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Nuovo PCI: "Riprendiamo il sentiero verso il comunismo, da dove l’avevamo abbandonato!"


Nuovo PCI: 'Riprendiamo il sentiero verso il comunismo, da dove l’avevamo abbandonato!'
12/10/2011, 11:10

"La protesta delle masse popolari contro il sistema imperialista mondiale e la sua crisi dilaga in Europa, negli USA e nel resto del mondo. Anche il nostro paese partecipa con onore. Si sono create nel mondo le condizioni per la seconda ondata della rivoluzione proletaria. La mobilitazione dei prossimi giorni deve servire a rafforzare le basi (ossia l’organizzazione, la coscienza e la mobilitazione delle masse popolari) per la rivoluzione socialista e l’instaurazione del socialismo.

Tutti i paesi, i paesi imperialisti, i paesi emergenti, i paesi oppressi dal sistema imperialista mondiale sono sconvolti dalla crisi generale del capitalismo, sia pure in forme diverse. Perfino nei paesi più ricchi del mondo, nei paesi imperialisti dell’America del Nord e dell’Europa e in Giappone, decine e decine di milioni, un numero crescente di uomini, donne e bambini sono ridotti già oggi ai margini della società, costretti a vivere di espedienti, attività illegali, elemosine, carità pubblica e privata e ammortizzatori sociali. La protesta e la ribellione montano.

Nei paesi oppressi del sistema imperialista mondiale, decine di migliaia di ONG si sono aggiunte alle vecchie missioni cristiane per consolare e alleviare con elemosine e opere di carità l’oppressione e la miseria che la “comunità internazionale” dei gruppi imperialisti impone con i suoi amministratori e i suoi soldati. Le guerre locali dilagano, si moltiplicano le basi militari e le agenzie di controllo e ingerenza negli affari dei singoli paesi, crescono le spese per il riarmo e il numero di militari ingaggiati dalle potenze e dalle agenzie imperialiste, le risorse dedicate alla repressione sono ingenti. Ma raramente le armate imperialiste riescono a prevalere: non in Libia, non in Palestina, non in Afghanistan, non in Libano, non in Iraq, non in Somalia, non in Yemen, non nelle Filippine, non in India, ecc. ecc.

Il saccheggio delle risorse del Pianeta e l’inquinamento non hanno limiti. La borghesia imperialista si arroga il diritto di saccheggiare e devastare l’intero Pianeta e nello stesso tempo si oppone con violenza omicida e ferocia criminale alle popolazioni che migrano cercando una via di sopravvivenza. La borghesia imperialista conduce in ogni angolo del mondo una guerra non dichiarata di sterminio contro le masse popolari e innumerevoli sono ogni anno le vittime di malattie curabili, dell’inquinamento, della carestia, della miseria, della guerra tra poveri, delle guerre e della disperazione. Abbandoniamo ogni illusione e organizziamoci per combattere!

La borghesia imperialista sta riportando l’umanità nelle condizioni atroci in cui si era trovata all’inizio del secolo scorso, ma su scala più grande. La crisi generale del capitalismo sconvolge nei singoli paesi e a livello internazionale l’ordine che la borghesia aveva restaurato grazie ai limiti e all’esaurimento della prima ondata della rivoluzione proletaria, per miserabile che fosse quell’ordine. Ma ora in tutto il mondo le masse popolari sono a un livello superiore di esperienza, di coscienza e di organizzazione. La rinascita del movimento comunista, la ricostruzione della rete di organizzazioni popolari aggregate attorno al Partito comunista e animate dalla comune volontà di instaurare il socialismo, può avvenire molto rapidamente. La seconda ondata della rivoluzione proletaria può e deve portare all’instaurazione del socialismo nei maggiori paesi imperialisti.



Un secolo fa, all’inizio del secolo scorso, la prima crisi generale del capitalismo sconvolgeva l’Europa e gettava milioni di giovani nel gorgo della prima guerra mondiale. I loro paesi d’origine erano diventati troppo stretti per i loro affari e i più forti gruppi imperialisti dovevano decidere chi di loro avrebbe dominato il mondo. Per deciderlo fecero devastare interi paesi e sacrificarono milioni di uomini. Per quasi mezzo secolo i paesi imperialisti, le colonie e le semicolonie furono sconvolti da guerre e rivolte. La parte più avanzata del movimento comunista, con alla testa il glorioso Partito dei bolscevichi guidati da Lenin, reagì a queste barbarie e con la prima ondata della rivoluzione proletaria riuscì a mobilitare tutta l’umanità in un grande movimento creativo che fondò i primi paesi socialisti, dissolse il vecchio sistema coloniale e costruì partiti comunisti in quasi ogni paese del mondo. Ma solo in aree marginali del sistema imperialista mondiale riuscì a portare le masse popolari fino a instaurare il socialismo. I primi paesi socialisti furono creati in paesi ai margini (la Russia) o oppressi del sistema imperialista mondiale (la Cina): solo nei paesi dove per una serie di circostanze si formarono partiti comunisti, con alla testa rispettivamente Lenin e Stalin e Mao Tse-tung, adeguati al compito che dovevano svolgere. A causa dei loro limiti nella comprensione delle condizioni, delle forme e dei risultati della lotta di classe, in nessuno dei paesi imperialisti i partiti comunisti seppero invece condurre gli operai e le masse popolari a prendere il potere e instaurare il socialismo. La concezione comunista del mondo, la scienza che guida l’azione dei partiti comunisti, è una scienza sperimentale e come ogni scienza ha un suo processo di elaborazione.

I primi paesi socialisti operarono per alcuni decenni come base rossa della rivoluzione proletaria mondiale, ma in definitiva la prima ondata della rivoluzione proletaria si esaurì perché il movimento comunista dei paesi imperialisti non riuscì a superare i suoi limiti in tempo utile. Nonostante l’eroica e vittoriosa lotta dei popoli sovietici contro l’aggressione nazista, la Resistenza antifascista sviluppata nei maggiori paesi europei, la rivoluzione democratica antimperialista dei popoli di tanti paesi coloniali, la Grande Rivoluzione Culturale Proletaria con cui l’ala sinistra del Partito Comunista Cinese cercò di creare le condizioni perché il movimento comunista superasse i suoi limiti, nonostante tutto ciò la borghesia riuscì a mantenersi al potere in tutti i paesi imperialisti. Capeggiata dai gruppi imperialisti USA e benedetta dal Papa di Roma, essa riuscì a far fronte al movimento comunista e a rinsaldare il suo potere. L’impulso creativo che il movimento comunista aveva impresso a gran parte dell’umanità, si esaurì gradualmente contro i limiti di comprensione delle condizioni, delle forme e dei risultati della lotta di classe nei paesi socialisti e nei paesi imperialisti che il movimento comunista non riuscì a superare nonostante la guida luminosa di Stalin e di Mao Tse-tung e la profonda riflessione sulla rivoluzione nei paesi imperialisti che Gramsci condusse benché condannato a morire nelle carceri fasciste. Persino i primi paesi socialisti vennero a vario titolo e per varie strade riassorbiti nel sistema imperialista mondiale e la “comunità internazionale” della borghesia imperialista presieduta dal governo di Washington e benedetta dal Papa di Roma arrivò nuovamente a spadroneggiare nel mondo.

Ma essa non poteva sfuggire alla sua stessa natura: gli ordinamenti e le istituzioni che essa ha imposto al mondo si sgretolano per azione della nuova crisi generale del capitalismo. Le condizioni di civiltà e di benessere e i diritti che aveva dovuto accordare almeno a una larga parte delle masse popolari dei paesi imperialisti, sono diventate insopportabili per la borghesia imperialista. La presenza che aveva dovuto concedere ai rappresentanti e ai portavoce delle masse popolari nelle assemblee elettive dei suoi Stati, è diventata un vincolo intollerabile per i suoi affari.



Negli ultimi trent’anni con i suoi programmi di privatizzazione, esternalizzazione, finanziarizzazione, liberalizzazione, delocalizzazione e mondializzazione la borghesia ha trasformato il mondo in una prateria aperta alle scorrerie dei gruppi imperialisti più potenti. Con i suoi programmi di “governabilità” ha ridotto gli Stati dei singoli paesi a succursali delle istituzioni del sistema imperialista mondiale, ha emarginato nei singoli paesi ogni rappresentanza e voce popolare e ha insediato suoi uomini a presiedere e presidiare le organizzazioni popolari che non ha distrutto. Essa ha portato al massimo sviluppo i suoi regimi di controrivoluzione preventiva, ma ne ha distrutto i due pilastri principali: le riforme di civiltà e di benessere e la partecipazione delle masse popolari alla lotta politica borghese.

Infatti la protesta e le rivolte dilagano anche nei paesi imperialisti. In tutto il mondo le condizioni che la borghesia crea per la massa della popolazione sono intollerabili, del tutto incompatibili con le abitudini e l’esperienza che le masse popolari hanno fatto, con le idee più avanzate e i sentimenti migliori che l’umanità ha elaborato. Le masse popolari si ribellano su scala crescente in tutto il mondo, anche dove i comunisti ancora non arrivano con la loro opera di propaganda e di organizzazione. Nessuna forza riuscirà ad arrestare questa ribellione. I comunisti possono e devono mettersi alla sua testa, perché possa vincere devono trasformarla in un movimento che costruisca un nuovo mondo, il mondo del comunismo.



Di giorno in giorno gli avvenimenti mostrano e confermano che la crisi generale in cui il capitalismo ha condotto l’umanità persiste e si aggrava. Gli avvenimenti non solo smentiscono quelli che contro ogni evidenza negavano che ci fosse una crisi (i Berlusconi). Smentiscono anche quegli esponenti e portavoce delle classi dominanti che denunciavano la crisi e a gara proponevano le loro cure: questa o quella manovra finanziaria, questa o quella misura di politica economica.

Il governo del nostro paese da tre anni a questa parte è in mano all’“Unto dal Signore”, consacrato dalla Corte Pontificia, dalle Organizzazioni Criminali, dagli imperialisti USA e dai gruppi sionisti che non sanno più come liberarsene. Ma prima è stato per anni nelle mani del circo Prodi, cioè di quelli che oggi brigano per succedere a Berlusconi: i suoi compagni di merenda di ieri. La banda Berlusconi e il circo Prodi si sono alternati in parti eguali al governo del nostro paese negli ultimi vent’anni, dopo la fine del regime democristiano. Le manovre e le misure che gli oppositori di Berlusconi non hanno ancora applicato nel nostro paese, le hanno applicate i loro soci in altri paesi e i risultati smentiscono le loro predizioni: la crisi persiste e si aggrava.

Sono fuori strada anche quelli che oggi sostengono seriamente che per porre fine alla crisi basta adottare misure più radicali come la cancellazione del Debito Pubblico, l’uscita dall’eurozona, l’assunzione da parte della BCE di funzioni monetarie e anticrisi quali quelle svolte dalle banche centrali USA, giapponese o britannica (con i risultati che si vedono), ecc. Quelli che oggi pensano di risolvere la crisi attuale semplicemente imponendo regole al capitale finanziario, dimenticano perché il capitale finanziario è diventato quello che è.

Oggi la crisi divampa nel mondo finanziario e da qui si ripercuote sull’economia reale, l’insieme delle attività con cui i capitalisti valorizzano il loro capitale producendo beni e servizi e dove i proletari lavorano guadagnando un salario. La crisi finanziaria fa precipitare la crisi economica. È quindi facile dimenticare e far dimenticare che il capitale finanziario si è sviluppato fino alle dimensioni attuali e ha assunto le forme e il ruolo attuali nel mondo e nei singoli paesi, perché già negli anni ’70 i capitalisti dovevano far fronte alla crisi dell’economia reale (la seconda crisi per sovrapproduzione assoluta di capitale). La prima ondata della rivoluzione proletaria aveva già esaurito la sua spinta propulsiva del progresso umano e il movimento comunista non era in grado di portare avanti la rivoluzione socialista, in particolare nei paesi imperialisti. Quindi la borghesia imperialista poté far fronte a suo modo alla crisi dell’economia reale. Le forme attuali della crisi mondiale sono il risultato dei programmi di privatizzazione, esternalizzazione, finanziarizzazione, liberalizzazione, delocalizzazione e mondializzazione: il “programma comune” che la borghesia imperialista ha seguito da trent’anni a questa parte sotto la direzione del governo di Washington. È con questo “programma comune” che, guidata dalla borghesia imperialista USA, ha approfittato dell’esaurimento della prima ondata della rivoluzione proletaria, ha fatto fronte alla crisi dell’economia reale a cui i capitalisti erano approdati già alla metà degli anni ’70, più di trenta anni fa e ha eliminato molte delle conquiste democratiche, di civiltà e di benessere che sotto la direzione del movimento comunista le masse popolari le avevano strappato. Nella fase terminale della crisi che è esplosa tre anni fa è naufragato il tentativo della borghesia imperialista di scongiurare definitivamente il movimento comunista e di prolungare indefinitamente il suo sistema sociale facendo ricorso al capitale finanziario e al “programma comune”.



La crisi in corso né finisce spontaneamente soppiantata da una ripresa degli affari né è curata dalle misure delle autorità politiche o delle istituzioni del sistema imperialista mondiale. Per quelli che conoscono la natura della crisi attuale, è cosa scontata. Gli avvenimenti che giorno dopo giorno si succedono convincono anche persone che hanno una visione superficiale della natura della crisi. La crisi attuale non è una crisi ciclica.

La crisi non è neanche dovuta a un cataclisma naturale, all’esaurimento delle risorse della Terra o al destino. L’umanità non ha mai avuto a sua disposizione tanta ricchezza, non ha mai avuto tanta capacità di produrre beni e servizi quanta ne ha oggi, non ha mai avuto tanta capacità di conoscere e migliorare il Pianeta su cui viviamo quanta ne ha oggi. Eppure carestie, vecchie e nuove malattie, la disoccupazione, la miseria, l’inquinamento, cataclismi vecchi e nuovi, crimini di ogni genere, la depressione e la disperazione colpiscono già oggi perfino centinaia di milioni di uomini che fino a qualche anno fa nei paesi imperialisti vivevano in modo dignitoso o almeno avevano fiducia di riuscire a migliorare.

Un sistema di relazioni ancora sostanzialmente barbarico teneva assieme milioni di esseri umani a livello dei singoli paesi e miliardi a livello internazionale a formare una società. Era il sistema di relazioni frutto della storia che abbiamo alle spalle e che la borghesia imperialista aveva restaurato quando la prima ondata della rivoluzione proletaria si era esaurita. Questo sistema non è più adeguato alla situazione. Per questo la crisi si aggrava e si aggraverà. Con questo sistema di relazioni sociali l’umanità non riesce più a riprodursi. Il bambino (l’umanità) è cresciuto a un punto tale che ha bisogno di un modo di comportarsi e di vestiti nuovi. In sintesi e detta con una metafora, questa è la situazione in cui ci troviamo.



L’umanità deve trasformarsi ed è capace di compiere la trasformazione che ha davanti! Le masse popolari devono scindere le loro sorti dalla borghesia, dal clero e dalle altre classi che per loro natura restano legate al passato, sono la personificazione dell’attuale ordinamento sociale, lo vogliono conservare a ogni costo, ricorrono a crimini, a imbrogli, a manovre d’ogni genere e a guerre per imporlo!

Da alcune decine di anni i comunisti sono alla testa delle lotte delle classi oppresse e sfruttate della società borghese. Proprio per questo hanno studiato il sistema di relazioni sociali specifico di questa società. Essi ne hanno messo a nudo le contraddizioni insanabili che avrebbero condotto l’umanità nella situazione attuale. Hanno mostrato che certamente le piaghe della società borghese, in particolare gli antagonismi economici e sociali e il saccheggio delle risorse del Pianeta, si sarebbero aggravate con la crescita della quantità di capitale accumulato. Ma hanno anche mostrato che, sulla base delle acquisizioni materiali, intellettuali e sentimentali che ha raggiunto, l’umanità può sfuggire ad esse e passare a una fase superiore della sua evoluzione: il nuovo mondo del comunismo. Sia pure solo a grandi linee, hanno indicato il percorso che l’umanità ha bisogno di seguire.

Hanno così costruito un patrimonio di conoscenze che ora è a nostra disposizione: la concezione comunista del mondo. Noi comunisti abbiamo quindi il grande vantaggio di conoscere quali sono il comportamento e il vestito adeguati alla situazione, quelli che l’umanità deve adottare e di avere strumenti per condurre l’umanità ad adottarli. Ogni persona decisa senza riserve a svolgere questo ruolo di servizio, può e deve diventare comunista.

L’umanità deve riorganizzare la propria esistenza, deve costruirsi un nuovo sistema di relazioni sociali a partire dalla riorganizzazione dei rapporti di produzione nei singoli paesi e a livello del mondo intero. La produzione dei beni e dei servizi necessari per la sua vita è già oggi basata principalmente sulla connessione a livello dei singoli paesi e del mondo intero di individui, gruppi e paesi. Questa connessione tra individui, gruppi e paesi si è costituita negli ultimi cinquecento anni. Il mercato e il capitale sono stati il suo motore e il suo collante al modo barbarico in cui lo poteva essere una classe di sfruttatori, come effetto collaterale della produzione di profitto e dell’accumulazione di capitale. Proprio il mercato e il capitale si rivelano oramai insufficienti come collante: la connessione si disgrega e il motore gira a vuoto. Questo è la crisi con le sue mille atroci manifestazioni attuali.

Nonostante tutti i poteri, i mezzi e le conoscenze di cui dispongono, i capitalisti con i loro procedimenti e le loro istituzioni non riescono più a dirigere l’umanità a produrre e distribuire i beni e i servizi di cui ha bisogno: quello che sia pure in modo ancora barbarico hanno invece fatto negli ultimi secoli della storia umana. Per questo la grande ricchezza e l’infinita forza di produzione e di trasformazione diventano miseria, distruzione, criminalità e guerra. È la loro natura intrinseca, formata dal ruolo sociale che svolgono, che rende i capitalisti oramai inadatti, stante le dimensioni e le caratteristiche che il processo produttivo ha assunto. Il loro posto deve essere preso dalle masse popolari organizzate: “al posto della vecchia società borghese con le sue classi e i suoi antagonismi di classe, deve subentrare un’associazione nella quale il libero sviluppo di ciascuno è la condizione per il libero sviluppo di tutti” (così Carlo Marx e Federico Engels, i fondatori della concezione comunista del mondo, caratterizzarono il futuro che l’umanità poteva costruirsi, il comunismo).

L’umanità dispone oggi dei mezzi materiali e delle conoscenze necessari per compiere questa trasformazione. Ma non è una trasformazione che avviene spontaneamente: ha bisogno di coscienza e di organizzazione, quindi di una direzione. La concezione borghese e la concezione clericale del mondo, trasfuse nel senso comune, spingono a ritornare al passato per sfuggire al cattivo presente. La concezione comunista del mondo guida a costruire il nuovo mondo: il comunismo. Questa contraddizione determina il cammino delle masse popolari, le due vie tra le quali oggi si dibatte l’umanità.

Il nuovo mondo del comunismo non è la semplice estensione o variazione di una base di conoscenze, sentimenti, abitudini, procedimenti e modi di fare già universalmente acquisiti e radicati. La borghesia imperialista ha condotto l’umanità in uno stato da cui l’umanità può sollevarsi più forte di prima e immunizzata per sempre dalle malattie del capitalismo, ma per farlo deve affrontare una cura lunga e per molti aspetti dolorosa. Gli individui migliori e più generosi devono aprire la via agli altri con il loro esempio. L’umanità deve trovare la forza di trasformarsi e deve creare le condizioni sociali necessarie per farlo. Infatti trasformarsi è un’opera possibile, ma è un’opera che richiede organizzazione e coscienza da cui la borghesia e il clero hanno cercato e cercano con ogni mezzo di distogliere le masse popolari. In ogni paese e a livello mondiale la trasformazione necessaria può essere compiuta solo man mano che almeno una parte importante della popolazione si organizza e mobilita per realizzare coscientemente il comune obiettivo. Ogni paese che avanzerà sulla via dell’instaurazione del socialismo, renderà più facile percorrere una strada analoga ai popoli degli altri paesi. In questo modo si costruirà la nuova futura umanità.

Oggi nei paesi imperialisti la direzione della società e il potere sono ancora in mano alle classi espressione del vecchio sistema di relazioni sociali, alle classi che da esso derivano il loro potere e i loro privilegi, alle classi che distolgono le masse popolari dalla coscienza e dall’organizzazione di cui hanno invece bisogno. Nessun tentativo di convincere la borghesia e il clero con le buone ragioni o di indurli con la paura del peggio a fare diversamente da quello che detta la loro natura, darà risultati su grande scala. Queste classi non sanno fare altro e non concepiscono altra forma di vita. Per un finanziere non è concepibile che il denaro non frutti altro denaro. Per un banchiere non è concepibile prestare denaro senza interesse. Per un capitalista non è concepibile né ammissibile che un’azienda funzioni senza fare profitti. Per un borghese non è concepibile che un essere umano lavori se non per arricchirsi. Per un prete gli uomini si comportano civilmente solo per sottomissione a dio e per paura del suo castigo: “se non esistesse dio, ogni licenza sarebbe lecita”, proclama il Papa. Dio è la trasfigurazione del padrone e il padrone è la sua incarnazione. Bisogna togliere la direzione della società alla borghesia, al clero e alle classi ad essi associate. Sono classi di sfruttatori e di oppressori. Questa è la natura che la loro pratica ha formato. Sono il residuato del passato barbarico da cui l’umanità deve liberarsi. Il capitalismo si abbatte, non si cambia.

La borghesia, il clero e le altre classi dominanti impediscono con ogni mezzo e senza alcuno scrupolo la trasformazione di cui l’umanità ha bisogno: impediscono con ogni mezzo che le masse popolari raggiungano un livello di organizzazione e di coscienza sufficienti a prendere in mano la situazione e avviare la riorganizzazione della società. Nei paesi imperialisti le classi dominanti non hanno fatto ancora ricorso alla guerra civile e usano ancora con moderazione la repressione, solo perché per ora lo strumento più efficace sono la confusione delle idee, la diversione dell’attenzione, l’intossicazione delle coscienze, la promozione di ogni vizio, la demoralizzazione e la rassegnazione che spargono a piene mani. Quando si è esaurita la spinta creativa che nel secolo scorso, a partire dalla gloriosa Rivoluzione d’Ottobre, il movimento comunista era riuscito a imprimere su vasta scala all’intera umanità trascinandola nella prima ondata della rivoluzione proletaria, le classi dominanti ne hanno approfittato per uccidere nelle masse popolari la fiducia di essere capaci di capire e di trasformare il mondo in conformità alle idee più avanzate e ai sentimenti migliori che l’umanità ha elaborato e per distruggere o corrompere la rete di organizzazioni popolari che il movimento comunista aveva creato o migliorato. Ma il sistema che le vecchie classi dominanti, gli oppressori e sfruttatori di un tempo hanno rimesso in piedi, ora va un’altra volta a pezzi. Una nuova ondata della rivoluzione proletaria avanza in tutto il mondo. Nessuno riuscirà a impedirla. Quello che dipende da noi comunisti sono le forme e i tempi: possiamo renderla meno distruttiva, meno tormentosa e più rapida.



I quattro temi principali da discutere
nel Movimento Comunista Internazionale

www.nuovopci.it/scritti/i4temi/index.html

1. il bilancio del movimento comunista (prima ondata della rivoluzione proletaria e primi paesi socialisti, crisi del movimento comunista e revisionismo moderno, rinascita del movimento comunista sulla base del marxismo-leninismo-maoismo);

2. la teoria della (prima e seconda) crisi generale del capitalismo nell’epoca imperialista e della connessa situazione rivoluzionaria in sviluppo;

3. il regime di controrivoluzione preventiva instaurato dalla borghesia nei paesi imperialisti;

4. la strategia della guerra popolare rivoluzionaria di lunga durata.


Nei paesi imperialisti e a livello mondiale le leve del potere e dell’azione collettiva oggi sono ancora nelle mani delle classi che si oppongono alla trasformazione di cui le masse popolari hanno bisogno. Per trasformarsi, le masse popolari devono travolgere l’opposizione di queste classi. Finché non l’avranno travolta, la loro situazione continuerà a incancrenirsi e a peggiorare. Solo dopo aver travolto l’oppressione delle classi dominanti almeno in alcuni grandi paesi, le masse popolari potranno iniziare la costruzione del nuovo mondo.

Sembra la storia dell’uovo e della gallina. Le masse popolari per uscire dall’atroce situazione in cui le classi dominanti le costringono, devono emanciparsi dalle classi dominanti; ma per emanciparsi devono essere già capaci di un’azione sociale indipendente dalle classi dominanti, cioè essersi già emancipate da esse.

Ma solo apparentemente è un vicolo cieco. La via d’uscita è il movimento comunista. Sta a noi comunisti invertire il corso attuale delle cose portando le masse popolari a rovesciare la loro condizione sociale. Noi dobbiamo appropriarci del patrimonio di conoscenze elaborato dal movimento comunista e svilupparlo oltre i limiti contro cui si è infranta la prima ondata della rivoluzione proletaria: questi limiti sono oramai conosciuti e sviscerati, è una scienza oramai acquisita che va solo verificata, affinata e via via arricchita nella pratica della nuova ondata della rivoluzione proletaria. Con questo patrimonio dobbiamo e possiamo condurre le masse popolari alla riscossa, alla seconda ondata della rivoluzione proletaria che introdurrà definitivamente l’umanità nel socialismo che è la via verso il comunismo.

In questo quadro, la crisi del capitalismo è un’occasione oltre che una disgrazia. Essa rende impossibile all’umanità continuare nelle vecchie miserabili condizioni in cui trascinava la sua esistenza, quindi la costringe a compiere lo sforzo necessario per superarle e passare a una fase superiore della sua storia. Una comune disgrazia schiaccia una parte crescente della popolazione. I vecchi modi di vita sono cancellati ed è impossibile ristabilirli. Una parte crescente della popolazione, in ogni paese e a livello mondiale, per sopravvivere deve cercare una nuova via, deve fondare un nuovo sistema di relazioni sociali. Il vecchio modo di vivere è intaccato e sarà comunque distrutto dalle stesse classi dominanti e dalle relazioni e abitudini del passato che esse impongono all’umanità finché mantengono il potere. Le masse popolari devono togliere loro il potere. La strada che noi comunisti indichiamo e promuoviamo è non solo via di sopravvivenza, ma è anche la via del progresso.

Dobbiamo propagandarla, insegnarla, organizzare nelle file del Partito comunista e del Fronte delle forze rivoluzionarie quelli che via via la fanno propria. Con le forze raccolte dobbiamo rilanciare di volta in volta a un livello superiore la nostra opera e condurre passo dopo passo una parte crescente delle masse popolari a prendere in mano il proprio destino, a rompere i vincoli imposti dalle classi dominanti, a sbarazzarsi di esse e costruire il nuovo mondo: il comunismo.

Il nuovo mondo non nasce d’un colpo. Lo abbiamo ben visto durante la prima ondata della rivoluzione proletaria, nel secolo scorso. Non è un sistema di regole e di leggi dettate da dio che gli uomini devono applicare. È un nuovo modo di vivere e di lavorare concepito e messo in opera da milioni di uomini e donne sulla base della proprietà comune degli strumenti, delle condizioni e dell’arte della produzione. La sua creazione è un’impresa finora ancora mai compiuta. Ma l’umanità ha elaborato i mezzi, le conoscenze e i sentimenti necessari per compierla, oltre che averne bisogno per scampare dalla distruzione in cui il capitalismo e le sue classi dominanti la spingono. È una strada nuova che l’umanità può e deve aprirsi, scoprendo via via la soluzione di ogni problema particolare, verificandola, correggendola, affinandola, consolidandola e sulla base di essa procedendo oltre.

Grandiosa è l’opera di noi comunisti, iniziatori e promotori di questa trasformazione. Ciò che oggi fa difetto alle masse popolari per destarsi a quest’impresa è proprio la nostra opera, l’opera del Partito comunista. Noi comunisti dobbiamo per primi trasformarci, renderci più capaci di operare, di aggregare le nuove forze che si rendono disponibili, di trovare la soluzioni organizzative e tattiche più adatte ed efficaci. Il collo di bottiglia della trasformazione che l’umanità deve compiere, non è quanti siamo oggi noi comunisti. Il collo di bottiglia è la nostra qualità: quanto abbiamo imparato dall’esperienza della prima ondata della rivoluzione proletaria, quanto siamo già diventati capaci di andare oltre i limiti che ci hanno impedito di instaurare il socialismo nei paesi imperialisti nel corso della prima crisi generale del capitalismo. Grazie a quello che abbiamo imparato e a quello che siamo diventati, il nostro numero crescerà, gli operai più avanzati, i migliori esponenti delle masse popolari, gli individui più generosi si uniranno a noi, diventeranno anch’essi comunisti, membri del Partito comunista.

L’umanità deve trasformarsi, gli individui che la compongono devono stabilire tra loro relazioni diverse da quelle attuali e da quelle del passato e devono riorganizzare le loro attività sulla base delle concezioni e dei sentimenti più avanzati. Quindi gli individui stessi devono trasformarsi, trasformare la loro concezione del mondo, la loro mentalità e la loro personalità. Non è né impossibile né strano. Tutta la storia della specie umana è storia di trasformazioni. Il Papa di Roma e i suoi preti predicano che l’uomo è stato creato da dio tale quale è oggi, che è sempre stato così: ma non è vero. Gli esseri umani si sono trasformati sul piano fisico e molto più ancora sul piano delle relazioni, delle idee, dei sentimenti e dei caratteri. Vi sono periodi in cui la trasformazione è avvenuta molto lentamente e periodi in cui è stata rapida: la nostra è un’epoca di rapida trasformazione sotto l’incalzare della necessità imposta dalla crisi del capitalismo che precipita.

In un certo senso oggi in questa trasformazione noi comunisti siamo il collo di bottiglia. Ma lo siamo in un senso ben preciso: nel senso che la trasformazione dell’umanità dipende da noi, non può compiersi senza di noi, è per sua natura una trasformazione che ha bisogno di coscienza e di organizzazione. D’altra parte noi possiamo svilupparla su grande scala, basta solo che ci dedichiamo ad essa senza riserve.

Per costruire il nuovo sistema di relazioni sociali le masse popolari hanno bisogno di esercitare facoltà che le classi dominanti le hanno sempre distolte dall’apprendere; hanno bisogno di usare conoscenze che le classi dominanti hanno sempre loro negato. Le classi dominanti del capitalismo, la borghesia, il clero e le vecchie classi ad essi associate, hanno tenuto le masse popolari lontano dalle attività specificamente umane, da quelle attività e funzioni che distinguono la specie umana da ogni altra specie animale. Hanno tenuto le classi popolari lontano dalle attività spirituali, il più lontano che lo consentiva il ruolo che le masse popolari dovevano pur svolgere nella produzione, il lavoro che dovevano fare al servizio delle classi dominanti. Le masse popolari sono state ammesse a imparare a leggere e a scrivere solo quando e nella misura che il loro ruolo nella produzione lo rendeva necessario. “Perché insegnare la filosofia a uno che è destinato a fare lo spazzino?” proclamava senza vergognarsi ancora pochi anni fa Letizia Moratti, ministra della Pubblica Istruzione di uno dei governi Berlusconi. E infatti fanno quanto possono per riportare la scuola ad essere una scuola di mestieri. “Lei non è pagato per pensare. Altri sono pagati per questo!”, ammoniva il celebre ingegner Frederick Taylor. “Qui non si fa politica!”, prescriveva il padrone democristiano o liberale che fosse. La borghesia ha precluso alle masse popolari la conoscenza e le arti necessarie per organizzare e dirigere con lo stesso zelo con cui il clero della Chiesa Cattolica Romana preclude ai fedeli la celebrazione della messa e alle donne il ministero religioso. Le normali relazioni della società borghese (e peggio ancora le relazioni delle società più antiquate) relegavano le masse popolari al ruolo di esecutori di quello che i padroni circondandosi di mille segreti (industriale, commerciale, politico, militare, ecc.) prescrivevano. I padroni al massimo tolleravano che i lavoratori discutessero della remunerazione, della distribuzione del reddito: era il limite che i sindacati gialli, i sindacati padronali non superavano mai. “La morale viene da dio e l’uomo deve obbedire ai precetti di dio”, osa ancora oggi proclamare il Papa di Roma e della voce di dio dichiara interprete se stesso più i suoi preti però fintanto che sono d’accordo con lui. Per emanciparsi dalle classi dominanti, le masse popolari hanno bisogno di attitudini, funzioni e conoscenze che le classi dominanti hanno sempre loro precluso.

Ma proprio per la natura del suo sistema sociale, la borghesia non ha potuto impedire che si creassero i germi dell’emancipazione delle masse popolari dal suo sistema sociale. Per sua natura, la società borghese presenta fessure attraverso le quali sfuggire all’oppressione. I comunisti sono individui che hanno osato sfidare l’ordine borghese, hanno imparato a usare quelle fessure: sono ribelli all’ordine costituito che si specializzano nel valorizzarle. Quelli che provengono dalle classi dominanti, si trasformano aderendo al Partito comunista e mettono le loro conoscenze e le loro risorse al servizio della lotta che le masse popolari conducono per emanciparsi. Quelli che provengono dalle masse popolari, si distinguono dal resto delle masse popolari proprio perché approfittano delle contraddizioni della società borghese: sono quei membri delle masse popolari che con un particolare sforzo individuale hanno raggiunto un certo livello di conoscenza in tutti i campi necessari per l’organizzazione e la direzione della vita sociale, lo hanno messo al servizio dell’emancipazione delle masse popolari e organizzandosi nel Partito comunista hanno riunito le forze e le condizioni necessarie per progredire oltre, svolgere la loro opera su larga scala e allargare le loro file. Essi sono un frutto contraddittorio della condizione particolare in cui la borghesia ha dovuto mettere la classe operaia per poterla sfruttare: il movimento comunista è derivato dal movimento operaio, è il punto più alto dello sviluppo del movimento operaio. Il Partito comunista è l’avanguardia della classe operaia, l’avanguardia organizzata sulla base della concezione comunista del mondo. È il partito che promuove la lotta dei lavoratori per emanciparsi dalla borghesia e dal clero e creare il nuovo mondo del comunismo.

I comunisti sono l’avanguardia organizzata delle masse popolari, i promotori della lotta che le classi popolari e in primo luogo la classe operaia devono condurre per la propria emancipazione dalla borghesia, dal clero e dalle vecchie classi a queste associate. Per questo la borghesia, il clero e le altre classi privilegiate vedono i comunisti come fumo negli occhi. Li perseguitano e cercano in ogni modo di corromperli, scoraggiarli, deviarli, soffocarli, eliminarli. I comunisti sono una componente indispensabile del processo di emancipazione degli operai e del resto delle masse popolari. La condizione indispensabile perché gli operai e le masse popolari si emancipino dal capitalismo è che alcuni di loro diventino comunisti e si costituiscano in Partito comunista. La persecuzione con cui la Repubblica Pontificia cerca di soffocare il (n)PCI, è un indizio che il (n)PCI è sulla strada giusta, svolge relativamente bene il compito che è suo proprio. Per noi è un motivo di vanto, oltre che essere un’aggressione a cui resistiamo con onore, che combattiamo con forza e contro cui mobilitiamo le masse popolari a essere solidali con noi.



Questo è il ruolo dei comunisti e del loro partito, come lo abbiamo imparato dall’esperienza dei 160 anni di lotta del movimento comunista cosciente e organizzato e in particolare dall’esperienza della prima ondata della rivoluzione proletaria nel secolo scorso. Questo è il ruolo per svolgere il quale il nuovo Partito comunista italiano e i suoi membri devono impegnarsi senza riserve a rendersi capaci. Chi vuole venire con noi, chi vuole capire se la strada che noi seguiamo è giusta, deve valutare i singoli aspetti di essa alla luce del ruolo che abbiamo indicato, che è il ruolo dettato dall’esperienza.

Chi è convinto che le masse popolari non abbiano bisogno dei comunisti e del loro Partito, chi è convinto che un altro debba essere il ruolo dei comunisti e del loro Partito, troverà certamente fuori luogo molte delle cose che noi facciamo e diciamo. Ma oggi nel nostro paese, come del resto in altri paesi, si moltiplicano i propositi e i tentativi di creare nuovamente il partito comunista. Questo è un ottimo segnale. Le masse popolari sono in moto, la crisi del capitalismo le ha messe in moto spontaneamente, cioè anche dove ancora non sono arrivati i comunisti con la loro opera di propaganda, di mobilitazione, di organizzazione e di direzione. L’agitazione delle masse popolari aumenterà inevitabilmente, aumenteranno le proteste, le rivendicazioni, le rivolte. Centinaia di milioni di esseri umani sono già ridotti a vivere di espedienti, di sotterfugi, di carità e di ammortizzatori sociali: il loro numero crescerà, ma cresceranno anche il numero e l’audacia di quelli che non si rassegneranno. Milioni di esseri umani sono vittime ogni anno delle guerre che la “comunità internazionale” degli imperialisti scatena in numero crescente e della guerra di sterminio non dichiarata che la borghesia, il clero e le classi ad essi assimilate conducono contro le masse popolari in ogni angolo della terra, ma la resistenza cresce dovunque e la vittoria delle orde criminali dei mercenari degli imperialisti diventa più rara. Molti intellettuali che si salvavano la coscienza ripetendo e ripetendosi che “la colpa è delle masse che non lottano”, hanno perso il loro paravento. È largamente avvertito il bisogno di un’avanguardia che formula la prospettiva per il futuro, che la propaganda, che progetta il cammino da fare e si assume il ruolo di centro promotore e organizzatore. Le chiacchiere sulla “morte della forma partito” sfornate per anni da lacchè diplomati della borghesia imperialista sfumano man mano che la lotta si fa dura. Oggi già per molti la lotta si è spostata sul terreno della natura del Partito comunista di cui c’è bisogno. Fioriscono anche molte fantasie e idee più o meno serie. Il nostro Partito è ancora guardato a distanza. La quantità delle nostre forze e le dimensioni della nostra opera non sono ancora tali da rendere impossibile eludere la questione che noi poniamo, a chi per i più vari motivi vuole eluderla. Ma la questione resta là, impossibile rimuoverla. I fatti sono dalla nostra parte. Non ammettono altra soluzione.

L’esperienza è dalla nostra parte. Noi sfidiamo ogni persona che si occupa e preoccupa di trovare una via d’uscita dal capitalismo o almeno dalla sua crisi, a trovare la confutazione delle nostre tesi non nelle proprie idee, nelle sue preferenze, sei suoi gusti e nelle sue aspirazioni personali, ma nell’esperienza della lotta delle classi della società borghese negli ultimi duecento anni. La concezione comunista del mondo è una scienza sperimentale. L’esperienza la conferma e la arricchisce. La concezione comunista del mondo è la guida per l’azione: per la lotta con cui gli operai e le masse popolari si emancipano dal capitalismo, instaurano il socialismo e creano il nuovo mondo del comunismo. ".

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di Redazione
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