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Nuovo PCI: "lo sciopero del 6 settembre è solo l'inizio"


Nuovo PCI: 'lo sciopero del 6 settembre è solo l'inizio'
30/08/2011, 11:08

"Lo sciopero generale del 6 settembre è solo l’inizio! Lo sciopero generale del 6 settembre  deve essere una dimostrazione di forza della classe operaia e delle masse popolari; deve essere l’avvio di un movimento generale di unificazione sociale e di mobilitazione in tutto il paese  per condurre con successo la comune battaglia contro i vertici della Repubblica Pontificia e le istituzioni del sistema imperialista mondiale fino a costituire un Governo di Blocco Popolare,  per cambiare il corso delle cose attuando su larga scala la parola d’ordine “un lavoro utile e dignitoso per tutti”; per stabilire su questa base un rapporto di solidarietà, di collaborazione e di scambio con tutti i popoli e i movimenti che nel mondo lottano anche loro per non essere travolti dalla crisi generale del capitalismo che avanza ovunque e prendere in mano la propria storia sottraendosi alla dominazione del sistema imperialista mondiale.

Lo sciopero generale del 6 settembre deve essere guidato dalla sinistra sindacale unita (FIOM, USB, gli altri sindacati alternativi e di base). Non deve essere la ripetizione dello sciopero generale del 6 maggio con cui la destra sindacale riprese il controllo della situazione che le era sfuggito di mano. Nella preparazione, nelle parole d’ordine e nelle forme del suo svolgimento deve mirare allo sviluppo successivo al 6 settembre: per questo deve essere guidato dalla sinistra sindacale unita. La rapida dichiarazione dello sciopero generale da parte della direzione della CGIL ha confermato e dimostrato che quando la sinistra sindacale prende l’iniziativa e unita chiama direttamente le masse alla lotta, la destra sindacale, i nipotini di Craxi che ancora dirigono la CGIL seguono a ruota e rincorrono la sinistra sul suo terreno per non perdere prestigio e seguito tra i lavoratori.

L’obiettivo dello sciopero generale del 6 settembre è porre fine alla dominazione del mercato finanziario, delle sue istituzioni (Fondo Monetario, Banca Mondiale, Banca Centrale Europea, Comunità Europea, Borse e sistema bancario) e dei suoi custodi (che sia il governo di Washington o il duo Merkel-Sarkozy) sul nostro paese e sul nostro avvenire. Per questo deve dare l’avvio a un movimento di agitazione, di proteste e di lotte che duri e cresca fino alla costituzione di un governo d’emergenza delle Organizzazioni Operaie e delle Organizzazioni popolari che prenda in mano il paese, dia forma e forza di legge alle loro aspirazioni e attui la parola d’ordine “un lavoro utile e dignitoso per tutti”. Le lotte accanite ma perdenti condotte dalle masse popolari greche hanno dimostrato che gli scioperi generali, anche a ripetizione, non bastano: bisogna costituire un governo d’emergenza delle OO e OP.

L’obiettivo dello sciopero generale del 6 settembre non è quello di cambiare la manovra Berlusconi-Tremonti-Bossi, sostituirla con la manovra Bersani, la manovra Casini & C o la manovra Camusso. Tutte queste manovre sono tese allo stesso obiettivo. Lo chiamano“risanare i conti pubblici”. In realtà è dare soddisfazione agli speculatori e alle istituzioni del mercato finanziario, fornire loro ancora più soldi perché facciano speculazioni e ricatti su scala più larga con il risultato di soffocare con più forza le attività economiche. Le beghe tra i padrini delle varie proposte di manovra finanziaria, sono beghe elettorali e di prestigio, buone solo perché uno mette in luce gli interessi nascosti e i loschi propositi dell’altro e la comune subordinazione ai caporioni del mercato finanziario, alle loro procedure, alle loro manovre, alle loro speculazioni e ai loro ricatti.

I vertici della Repubblica Pontificia, le sue forze politiche e gli esponenti della borghesia imperialista e del clero portano le masse popolari del nostro paese alla rovina. La crisi economica e ambientale e la guerra, la disoccupazione e l’emarginazione, la precarietà e il razzismo, la disgregazione sociale e il degrado intellettuale e morale, incombono ancora più minacciosamente sul nostro paese e già lo colpiscono in misura crescente e rendono più difficile e più misera la via delle masse popolari. Anche quelli che non sono ancora colpiti direttamente dalla crisi economica, ne sono già colpiti indirettamente e soprattutto vivono di illusioni se pensano di riuscire a scavarsi delle nicchie per continuare una vita decente, normale e come se niente fosse, mentre la società intorno frana nella crisi e nella guerra, a livello nazionale e internazionale: avranno un risveglio amaro se non si mobilitano subito, se non si uniscono a quelli già colpiti dalla crisi e non partecipano alla lotta per invertire il corso delle cose. Già oggi i promotori della mobilitazione reazionaria cercando di avvalersi di loro, fanno leva sull’insicurezza e la precarietà per mobilitarli contro quelli che si ribellano alle infamie del regime. Fanno leva sul disagio, sulla paura e sul disordine che la lotta per stabilire un ordine civile porta nel corso normale della loro vita e li mobilitano contro immigrati, giovani, disoccupati, cassaintegrati: contro tutti quelli che protestano e lottano per un avvenire migliore. È impossibile evitare la lotta: la borghesia e il clero ce la impongono! È impossibile restare neutrali!

I caporioni del mercato finanziario, gli speculatori e i grandi capitalisti di fronte alla crisi del loro sistema cercano di tirare in lungo, sono accecati dalla mania di accumulare ricchezze e danaro, la loro natura è modellata dal loro sistema di relazioni sociali: a cosa servono i soldi se non portano altri soldi? Questa è la loro morale, questo intendono con “far fruttare i talenti”! In mille modi costringono i giovani a imparare e assimilare questa morale e la chiamano “natura umana”!

L’economia capitalista per sua natura è tale che le classi più oppresse, sfruttate od emarginate riescono forse bene o male a sopravvivere solo se le ricchezze, gli spechi e il lusso delle classi dominanti crescono oltre ogni misura, al punto da saccheggiare le risorse del Terra e sconvolgere e inquinare l’ambiente. Per sviluppare i loro affari in piena libertà le classi dominanti hanno gonfiato il mercato finanziario e le banche si sono gettate a capofitto nelle speculazioni finanziarie. Nei paesi imperialisti i governi borghesi, di destra e di sinistra, hanno abolito le leggi che il movimento comunista aveva imposto durante la prima ondata della rivoluzione proletaria che impedivano alle banche di partecipare direttamente su larga scala alle speculazioni finanziarie. Quando le bolle della speculazione finanziaria sono scoppiate, con la buona ragione che senza banche l’economia capitalista non può funzionare, per salvare dal fallimento le banche ogni Stato borghese ha moltiplicato i debiti (ai lavoratori i governi borghesi impongono di pagare le tasse, ai ricchi invece chiedono i soldi in prestito e impongono ai lavoratori di pagare gli interessi sui debiti!) e ha finanziato le banche. Ora le banche, le borse, le istituzioni e i caporioni del mercato finanziario con il cappio del Debito Pubblico vogliono asservire ancora più strettamente le masse popolari dei paesi imperialisti e i popoli dei paesi oppressi e cercano di indurli ad assecondare la loro smania di arricchirsi. Per tutta la borghesia è un buon pretesto per aumentare lo sfruttamento, spostare ancora più il reddito nazionale a favore dei ricchi, ridurre i diritti dei lavoratori e delle masse popolari. È del tutto inutile cercare di placare i caporioni e le istituzioni del mercato finanziario con concessioni alle loro pretese, pagando i debiti che accampano e versando interessi. Più soldi avranno a disposizione, più ne vorranno avere, perché per loro il denaro è capitale che deve essere valorizzato. Bisogna sospendere ogni pagamento alle banche e alle istituzioni del sistema finanziario nazionale e internazionale. Bisogna nazionalizzare le banche che operano nel nostro paese e farle funzionare solo al servizio delle iniziative che fanno progredire le masse popolari. Così si dissiperà l’atmosfera di paura e di disperazione con cui cercano di terrorizzare le masse popolari. Cosa succederà se aboliamo il Debito Pubblico? Se prenderemo le misure necessarie per far fronte a pressioni e ricatti, succederà solo che gli speculatori, i banchieri, i manovratori e operatori della finanza resteranno a bocca asciutta e dovranno cambiare mestiere!

Le autorità della Repubblica Pontificia con alla testa il governo della banda Berlusconi e del razzista Bossi con le loro manovre finanziarie vogliono spremere le masse popolari. Tutte le forze politiche della Repubblica Pontificia, dalla destra estrema raccolta nel PdL e nella Lega Nord alla destra moderata raccolta nel PD, spargono a piene mani il terrore tra le masse popolari agitando come uno spauracchio la crisi finanziaria. Le loro misure si riducono a spostare reddito e ricchezza dai lavoratori ai parassiti, ai ricchi e ai capitalisti. Le loro misure aggravano la crisi economica e riducono l’occupazione, portano avanti la distruzione dell’apparato industriale e in generale dell’apparato produttivo del nostro paese. Inoltre approfittano della crisi per eliminare i diritti dei lavoratori, per ridurre la democrazia. A questo fine attaccano persino i diritti sindacali dei lavoratori e i sindacati conflittuali, con la stupida collaborazione servile dei sindacati complici (CISL, UIL e UGL in prima fila) che prima o poi saranno anch’essi travolti dal corso delle cose che ora alimentano.

I motivi con cui le autorità della Repubblica Pontificia, il governo Berlusconi-Bossi-Tremonti e quelli che si candidano a prendere il loro posto giustificano le loro misure sono pretesti per rimangiarsi quello che la borghesia e il clero sono stati costretti a cedere quando il movimento comunista era forte. Quando le autorità della Repubblica Pontificia a giustificazione delle loro misure contro le masse popolari adducono malfunzionamenti, corruzione e abusi, in realtà parlano di quello di cui la borghesia e il clero sono i principali responsabili e profittatori: il pesce puzza dalla testa. Sono loro che approfittano su larga scala del denaro pubblico a copi personali, sono loro che hanno stipendi di centinaia di migliaia e persino di milioni di euro l’anno, pensioni d’oro e vitalizi, sono loro i promotori e principali profittatori di speculazioni, degli intrallazzi, della corruzione e delle attività della criminalità organizzata. Sono loro che hanno amministrato anche le riforme strappate dalle masse popolati in coerenza con la loro natura di sfruttatori, di parassiti e di speculatori. Ora approfittano della crisi per abolirle. Ma quando mai si è visto che si abolisce una istituzione utile o addirittura necessaria (come l’assistenza sociale, l’assistenza sanitaria, l’istruzione pubblica, la ricerca pubblica, la scuola pubblica e gratuita, i servizi pubblici, le pensioni di invalidità, ecc.), perché i dirigenti preposti le dirigono male, permettono o addirittura incoraggiano abusi e se ne servono per farsi clientele elettorali, perché alcuni ne approfittano e abusano? Se abolire le istituzioni che si prestano o possono portare ad abusi fosse il criterio con cui regolarsi, allora gli uomini avrebbero abolito da secoli la proprietà privata che ha dato ovunque luogo a furti, a rapine e ad altri innumerevoli delitti.

La manovra finanziaria che il governo della Repubblica Pontificia impone e quelle proposte dai candidati a prendere il suo posto non mettono a tacere le pretese dei caporioni del mercato finanziario, anzi moltiplicano la massa di denaro nelle loro mani e rafforzano quindi le loro pretese. Con le privatizzazioni e liberalizzazioni, con gli appalti dei pubblici servizi, con l’abolizione dei diritti dei lavoratori e degli enti locali aumentano il campo di manovra degli speculatori e dei capitalisti e quindi pongono basi più ampie per maggiori guai futuri. Non mettono fine alla crisi economica (alle disoccupazione, alla precarietà, alle attività ausiliarie sviluppate per arrangiarsi e sopravvivere e a tutto quello che ne segue), anzi la aggravano perché riducono la domanda di beni e di servizi proprio di quelli che ne hanno reale e urgente bisogno. I pretesti che adducono per le loro misure, restano alla superficie della situazione, riguardano i sintomi del male, non vanno a fondo della malattia e delle condizioni dell’organismo malato. Si occupano della febbre ma non della malattia che la genera e delle condizioni dell’organismo malato. In sintesi non curano la malattia e l’organismo malato e aggravano i sintomi.

La crisi attuale è più grave di tutte le altre crisi che la società capitalista ha finora prodotto. Perché il capitalismo è arrivato alla fine del suo corso. Gli uomini hanno incominciato a costruire il sistema capitalista in Europa alcuni secoli fa, sostituendo le sue relazioni economiche alle relazioni feudali, la produzione mercantile alla produzione per i nobili e il clero. Per un periodo relativamente lungo il sistema capitalista ha contribuito al miglioramento delle condizioni generali dell’umanità e al suo progresso, benché imponesse le sue relazioni e gli interessi della nuova classe dominante con il ferro e col fuoco, tra lagrime e sangue. Ma proprio perché si è esteso a tutto il mondo e ha trasformato ogni attività umana in produzione di merci, esso ha raggiunto i suoi limiti: la quantità ha creato una nuova qualità. Da fattore di progresso il sistema capitalista si è trasformato in un fattore di distruzione della Terra e di sterminio dell’umanità. Nessun progresso sostanziale l’umanità può più compiere nel suo ambito. I mali e il degrado, le mille manifestazioni di miseria materiale, morale e intellettuale che ci circondano e aggrediscono da ogni lato a livello nazionale e internazionale, in stridente contrasto con il patrimonio di conoscenze e con la potenza delle forze materiali di cui ora gli uomini dispongono e con gli sviluppi illimitati che gli uomini sono ora in grado di dare ad esse, sono le manifestazioni della decadenza del sistema capitalista e della sua putrefazione. L’umanità se resta nell’ambito del sistema capitalista distrugge se stessa e la Terra. L’umanità può progredire, ma deve imparare a vivere nell’ambito di un nuovo sistema di relazioni sociali, il comunismo. Il comunismo non è l’invenzione di una mente geniale o diabolica: è un sistema di relazioni sociali i cui presupposti materiali, intellettuali e morali si sono già formati nell’ambito della società borghese. È lo sviluppo di quanto di meglio la società borghese ha creato e apre la porta a una nuova fase di progresso dell’umanità, a una vita superiore a quelle che la specie umana ha vissuto finora.

Ma perché allora la prima ondata della rivoluzione proletaria, che era arrivata persino ad instaurare i primi paesi socialisti, si è esaurita e il capitalismo si è di nuovo imposto anche nei paesi che il movimento comunista cosciente e organizzato gli aveva strappato?

In sintesi perché l’umanità impara solo per passi, con tentativi, errori e correzione degli errori. È solo provando e riprovando sulla base dell’esperienza, che l’umanità compie i passi nuovi che pure le sono necessari e impara a fare le cose che non ha mai fatto e che tuttavia è capace di fare. Quando un secolo fa nei paesi più progrediti si incominciò a creare un sistema scolastico universale, a insegnare a tutti i bambini a leggere, scrivere e far di conto, i reazionari e in particolare il clero, che difendeva i suoi privilegi accampando il monopolio della conoscenza delle verità che dio gli avrebbe rivelato, irridevano a quei tentativi e li maledicevano come opera del demonio. E certamente i bambini facevano molti errori e in particolare i figli delle classi oppresse e sfruttate avevano meno abitudine e mostravano in generale meno attitudini allo studio, tanto in contrasto con l’esperienza corrente delle famiglie da cui venivano. Si impara a scrivere e a leggere facendo molti errori. Se gli errori e i tentativi maldestri e mal riusciti avessero convinto i promotori del sistema scolastico a dar retta a quelli che dagli errori e dai tentativi non riusciti traevano pretesto per ribadire e i difendere il loro monopolio e i loro privilegi, l’analfabetismo dominerebbe ancora. L’umanità si trova ora rispetto al capitalismo in una situazione per molti aspetti simile a quella in cui si era trovata rispetto all’analfabetismo, con fautori del capitalismo ben più decisi e armati per imporre i loro monopoli, il loro sistema di relazioni sociali e i loro privilegi, con una massa che è oppressa e schiacciata da essi e con un movimento comunista cosciente e organizzato indebolito dalle sconfitta subita e che non si è ancora ripreso su grande scala dallo stordimento per un esito che non aveva previsto e a cui non era preparato. Ma proprio l’enormità dei disastri in cui la rivincita del capitalismo ha portato l’umanità ha confermato nei loro propositi e ha fornito ulteriori insegnamenti, una comprensione più profonda delle leggi e delle forme della trasformazione della società borghese, a quei comunisti che avevano previsto la sconfitta verso cui il movimento comunista andava e avevano cercato, senza successo, di evitarla portando a un livello superiore la strategia e la tattica del movimento comunista cosciente e organizzato. Oggi il movimento comunista cosciente e organizzato rinasce ovunque nel mondo sulla base del marxismo-leninismo-maoismo e indica alle masse popolari e in particolare alla classe operaia la via per far fronte alla crisi attuale del capitalismo e instaurare il socialismo a partire dai paesi imperialisti.

Le Sei Misure Generali: Il programma del Governo di Blocco Popolare

1. Assegnare a ogni azienda compiti produttivi (di beni o servizi) utili e adatti alla sua natura, secondo un piano nazionale (nessuna azienda deve essere chiusa).

2. Distribuire i prodotti alle famiglie e agli individui, alle aziende e ad usi collettivi secondo piani e criteri chiari, universalmente noti e democraticamente decisi.

3. Assegnare ad ogni individuo un lavoro socialmente utile e garantirgli, in cambio della sua scrupolosa esecuzione, le condizioni necessarie per una vita dignitosa e per la partecipazione alla gestione della società (nessun lavoratore deve essere licenziato, ad ogni adulto un lavoro utile e dignitoso, nessun individuo deve essere emarginato).

4. Eliminare attività e produzioni inutili o dannose per l’uomo o per l’ambiente, assegnando alle aziende altri compiti.

5. Avviare la riorganizzazione delle altre relazioni sociali in conformità alla nuova base produttiva e al nuovo sistema di distribuzione.

6. Stabilire relazioni di solidarietà, collaborazione o scambio con gli altri paesi disposti a stabilirle con noi.

Il socialismo è il nostro futuro prossimo e tramite esso andremo verso il comunismo, una nuova superiore fase dell’evoluzione della specie umana. Abbiamo imparato dall’esperienza dei primi paesi socialisti e della prima ondata della rivoluzione proletaria, dalle loro vittorie e dalla loro sconfitta. La seconda ondata della rivoluzione proletaria avanza in tutto il mondo. La costituzione del Governo di Blocco Popolare è un passo della rivoluzione che sfocerà nella instaurazione del socialismo nel nostro paese. Il GBP attuerà il programma riassunto nelle Sei Misure Generali e sarà costituito da persone che già oggi godono della fiducia delle Organizzazioni Operaie e delle Organizzazioni Popolari, da persone decise a dare forma e forza di legge ai provvedimenti che caso per caso le OO e le OP indicheranno per porre immediatamente fine agli effetti più gravi della crisi del capitalismo e avviare la rinascita del nostro paese in collaborazione con gli altri paesi di tutto il mondo. Le organizzazioni della sinistra sindacale (FIOM, USB e gli altri sindacati alternativi e di base) hanno oggi già le forze e il prestigio necessari per mobilitare da subito un’ampia parte delle masse popolari per rendere il paese ingovernabile da ogni governo emanazione dei vertici della Repubblica Pontificia fino a indurre questi a ingoiare la pillola per loro amara della costituzione del GBP. Nell’attuazione dei suoi provvedimenti e nella difesa della sua esistenza, le masse popolari estenderanno e rafforzeranno la loro organizzazione e si renderanno capaci di far fronte a ogni tentativo di restaurazione e di stroncare gli esponenti più criminali della borghesia e del clero che cercheranno di scatenare una guerra civile per restaurare e difendere i loro privilegi.

Questo è il senso del movimento che si mette in moto con lo sciopero del 6 settembre e con la sua preparazione. Oggi le forze del movimento comunista cosciente e organizzato nel nostro paese sono ancora deboli. Ma quando la lotta delle masse popolari si fa seria (e di fronte alla crisi generale del capitalismo si farà seria pena la sconfitta e una via più lunga, più tortuosa, più dolorosa e più distruttiva), dirigono quelli che hanno una visione più avanzata e dialettica delle condizioni, delle forme e dei risultati della lotta delle masse popolari e degli interessi dei combattenti e si danno i mezzi per portare la loro visione a quelli che lottano.

Il Comitato Centrale del nuovo Partito comunista italiano chiede ai Comitati di Partito di ogni livello, a tutte le organizzazioni della carovana del (n)PCI, alle Organizzazioni Operaie e Popolari e a tutti gli operai avanzati e agli elementi avanzati delle altre classi delle masse popolari, di combattere tra le nostre file e tra le masse popolari la rassegnazione, le illusioni e la disperazione:

- in primo luogo, mobilitarsi al massimo delle loro forze per portare questa concezione e questa linea nelle assemblee e in ogni altra iniziativa preparatorie dello sciopero generale e nelle stesse manifestazioni del 6 settembre con l’obiettivo di mobilitare ovunque e ad ogni livello la sinistra;

- in secondo luogo, fare tutto quanto è nelle loro capacità perché alla protesta contro i vertici della Repubblica Pontificia partecipino le larghe masse, perché la protesta sia forte e si svolga in modo da migliorare le condizioni perché si dispieghi in tutto il paese una campagna di lotte e di proteste che unisca e mobiliti le OO e le OP fino alla costituzione del GBP.". Così un comunicato a cura del nuovo partito comunista italiano.

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di Redazione
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