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Il fascicolo della Procura della Repubblica di Roma

Offese a Napolitano: indagati Di Pietro e Belpietro


Offese a Napolitano: indagati Di Pietro e Belpietro
13/10/2009, 22:10

Per il secondo giorno consecutivo il Presidente della Repubblica si è visto costretto a rivendicare la propria imparzialità e fedeltà alle prerogative costituzionali, respingendo le critiche rivoltegli all’indomani della sentenza della Consulta sul lodo Alfano. Intanto, la Procura della Repubblica di Roma ha aperto un fascicolo per vilipendio all’onore e del prestigio del Capo dello Stato nei confronti di Antonio Di Pietro e Maurizio Belpietro, rispettivamente leader dell’Italia dei Valori e direttore di “Libero”.

NAPOLITANO, in un discorso ad ampio raggio che ha suscitato un consenso bipartisan, sottolinea che la trasformazione delle istituzioni e degli apparati dello Stato in corso negli ultimi anni è “un processo in pieno svolgimento” che “ancora richiede alcune incisive modifiche costituzionali specie per dare coerenza, anche sul piano della fisionomia e sul funzionamento del Parlamento nazionale, alla svolta che è stata avviata in senso autonomistico e federalista”. Necessario, inoltre, un “clima costruttivo di dibattito di ricerca sui temi della politica e dell’amministrazione degli affari interni”.

UN FASCICOLO è stato intanto aperto, nei confronti di Di Pietro e Belpietro, per il reato di vilipendio dell’onore e del prestigio del Capo dello Stato dalla Procura della Repubblica di Roma, in riferimento a due episodi distinti. Il primo, relativo a Di Pietro, riguarda la frase pronunciata dal leader di Italia dei Valori nei confronti di Giorgio Napolitano quando il Presidente promulgò, il 3 ottobre scorso, la legge sullo scudo fiscale (“Napolitano affermando che non poteva non promulgare la legge criminale sullo scudo fiscale ha compiuto un atto di viltà e abdicazione). Il secondo episodio si riferisce invece ad un articolo di fondo nel quale Maurizio Belpietro, parlando del viaggio in Giappone di Napolitano quando in Afghanistan furono uccisi sei parà della Folgore, commentò il mancato rientro del Presidente (“Invece di prendere l’aereo e tornare a Roma è andato ad un pranzo a consumare i fusillotti a lenta lavorazione all’Armani tower”). Nel fascicolo sono stati inseriti i resoconti di stampa e l’interrogazione fatta da Francesco Cossiga al ministro dell’Interno Roberto Maroni ed al ministro della Giustizia Angelino Alfano. Il Guardasigilli, dal canto suo, ha confermato di aver ricevuto le due richieste di autorizzazione a procedere che ha “immediatamente sottoposto alla direzione generale della giustizia penale che dovrà fare la relazione di prassi”, chiedendo la massima celerità e riservandosi di decidere dopo aver letto la relazione.

I DUE INDAGATI hanno avuto reazioni diverse. “Non so cosa deciderà il ministro Alfano, - ha detto Di Pietro, - ma so che ha il dovere di tutelare anche i miei diritti, fra i quali quello di sapere fino a che punto può spingersi il diritto di critica”. “E’ mio diritto, - incalza il leader di Italia dei Valori, - avere una decisione da parte del giudice e se il ministro della Giustizia mi nega l’autorizzazione, mi toglie quel diritto fondamentale. Per quanto mi riguarda non mi avvarrò di alcuna delle prerogative previste dall’art. 68 della Costituzione e rispetterò quella della corte come sentenza giudiziaria e non la condannerò come decisione politica”. Maurizio Belpietro ha invece affermato che nel suo editoriale non aveva intenzione di offendere nessuno, “ma esercitare solo il diritto di critica”. Al suo fianco è scesa la Fnsi, federazione nazionale della stampa italiana, che in una nota afferma: “Non è condivisibile che la magistratura metta sotto indagine i giornalisti per il loro modo di raccontare la realtà, per quanto sgradevole possa risultare il loro punto di vista. L’articolo di fondo che il direttore di ‘Libero’, Maurizio Belpietro, ha dedicato alla visita del presidente della Repubblica in Giappone ha suscitato polemiche e indignazione. Ma è fuori luogo il ricorso ad una strumentazione giuridica visibilmente anacronistica, che si configura come un impedimento all’esercizio del diritto di critica”. “Se nella vicenda in questione Maurizio Belpietro ha violato canoni di correttezza deontologica, altri dovranno eventualmente preoccuparsene, - continua la Fnsi, - ma siamo convinti che il rispetto dovuto al presidente Napolitano, indiscutibile garante delle nostre istituzioni democratiche, non abbia bisogno di essere sostenuto da iniziative di stampo illiberale”.

LA PRESIDENZA DELLA REPUBBLICA ha fatto sapere di essere “totalmente estranea sia a iniziative giudiziarie sia ai procedimenti di autorizzazione a procedere per il reato di offesa all’onore e al prestigio del capo dello Stato”. “Già nell’ottobre 2007, - si sottolinea dal Colle, con riferimento alle dichiarazioni di Storace di due anni fa - si era fatto presente che dal 1993 la presidenza della Repubblica ha posto termine alla prassi, invalsa fino a quel momento, di un pronunciamento preventivo dell’istituzione sulle richieste di autorizzazione a procedere per tale reato, lasciando la decisione in questione alla piena autonomia del ministro della Giustizia sulla base di quanto prescritto dall’articolo 313 del Codice penale”.

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di Nico Falco
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