padroni meno arroganti dicono che non possono fare diversamente, perché lo impone la mondializzazione, la globalizzazione, la crisi, la concorrenza, il mercato, cioè il loro sistema.

Il Referendum di Pomigliano, il 16 Ottobre della FIOM a Roma, il 14 Dicembre di Uniti contro la Crisi a Roma, il Referendum di Mirafiori, il 28 Gennaio, il 13 Febbraio, le elezioni di Maggio e i referendum di Giugno hanno dimostrato che quando un centro autorevole chiama alla lotta, una parte importante della classe operaia e delle altre classi delle masse popolari è già pronta a scendere in lotta. Hanno dimostrato che la FIOM, la USB e gli altri sindacati alternativi e di base, la sinistra sindacale dell’Area Programmatica “La CGIL che vogliamo” sono già un centro abbastanza autorevole per mettersi alla testa del movimento per costituire il Governo di Blocco Popolare. Ma i loro dirigenti esitano ancora: sta agli operai e agli altri esponenti più avanzati delle masse popolari, alle OO e alle OP convincerli che bisogna osare.

Tutto il mondo è sconvolto dalla crisi. Lo sarà sempre di più. Quello che è avvenuto in Egitto e in Tunisia è stato solo l’inizio. Inutilmente la Comunità Internazionale presieduta dal Governo di Washington e benedetta dal Papa di Roma è intervenuta in Libia e trama in Siria, in Iran e in altri paesi per deviare il corso delle cose e ristabilire il sistema coloniale che la prima ondata della rivoluzione proletaria ha distrutto nel secolo scorso. Gli interventi delle potenze imperialiste moltiplicano e aggravano i contrasti tra sfruttatori e aggressori. I loro segreti sono esposti alla luce del sole. Le manovre dei gruppi imperialisti e dei sionisti per manipolare e dirigere gli avvenimenti falliranno. Tutti i governi succubi del sistema imperialista mondiale, del suo sistema monetario e finanziario, della sua Comunità Internazionale, saranno rovesciati: nei paesi oppressi, nei paesi emergenti e nei paesi imperialisti. O ci mettiamo alla testa di questo grande sconvolgimento, o ne subiremo le conseguenze.

L’obiettivo dello sciopero generale del 6 settembre è porre fine alla dominazione del mercato finanziario, delle sue istituzioni (Fondo Monetario, Banca Mondiale, Banca Centrale Europea, Comunità Europea, Borse e sistema bancario) e dei suoi custodi (che sia il governo di Washington, il duo Merkel-Sarkozy o la loro Comunità Internazionale) sul nostro paese e sul nostro avvenire. Per questo lo sciopero generale del 6 settembre deve dare l’avvio a un movimento di agitazione, di proteste e di lotte che duri e cresca fino alla costituzione di un governo d’emergenza delle Organizzazioni Operaie e delle Organizzazioni Popolari che prenda in mano il paese, dia forma e forza di legge alle loro aspirazioni e attui la parola d’ordine “un lavoro utile e dignitoso per tutti”. Le masse popolari greche hanno condotto lotte accanite ma non hanno ancora raggiunto l’obiettivo, hanno dimostrato che gli scioperi generali, anche a ripetizione, non bastano: bisogna costituire un governo d’emergenza delle OO e OP.

L’obiettivo dello sciopero generale del 6 settembre non è quello di cambiare la manovra Berlusconi-Tremonti-Bossi, sostituirla con la manovra Bersani, la manovra Casini & C o la manovra Camusso. Tutte queste manovre sono tese allo stesso obiettivo. Lo chiamano “risanare i conti pubblici”. In realtà è dare soddisfazione agli speculatori e alle istituzioni del mercato finanziario, fornire loro ancora più soldi con cui farebbero speculazioni e ricatti su scala più larga con il risultato di soffocare con più forza le attività economiche: perché i capitalisti e i banchieri hanno sviluppato le attività finanziarie per far fronte a necessità e superare difficoltà dell’economia capitalista e le attività economiche per come le conducono i capitalisti dipendono dalle attività finanziarie. Tutte le manovre proposte in questi giorni hanno la stessa filosofia: ai lavoratori lo Stato borghese impone di pagare le tasse, ai ricchi invece chiede soldi in prestito e ai lavoratori impone di pagare su questi prestiti gli interessi ai ricchi! Le beghe tra i padrini delle varie proposte di manovra finanziaria, sono beghe elettorali e di prestigio, buone solo perché uno mette in luce gli interessi nascosti e i loschi propositi dell’altro e la comune subordinazione ai caporioni del mercato finanziario, alle loro procedure, alle loro manovre, alle loro speculazioni e ai loro ricatti.

Questo è il senso del movimento che si mette in moto con lo sciopero del 6 settembre e con la sua preparazione. Oggi le forze del movimento comunista cosciente e organizzato nel nostro paese sono ancora deboli. Molti per ora non lottano ancora seriamente, ma di fronte alla crisi generale del capitalismo la lotta si fa seria anche nel nostro paese, pena la sconfitta e una via più lunga, tortuosa, dolorosa e distruttiva. Quando la lotta delle masse popolari si fa seria, la direzione la danno quelli che hanno una visione più avanzata e dialettica delle condizioni, delle forme e dei risultati della lotta delle masse popolari e degli interessi dei combattenti e si danno i mezzi per portare le parole d’ordine giuste e la loro visione del mondo a quelli che lottano e dirigerli.". Così una nota a cura del nuovo partito comunista italiano.

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di Redazione
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