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OLTRE LA DEMOCRAZIA DEI PARTITI, IL CASO DELLA CAMPANIA


OLTRE LA DEMOCRAZIA DEI PARTITI, IL CASO DELLA CAMPANIA
13/01/2009, 07:01


 

OLTRE LA DEMOCRAZIA DEI PARTITI, LA SITUAZIONE CAMPANA.


 

di Giuseppe Corona


Di fronte ai fatti occorrerebbe avere atteggiamenti intellettualmente onesti: non esorcizzarli oppure, peggio, criminalizzarli. Essi andrebbero invece interrogati e interpretati per ascoltare se essi hanno qualcosa di nuovo da annunciarci. Rimuovere o condannare quanto non concorda con le nostre abitudini, con i nostri sperimentati modi di vedere le cose, è umano, ma non aiuta proprio chi si comporta in questo modo.

C’è in Italia una fascia di popolazione, che va dai quarantacinque anni in su, nella quale è ancora vivo il ricordo dell’esistenza di partiti strutturati, invadenti, condizionanti la vita di ognuno, a volte fin nei più intimi risvolti. Chi è oltre i quarantacinque anni ancora oggi mostra di non saperne e volerne fare a meno. Questa fascia di età detiene sostanzialmente il monopolio della formazione dell’opinione pubblica ed è essa che anima e struttura il dibattito politico nel nostro paese.

Cosa, nella sostanza, traspare da questo dibattito? Una enorme, non sopita voglia di partito. Si favoleggia di una entità mitica nella quale si vorrebbero raccogliere tutte le virtù del mondo.

Guardiamo i fatti!

Il primo è che tutte le generazioni successive quando si parla di partiti o sanno approssimativamente di cosa si tratti e sono disinteressati, non sapendo bene di cosa si stia parlando, o addirittura non sanno alcunché di cosa si tratti. Milioni di persone che non hanno più orecchio per ascoltare o capire questa favola antica! Per non parlare, poi, dei milioni di immigrati che nel prossimo decennio, che lo si voglia o no, diventeranno cittadini italiani.

Il secondo è il sistematico fallimento di tutti i tentativi di costruire partiti. Fallì Martinazzoli, con il Partito Popolare, nel voler far rinascere dalle ceneri l’esperienza cattolica. Fallì Segni, ma già si trattava di un tentativo leaderistico, nel trasformare in partito il movimento referendario. Fallì Occhetto nel far sopravvivere trasformisticamente sotto falso nome(P.D.S.) il vecchio partito comunista. Fallì D’Alema con le varie “cose” di cui non ricordo il numero. E’ fallito Bertinotti per non parlare di qualche patetico resto della nomenclatura socialista. Sta fallendo miseramente, per chi ha occhi per vedere, il tentativo veltroniano

Il terzo è la nascita delle formazioni politiche personali. Tra queste hanno eccelso, sia pure per vie e modi diversi, quella berlusconiana e quella prodiana.

La prima si è giovata della scomparsa di un pezzo, maggioritario, del sistema partitico, trasformandone parte consistente dell’elettorato in proprio seguito personale. La seconda si è giovata della dichiarata impotenza del maggiore partito della sinistra non socialista di proporsi come guida governativa e ha tentato, sotto una denominazione non partitica, l’Ulivo prima l’Unione poi, di diluire la resistenza partitica per dissolverla progressivamente attraverso la guida del governo, legittimata non dai partiti ma dalle primarie.

Mentre Berlusconi, avendo meno resistenze, è riuscito a costruirsi un possente seguito personale, Prodi, per la tortuosità necessaria della strada scelta, ha fallito, lanciando però una maledizione sui partiti, o monconi di essi, che si sta macabramente avverando. I partiti della sinistra estrema sono del tutto scomparsi o quasi e il tentativo del Partito Democratico langue, votato com’è, a mio parere, per ragioni essenziali, a fallire, incalzato da un piccolo movimento personale, mentre dalla Sardegna, appoggiato dal solito potere economico-mediatico, e, pare, dallo stesso Prodi, spera di scendere in campo il Berlusconi del centro-sinistra. Si annuncia un altro tentativo potente di costituire un seguito personale. Se non sarà questo, prima o poi ne sarà un altro. Del resto il tentativo veltroniano originariamente, sia pure maldestramente condotto, seguiva un modello leaderistico personale. Chi si illude di raccogliere le ceneri di Veltroni per costruire finalmente il Vero Partito, per quanto passi per supremo realista, è un illuso.

Il quarto, sotto i nostri occhi qui in Campania, destinato ad avere effetti nazionali dirompenti, è la vittoria dei “cacicchi”, i vertici istituzionali della Regione e di Napoli, nel braccio di ferro con quell’armata Brancaleone che, guidato da politici improvvisati, porta ancora il nome di partito. Ancora una volta un leader, con un seguito personale, dotato di un reale potere, conquistato sulle ceneri dei partiti, e di una qualche sapienza politica, trionfa, sia pure tra l’indignazione generale. Ma l’indignazione, si sa, è merce a buon mercato. Altra cosa è l’arte della politica!

Un quinto, conseguenza del precedente, è che in Campania va crescendo in maniera sempre più percettibile l’ideologia della lista civica. Ideologia sotto la quale si nasconde la vergogna di sé dei partiti, e la loro impresentabilità, mentre qualcuno scalda i muscoli.

Questo è quanto i giovani, che di partito non sanno né vogliono sapere, vedono e conoscono; ai potenti che si sono affermati, si affermano e si affermeranno affidano, con i loro consensi, i loro bisogni e i loro sogni.

Questi sono i fatti che determinano ormai la Costituzione materiale del nostro paese. Non sarebbe il caso di prenderne atto e di accettare che questo movimento di estinzione dei partiti è inarrestabile e, per fortuna, definitivo? Non sarebbe bene dedicarsi a un più importante e nobile compito: trasformare in scritta questa Costituzione materiale definendo per questo movimento livelli istituzionali e regole che garantiscano controlli e partecipazione perché tutti possano concorrere in una gara, altrimenti truccata e aperta solo a chi, per merito, fortuna o sorte, si trova a godere di mezzi personali per avviare avventure politiche, formarsi seguiti e acquisire poteri incontrollati e incontrollabili?

Occorre uscire dalla giungla e promuovere una Nuova Democrazia laddove la vecchia democrazia dei partiti è ormai archiviata. Nel nostro paese la democrazia è stata abrogata, non per particolare cattiveria di qualcuno, ma per raggiunti limiti di età di una vecchia forma di essa.

Quando fatti e osservazioni si ostinano a non farsi piegare da vecchie prassi e teorie gli scienziati finiscono per abbandonarle cercandone di nuove. Così è sempre accaduto anche in politica.

Ciò non riguarda uno schieramento politico o un altro, ma tutti. La discussione, se si apre, è aperta a tutti.


 

 

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di Raffaele Pirozzi
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