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Intervento diretto dei dirigenti internazionali

Onu avvisa l'Italia: il ddl intercettazioni va abolito


Onu avvisa l'Italia: il ddl intercettazioni va abolito
13/07/2010, 13:07

NEW YORK - Si tratta di un intervento che non ha molti precedenti, nel mondo occidentale: l'Onu interviene nel processo di formazione di una legge, in quanto si tratta di un evidente fermo alla libertà di stampa. E' stato Frank La Ruè, relatore speciale sulla libertà di espressione delle Nazioni Unite, a lanciare l'allarme, chiedendo al governo Berlusconi di cancellare o modificare il ddl intercettazioni, perchè "se adottato nella sua forma attuale può minare il godimento del diritto alla libertà di espressione in Italia". Perchè - continua La Ruè - anche se in astratto le motivazioni di difendere la privacy sono valide, "il disegno di legge nella sua forma attuale non costituisce una risposta adeguata a tali preoccupazioni e pone minacce per il diritto alla libertà di espressione". Infine si fa notare al governo italiano la necessità di "impegnarsi in un dialogo significativo con tutte le parti interessate, in particolare giornalisti e organizzazioni della stampa, per garantire che le loro preoccupazioni siano prese in considerazione"; cosa per la quale l'Onu è disposta a fornire assistenza tecnica, onde ricondurre la legge nell'alveo del rispetto dei diritti alla libertà di espressione.
Poi La Ruè entra nell'esame di due problemi in particolare. Il primo è il cosiddetto "emendamento D'Addario", che sanziona col carcere fino a 4 anni (che forse verranno ridotti a 3) chi fa una registrazione audio o video senza essere giornalista. Su questo il responsabile Onu ha detto: "Una sanzione così severa minerebbe seriamente il diritto di tutti gli individui a cercare e comunicare informazioni, in violazione della Convenzione internazionale sui diritti civili e politici, di cui l'Italia è parte".
Il secondo punto è sulle sanzioni per giornalisti ed editori che pubblicano intercettazioni telefoniche: "Una tale punizione, che include fino a 30 giorni di carcere e una sanzione fino a 10mila euro per i giornalisti e 450mila euro per gli editori, è sproporzionata rispetto al reato. Queste disposizioni possono ostacolare il lavoro dei giornalisti di intraprendere giornalismo investigativo su questioni di interesse pubblico, quali la corruzione, data l'eccessiva durata dei procedimenti giudiziari in Italia, sottolineata a più riprese dal Consiglio d'Europa".
Per tutti questi motivi La Ruè ha annunciato che chiederà una missione investigativa dell'Onu in Italia, per verificare la condizione della libertà di stampa in Italia. Un trattamento degno dell'Iran o della Corea del Nord, insomma.

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di Antonio Rispoli
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