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Nuovo PCI: "lo sciopero di ieri deve essere l’inizio di una campagna di proteste!"


Nuovo PCI: 'lo sciopero di ieri deve essere l’inizio di una campagna di proteste!'
07/09/2011, 09:09

"Il 6 settembre 2011 non è stato solo il giorno dello sciopero generale. È anche il giorno dell’inizio di una lotta di piazza, della mobilitazione permanente benché articolata delle masse popolari nelle strade e nelle piazze in azioni di protesta. È l’inizio di una mobilitazione che sarà fatta di iniziative quotidiane, giorno dopo giorno. Una campagna che non avrà fine finché, ha solennemente proclamato ieri Susanna Camusso dal palco della manifestazione di Roma, “la manovra finanziaria del governo non sarà equa, non prenderà i soldi dove ci sono, con imposte sui grandi patrimoni e in particolare sui grandi proprietari immobiliari e non scompariranno dalla manovra: le misure che ledono i diritti dei lavoratori e la democrazia (lo Statuto dei Lavoratori, l’articolo 18, il Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro, la Costituzione); le misure che legalizzano la violazione della legge tramite l’accordo azienda per azienda e zona per zona tra i padroni e qualche crumiro costituito in sindacato aziendale o locale (addirittura con valore retroattivo: perfino i dirigenti della Thyssen-Krupp e altri simili criminali ne usciranno sbiancati!); le misure che in qualsiasi modo riducono i salari o aumentano le tasse ai lavoratori; le misure che colpiscono le pensioni e aumentano l’età pensionabile; le misure che direttamente o riducendo i trasferimenti ai Comuni e agli altri Enti Locali riducono i servizi o fanno aumentare imposte locali, tariffe, biglietti e ticket”. Questo ha proclamato perfino la Susanna Camusso, esponente di spicco della destra sindacale ma anche Segretaria Generale della CGIL.  Ebbene, bisogna prendere in parola Susanna Camusso e inchiodarla alle sue dichiarazioni! L’obiettivo proclamato dalla Susanna Camusso è irraggiungibile con questo governo: se non altro per la semplice ragione che il più grande proprietario immobiliare del nostro paese è, di gran lunga, il Vaticano con la sua Chiesa Cattolica Romana, i suoi enti e le sue congregazioni. Alla Chiesa seguono le Società di Assicurazione, le Fondazioni Bancarie, Caltagirone (la famiglia acquisita da Casini in seconde nozze), Cabassi e alcune altre famiglie di grandi speculatori immobiliari, più o meno strettamente combinati con le Organizzazioni Criminali di cui Berlusconi è il referente politico indiscusso. Tutte cose che Susanna Camusso ben conosce. Ma si è ben guardata dal dirle, perché il suo proclama era destinato a restare parole gettate al vento per fare bella figura sul palco e tenere in pugno l’iniziativa e la direzione del movimento. Ma per fare questo Susanna Camusso ha solennemente e pubblicamente assunto un impegno a nome della CGIL. Bisogna costringerla a mantenerlo.  Si tratta quindi di costringere Susanna Camusso e la Segreteria Generale della CGIL a trasformare l’impegno della Segretaria Generale in fatti quotidiani. Cosa hanno predisposto la Segreteria Generale e gli altri organi dirigenti della CGIL per attuare il lodevole programma proclamato da Susanna Camusso? Susanna Camusso e gli altri dirigenti della CGIL, quelli di destra più di quelli di sinistra perché la borghesia controlla da presso il loro lavoro, sono persone pratiche. Sanno bene, per esperienza di anni di attività sindacale, che per fare giorno dopo giorno quotidiane iniziative di protesta, bisogna tempestivamente e su grande scala mobilitare le strutture sindacali a tutti i livelli, dare parole d’ordine generali e direttive particolari. Certamente la Segreteria Generale della CGIL non ha ancora fatto nulla del genere. Lo deve fare. Deve mobilitare le strutture sindacali di categoria e territoriali perché mobilitino i lavoratori in produzione, organizzino i cassaintegrati, i lavoratori in mobilità, i disoccupati, i precari, gli studenti, i giovani che né studiano né cercano più un lavoro (sono più di 2 milioni), le casalinghe e i pensionati per attuare un fitto piano di iniziative di protesta. Non solo scioperi, perché come ben dice Raffaele Bonanni, esperto sindacalista complice del Ministro Sacconi, “i lavoratori che ancora lavorano non possono diminuire il già magro salario con scioperi quotidiani”: e lui di impedire scioperi quotidiani si occupa, non della magrezza dei salari. Ma proteste di ogni genere, sostenute in modo adeguato e conveniente anche dai lavoratori in produzione. Le strutture sindacali hanno i mezzi, le relazioni e l’esperienza per farlo. Hanno l’autorevolezza e godono del seguito, del prestigio e della fiducia necessari per farlo. Devono solo avere la volontà di farlo, essere realmente decise a farlo.  Siccome nulla ancora le strutture sindacali di categoria e territoriali hanno fatto, ecco la prova che la Segreteria Generale e gli altri organi dirigenti della CGIL non hanno dato le direttive necessarie. Poco male! Meglio tardi che mai! Lo faranno se gli organismi della sinistra sindacale prenderanno essi stessi in mano l’iniziativa e si metteranno loro a farlo. Non lo faranno se i Rinaldini e Landini si metteranno, come hanno fatto da febbraio a luglio, a invocare in dichiarazioni e nelle riunioni confederali, con bei discorsi e ottimi argomenti, la destra sindacale e la sua capa, Susanna Camusso, perché prenda l’iniziativa. Ma lo faranno certamente se gli organismi della sinistra sindacale CGIL e i sindacati alternativi e di base (l’USB e gli altri) si metteranno a proclamarlo e a farlo essi stessi. Quando la sinistra sindacale prende l’iniziativa, la destra sindacale per non perdere seguito e prestigio tra i lavoratori è costretta a rincorrerla sul terreno che la sinistra ha imboccato. In questo periodo è una regola! Così è successo anche per lo sciopero generale di ieri. I giornalisti complici del governo o della destra sindacale, i ministri e i loro sindacalisti complici lo hanno chiamato “Sciopero Generale della CGIL”. Ma in realtà è più corrispondente al vero chiamarlo “Sciopero Generale della FIOM-CGIL e dell’USB”. Infatti è vero che lo sciopero generale lo hanno proclamato la Segreteria Generale della CGIL da una parte (dopo la riunione del 23 agosto dei segretari delle categorie e dei grandi enti territoriali) e la riunione (24 agosto) di sette “sindacati alternativi o di base” (USB, SLAI Cobas, ORSA, Cib-Unicobas, Snater, SICobas, USI) dall’altra. Ma esso in realtà è nato per iniziativa della FIOM (con l’invito ad associazioni e movimenti a una riunione generale da tenersi il 31 agosto, firmato Maurizio Landini in data 1° agosto) e dell’Esecutivo Nazionale USB (con l’invito del 9 agosto a nove altre organizzazioni della sinistra sindacale - delle organizzazioni invitate non hanno partecipato alla riunione del 24 agosto solo la FIOM (impegnata a mobilitare il resto della CGIL), la CUB e la Confederazione Cobas). Chi si ferma alla superfine delle cose, può condividere la tesi di ministri, sindacalisti e giornalisti complici che quello del 6 settembre era lo sciopero generale della CGIL da una parte e dei “sindacati alternativi e di base” dall’altra. Ma chi vuole costruire la rivoluzione socialista e quindi deve comprendere la dinamica, la concatenazione degli avvenimenti e dei fatti, il ruolo delle persone e degli organismi, deve capire dall’iniziativa di chi è venuto lo sciopero di ieri. Deve distinguere chi ha determinato il processo che ha portato allo sciopero di ieri, da chi vi ha aderito o addirittura lo ha subito, anche se si è issato al ruolo di mosca cocchiera e cerca di cavalcare il processo e smorzarlo (Susanna Camusso e il resto della destra sindacale, i nipotini di Craxi annidati nella direzione della CGIL come il cuculo nel nido che altri hanno costruito). Ecco quindi il compito della sinistra sindacale dopo lo sciopero generale del 6 settembre ed ecco la direzione che i comunisti, i lavoratori avanzati e gli esponenti avanzati delle altre classi delle masse popolari devono imprimere alla sinistra sindacale. Ecco la direzione che le Organizzazioni Operaie (OO) e le Organizzazioni Popolari (OP), i sinceri democratici della società civile e gli esponenti della sinistra borghese non completamente accecati dal loro anticomunismo, devono sostenere con tutti i mezzi di cui dispongono. Quale sarà il risultato reale della campagna di proteste promossa dalla CGIL in nome dell’obiettivo irraggiungibile di far fare all’attuale governo una manovra finanziaria equa ed efficace? Se riusciremo a indirizzare bene la campagna, il risultato effettivo sarà la costituzione di  un governo di emergenza delle OO e OP, il Governo di Blocco Popolare! L’obiettivo di far fare all’attuale governo una manovra equa, proclamato ieri in piazza dalla Segretaria Generale della CGIL, non è solo irraggiungibile. Una simile manovra sarebbe comunque inefficace ad arrestare i sintomi della crisi generale del capitalismo e dannosa per le masse popolari (ma non “per tutti”, come invece sentenzia il non saggio Bersani affetto da interclassismo acuto: “se piove, piove per tutti”). Qualunque manovra volta ad assecondare le direttive della Banca Centrale Europea e quindi a rispondere alle richieste del mercato finanziario conferendo più soldi alle sue istituzioni e ai suoi speculatori, “risanando i conti pubblici” per usare il loro linguaggio, ha solo il risultato effettivo di aumentare la forza degli speculatori e delle istituzioni del mercato finanziario e di allargare il campo delle loro losche manovre con le privatizzazioni e gli appalti dei servizi pubblici e con la finanziarizzazione (apertura al capitale privato, entrata in Borsa, ecc.) delle aziende pubbliche. Contemporaneamente soffoca ulteriormente l’economia reale, quella che produce beni e servizi: quindi accresce la disoccupazione, l’emarginazione, il ricorso alle mille attività anche antipopolari con cui chi non ha un reddito deve arrangiarsi, il disordine, l’insicurezza e la precarietà generali. Contemporaneamente allarga e aggrava il saccheggio e la devastazione dell’ambiente naturale. Simili manovre sono inefficaci perché vorrebbero essere cure conformi al “buon senso comune” per alcuni sintomi della crisi generale del capitalismo (il crollo del corso dei titoli finanziari, l’instabilità delle banche, ecc.), ma non irrobustiscono l’organismo malato né trattano la sua malattia: come arrestare un’emorragia o ridurre la febbre con pastiglie, senza curare la malattia che le provoca e sanare l’organismo malato.  Le Sei Misure Generali Il programma del Governo di Blocco Popolare 1. Assegnare a ogni azienda compiti produttivi (di beni o servizi) utili e adatti alla sua natura, secondo un piano nazionale (nessuna azienda deve essere chiusa). 2. Distribuire i prodotti alle famiglie e agli individui, alle aziende e ad usi collettivi secondo piani e criteri chiari, universalmente noti e democraticamente decisi. 3. Assegnare ad ogni individuo un lavoro socialmente utile e garantirgli, in cambio della sua scrupolosa esecuzione, le condizioni necessarie per una vita dignitosa e per la partecipazione alla gestione della società (nessun lavoratore deve essere licenziato, ad ogni adulto un lavoro utile e dignitoso, nessun individuo deve essere emarginato). 4. Eliminare attività e produzioni inutili o dannose per l’uomo o per l’ambiente, assegnando alle aziende altri compiti. 5. Avviare la riorganizzazione delle altre relazioni sociali in conformità alla nuova base produttiva e al nuovo sistema di distribuzione. 6. Stabilire relazioni di solidarietà, collaborazione o scambio con gli altri paesi disposti a stabilirle con noi. Dato che l’obiettivo proclamato non sarà quindi mi raggiunto, la campagna di proteste si sposterà verso l’attuazione di misure efficaci. Esse in sintesi sono la costituzione del Governo di Blocco Popolare che attuerà il suo programma (le Sei Misure Generali), abolirà il Debito Pubblico (salvaguardando i risparmi delle masse popolari), nazionalizzerà le banche riducendole a svolgere solo le attività necessarie all’economia reale, prenderà le misure necessarie a far fronte a ritorsioni, ricatti e sabotaggi che certamente contro la sua opera saranno messi in atto dalle istituzioni del mercato finanziario e dalla sua quinta colonna che opera all’interno del paese. La campagna di proteste che deve partire dallo sciopero generale del 6 settembre porta infatti a compimento anche la creazione delle condizioni necessarie perché le OO e le OP costituiscano un loro governo d’emergenza e contemporaneamente seleziona i futuri componenti (i ministri) del GBP. Con questa campagna il paese viene reso ingovernabile da ogni governo emanazione dei vertici della Repubblica Pontificia: nessuno di essi è infatti in grado di soddisfare l’obiettivo della campagna. Crea quindi le condizioni perché i vertici della Repubblica Pontificia ingoino il rospo della costituzione del GBP, ovviamente ripromettendosi (sulla scorta dell’esperienza compiuta per sterilizzare e addomesticare la Resistenza dopo il 1945) di creare, sabotando e boicottando l’attività del GBP e sviluppando altre losche trame di cui sono esperti, le condizioni favorevoli a che essi riprendano il controllo della situazione: un disegno che le OO e OP dovranno e potranno rendere vano (ma questa sarà il compito di un prossimo domani).  Per costituire il GBP non occorrono nuove elezioni. Il pallino del nuovo governo, delle nuove elezioni e della nuova legge elettorale è il gatto che si morde la coda. È il gioco di chi non vuole cambiare e l’assillo dei personaggi affetti da cretinismo parlamentare. L’attuale Parlamento voterà il GBP come ha votato ripetutamente il Governo Berlusconi. Basta che i suoi membri siano messi in condizioni di farlo, analogamente a come Berlusconi li ha messi nelle condizioni di votare il suo governo, qualunque cosa faccia. Nella grande maggioranza gli attuali membri del Parlamento è gente che non lavora per convinzione e tanto meno è disposta a sacrificarsi per convinzioni che non ha. Questo Parlamento voterà persino la sfiducia a Berlusconi dopodomani: se la campagna di proteste raggiungerà rapidamente, tempestivamente e persuasivamente un numero sufficiente dei suoi membri! Anche la Corte Pontificia si rassegnerà provvisoriamente alla costituzione del GBP. Questo è un altro fattore importante, decisivo anzi, per modificare il nostro paese. È uscito in questi giorni (il 5 settembre) sul sito di Repubblica il sondaggio dell’Atlante Politico di Demos. Il rapporto di Ilvo Diamanti che lo presenta è intitolato Un Paese senza guida. Così pensa e dice chi per abitudine o partito preso rifiuta di riconoscere che l’effettivo governo di ultima istanza dell’Italia è la Corte Pontificia con la sua Chiesa Cattolica Romana: questa è “la guida che c’è” del nostro paese.  Perché allora l’Italia nella tempesta dell’attuale crisi generale del capitalismo pare un paese senza guida peggio delle altre potenze imperialiste ed è messa peggio degli altri paesi di analoga dimensione, al punto da essere diventata ludibrio e imbarazzo delle altre potenze imperialiste della UE?  Proprio perché il suo governo di ultima istanza è la Corte Pontificia con la sua Chiesa Cattolica Romana. Il governo ufficiale non può attuare una politica che leda gli interessi del governo reale, niente patrimoniale, niente nominatività dei titoli finanziari né trasparenza degli affari, quindi neanche una effettiva tassazione del patrimonio immobiliare: per la stessa ragione i governi ufficiali non hanno fatto neanche piani urbanistici decenti, benché il bisogno fosse ben compreso! Tra i governi borghesi e il governo costituito dalla Corte Pontificia con la sua Chiesa Cattolica Romana vi è una differenza di fondo: quella che fa dell’Italia un paese non normale (per dire le cose con il vocabolario del molto onorevole Massimo D’Alema che non vuole o non riesce a riconoscere la causa dell’anormalità che lo assilla), quella che è la principale caratteristica specifica del nostro paese. La borghesia è nella storia dell’evoluzione della specie umana la prima classe dominante che ha assunto l’organizzazione e direzione della produzione dei beni materiali come suo ruolo principale e a giustificazione dei suoi privilegi e poteri. A differenza delle classi dominanti che l’hanno preceduta, essa ha trasfuso in questo compito le ricchezze, le risorse del potere e il patrimonio di conoscenze che sono monopolio della classe dominante: da qui l’enorme aumento delle forze produttive che oramai la borghesia non riesce più a gestire positivamente e che si sono trasformate in un fattore di distruzione della società e dell’ambiente e minacciano l’esistenza stessa della specie umana. Bene o male i governi borghesi rispecchiano questo carattere specifico della borghesia. Questo non vale assolutamente per la Corte Pontificia. Essa è un residuato del passato medioevale dell’Europa cristiana, sopravvissuto alla rivoluzione borghese. La Repubblica Pontificia è la forma assunta nel secondo dopoguerra dalla “Questione Romana” che assillò la borghesia durante il Risorgimento. Coerentemente alla concezione feudale del mondo che essa incarna e perpetua nella società borghese, la Corte Pontificia con la sua Chiesa Cattolica Romana concepisce l’Italia principalmente come terreno e popolazione destinati a fornire mezzi e risorse terrene (ahi, quanto terrene!) alla Corte Pontificia e alla sua Chiesa perché queste possano adempiere al loro compito divino nel mondo intero. Tuttavia loro malgrado, data la natura borghese della società da cui vogliono succhiare risorse al modo dei feudatari e del clero di un tempo, nonostante la loro aspirazione e natura la Corte e la sua Chiesa sono costrette a occuparsi direttamente anche del fatto che terreno e popolazione non danno più abbastanza e a preoccuparsi del fatto che sono irrequieti. Questo li obbliga a distrarsi dal loro compito divino e occuparsi persino di cose terra terra. Ma se ne occupano a loro modo, con prediche e parole vuote, di malavoglia e senza attitudine tanto il compito è contrario alla loro natura: hanno perfino puntato su un criminale di genio come Berlusconi e scaricato un politicante abile come Prodi. Il risultato ovviamente è che l’Italia sta ritornando a essere quella “vergogna d’Europa” che nell’Ottocento, a detta degli uomini di Stato di Sua Maestà Britannica, era costituita dallo Stato Pontificio di allora! La costituzione del GBP affronta anche questo aspetto costitutivo della nostra società, lo fa in un certo senso esplodere e pone le basi per la sua soluzione.  Nel nostro paese il GBP è un passo verso la rinascita del movimento comunista e l’instaurazione del socialismo, in collaborazione con i popoli degli altri paesi di tutto il mondo. Effettivamente, sotto l’incalzare della crisi più grave che i paesi capitalisti abbiano mai vissuto e dell’esperienza accumulata dal movimento comunista grazie ai successi e alle sconfitte della prima ondata della rivoluzione proletaria del secolo scorso, il mondo sta trasformandosi e noi con esso, facendo girare le cose nella direzione della rivoluzione socialista anche nei paesi imperialisti. Questo è il processo storico in cui si inquadrano i nostri compiti di questi giorni. Sta a noi comunisti assolverli con successo. Dipende da noi! Il (nuovo)Partito comunista fa del suo meglio per spingere in avanti l’opera. Basta con questo governo di criminali e di traditori delle masse popolari! Rendere ingovernabile il paese con una campagna di proteste! Avanti fino alla costituzione del Governo di Blocco Popolare! La costituzione del GBP è un passo verso l’instaurazione del socialismo! Possiamo vincere! Dobbiamo vincere! Dipende anche da ognuno di noi! Costituire Comitati di Partito clandestini in ogni azienda e in ogni località! ". Così un comunicato stampa a cura del Nuovo partico comunista italiano

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di Redazione
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