Politica / Parlamento

Commenta Stampa

OGGI APPROVAZIONE DEFINITIVA CON FIDUCIA DEL DECRETO FISCALE


OGGI APPROVAZIONE DEFINITIVA CON FIDUCIA DEL DECRETO FISCALE
05/08/2008, 07:08

Terzo passaggio del decreto fiscale in Parlamento (tocca alla Camera, dopo le modifiche apportate al Senato), terza fiducia e sicuramente terza approvazione parlamentare. Ma, a parte tutto quello che di negativo aveva questo decreto sin dalla sua prima stesura (di positivo non ha quasi nulla), si sono aggiunte altre cose sbagliate. Infatti, le norme anti precari, fatte per impedire ai lavoratori che, pur lavorando regolarmente presso qualche società o ente pubblico (in particolare alla Posta), risultano avere contratti precari sistematicamente rinnovati alla scadenza (ma che comunque comportano stipendi più bassi, niente scatti di anzianità, contributi inferiori e in genere inferiori diritti), secondo gli Uffici Studi della Camera sono incostituzionali, perchè violano l'articolo 3 della Costituzione. Infatti il provvedimento dispone che chi ha fatto causa per ottenere il riconoscimento dei propri diritti possa essere liquidato con una somma pari da 2 a 6 mensilità e non possa avere null'altro a pretendere. Ma chi in passato ha fatto causa e l'ha conclusa, ha ottenuto il riconoscimento di un posto di lavoro; e chi farà causa domani, salvo altre scandalose sanatorie, avrà il riconoscimento dei propri diritti. Solo coloro che stanno facendo causa adesso dovranno accontentarsi di una misera mancia e di moltissima precarietà. Stesso problema per la concessione della pensione sociale, per cui prima si era deciso di non concederne più o quasi; poi si è modificata la legge e si è fatta una distinzione tra italiani ed extracomunitari, per cui per i primi è semplice averla, mentre i secondi devono dimostrare di avere vissuto in Italia consecutivamente negli ultimi 10 anni. E anche questo va contro l'articolo 3 della Costituzione. Nonostante questo la maggioranza vuole approvare questo decreto a tutti i costi, per poi lasciare l'intera economia nazionale per tre anni nelle mani del solo Tremonti, che dovrebbe gestirla con semplici atti amministrativi non soggetti all'approvazione parlamentare. Il Quirinale ha già protestato, in quanto si viola la legge, ma il governo ha già fatto spallucce.

Una piccola annotazione. Nei giorni scorsi Berlusconi ha continuato a dire che lui vuole il dialogo, ma l'opposizione lo rifiuta. Ma se guardiamo quello che succede in Parlamento, vediamo che su questo decreto fiscale è stata posta la fiducia tre volte su tre passaggi parlamentari; sul lodo Alfano per togliere dai guai giudiziari Berlusconi si è riusciti ad approvare un provvedimento in meno di 15 giorni tra Camera e Senato, annullando di fatto i tempi del dibattito; finora il Parlamento è stato talmente impegnato con i decreti che questo governo sforna a ripetizione e con il Lodo Alfano che non ha ancora avuto modo di discutere alcun provvedimento legislativo. E questo sarebbe il dialogo? Questo è il dialogo di un dittatore che accetta che gli altri dicano solo: "Sì, signore".

Commenta Stampa
di Antonio Rispoli
Riproduzione riservata ©