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Ossevazioni al Pacchetto Sicurezza.


Ossevazioni al Pacchetto Sicurezza.
09/07/2009, 17:07

 

1939 – 2009. IL PACCHETTO SICUREZZA


 

di Renato Fioretti


 

La definitiva approvazione, anche al Senato, del Ddl sul “pacchetto sicurezza” ha prodotto diffuse e articolate reazioni.

Si sono espresse le forze politiche di maggioranza ed opposizione, autorevoli commentatori e le più alte gerarchie ecclesiastiche; in particolare su aspetti specifici del provvedimento.

Personalmente, ritengo opportuno non intervenire nel merito; mi riservo di farlo (compiutamente) solo dopo la promulgazione del testo di legge.

Nel frattempo, credo (comunque) doveroso offrire alla discussione alcune riflessioni, di carattere generale, rispetto a un tema che si presta a valutazioni di carattere politico, etico e sociale; a prescindere, quindi, dalle reali conseguenze che scaturiranno dall’applicazione della nuova legge “ad excludendum”.

Non posso non rilevare, però - in estrema sintesi - la personale insofferenza verso una serie di misure oggettivamente discriminatorie che si prefiggono obiettivi (da sempre) perseguiti - con uguale determinazione - tanto dai leghisti quanto dai fascisti e tenacemente condivisi sia dai liberali “alla Berlusconi”, sia dagli ex democristiani “alla Buttiglione e alla Giovannardi”.

Dalle centinaia di migliaia di “badanti” senza permesso di soggiorno che, da un giorno all’altro, saranno fuorilegge, alla (probabile) impossibilità, per le donne extracomunitarie “non regolarizzate”, di riconoscere i figli nati nel nostro Paese!

Senza dimenticare la vera e propria “schedatura” di coloro che vivono - di norma, non per loro libera scelta - in case non in regola con i permessi edilizi e di sicurezza o in roulotte (come tante famiglie nomadi). Tutti questi soggetti saranno cancellati dai registri comunali dei residenti e iscritti in uno speciale registro dei “senza fissa dimora”.

Con tutto quello che ne conseguirebbe - secondo la vigente legislazione - in termini di perdita del prerequisito (residenza anagrafica in un qualsiasi comune del territorio nazionale) per accedere alle cure sanitarie, all’assistenza sociale, all’istruzione e all’esercizio del diritto di voto.

Rispetto al testo definitivo, una prima considerazione è relativa alle reazioni dell’opinione pubblica.

Da questo versante, bisogna prendere atto che, ancora una volta, i mass-media (televisivi e cartacei), salvo qualche rara e lodevole eccezione, hanno concentrato tutto sulla famigerata doppia equazione: clandestino = fuorilegge = pericolo sociale.

Si è trattato, in effetti, del prosieguo di una strategia politica che il centrodestra continua, con evidente successo, ad adottare in ossequio alla discutibile tesi secondo la quale la popolarità dei dirigenti politici e i successi elettorali si perseguono risvegliando negli elettori i più “bassi istinti” e sollecitando paure ancestrali - il “diverso”, “nemico in quanto tale” - piuttosto che richiamando il rispetto di principi universali quali: la salvaguardia dei diritti civili, sociali e culturali; l’eliminazione di ogni forma di discriminazione e il rispetto delle libertà fondamentali.

Valori, questi, sempre ribaditi dalla legislazione internazionale ed europea che, evidentemente, (ancora oggi) - dopo che il nostro Paese ha offerto milioni di emigranti, sparsi ai quattro angoli del globo - faticano ad affermarsi; non solo in tante valli del bergamasco, del varesotto e del profondo nord-est, ma anche tra vecchi e nuovi fascisti e pseudo liberali!

In questo senso, è sconfortante assistere alla (sostanziale) supina acquiescenza con la quale la stragrande maggioranza dei nostri connazionali accoglie misure repressive che discriminano gli individui sulla base dell’origine etnica (extracomunitari) e della condizione sociale, oltre che culturale (nomadi e rom).

Personalmente ho la sensazione che Calderoli e &, abbiano operato l’ennesima “porcata”; confuso cioè, la “semplificazione dell’apparato legislativo italiano” con una personalissima e distorta riforma autoctona del Diritto internazionale ed europeo.

Cadono così, sotto il rude “spadone padano”: la Dichiarazione Universale dei diritti dell’uomo, la Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali, la Convenzione delle Nazioni Unite sull’eliminazione di ogni forma di discriminazione nei confronti delle donne, la Convenzione Internazionale sull’eliminazione di tutte le forme di discriminazione razziale e decine di Direttive dell’UE che attuano il principio universale di parità di trattamento tra le persone indipendentemente dalla razza, dalla religione e dal sesso.

Il tutto, in palese spregio della civiltà giuridica del nostro Paese!

Tra l’altro, consapevole di operare una forzatura ma convinto sostenitore della necessità di “dare una scossa” ai nostri connazionali, rilevo che su di noi incombe il concreto rischio di ripetere una tragica esperienza.

Simile a quella che toccò ai tanti che non poterono (poi) sottrarsi alla responsabilità di non aver capito in tempo la funesta opera cui si accingeva il nazional-fascismo all’indomani della promulgazione delle prime misure restrittive (divieto di matrimonio con individui non “ariani”, necessità di consenso governativo per il matrimonio con stranieri, impossibilità per gli impiegati statali di sposare soggetti di nazionalità straniera) che, nell’ottobre del ’38, colpirono gli ebrei italiani.

Un altro punto dolente, che a mio parere merita di essere rilevato e approfondito, riguarda l’azione-reazione dei vertici della Chiesa cattolica al suddetto Ddl.

Personalmente, al pari di quanto avvenuto in occasione del penoso “caso Englaro”, dell’animato dibattito sul c.d. “Testamento biologico” e, ancor più, in occasione del varo della legge 40/04, sulla fecondazione assistita, mi sarei aspettato un intervento “in tackle” da parte dei vertici vaticani; in “tempo reale” rispetto al provvedimento in fase di elaborazione alle Camere.

A partire dal Sommo Pontefice che, all’epoca dei precedenti confronti, non tralasciava occasione per intervenire - in forma ufficiale e con tutto il peso “politico” del Suo Alto Magistero - nel dibattito che si andava svolgendo nel Paese e nelle sedi istituzionali.

Purtroppo, questa volta le cose sono andate in modo diverso!

E’ vero, contro la vergogna di queste norme xenofobe e razziste si è levata alta la voce di protesta di tanti semplici sacerdoti e la stessa Cei, attraverso le sue massime espressioni, ha reagito con durezza nei confronti del provvedimento di legge.

Peccato, dal mio punto di vista, che si sia trattato solo di una “reazione” (seppure dai toni molto fermi), piuttosto che di una “azione in itinere” che ponesse gli esponenti del centrodestra - in particolare i teocòn ed i c.d. “atei devoti” - (almeno) di fronte alle stesse responsabilità morali cui erano stati forzosamente richiamati nelle precedenti occasioni!

Tra l’altro, e si tratta di un (grave) particolare non irrilevante, in tutte le occasioni, gli stessi vertici della Cei, mentre esprimevano dure parole di dissenso nei confronti delle norme approvate in ultima lettura al Senato, ritenevano opportuno precisare che il loro parere non rappresentava la posizione ufficiale del Vaticano!

Se questo è vero, come purtroppo si evince dalla cronaca degli ultimi mesi, è difficile non concordare con il buon prete genovese, tale don Farinella, che contesta al cardinale Angelo Bagnasco - quale rappresentante delle più alte cariche ecclesiastiche - i silenzi e le omissioni che caratterizzano i rapporti della Chiesa di Roma con l’attuale governo e con il suo anziano (e licenzioso) leader!

In più, il coraggioso prete ritiene che tale atteggiamento rappresenti una recidiva perché fu usato lo stesso “innocuo” linguaggio, quando si trattò di affrontare i “respingimenti” degli immigrati “In violazione di tutti i dettami del diritto e dell’Etica e della Dottrina sociale della Chiesa cattolica”.

E, se lo dice lui, chi siamo noi per dubitarne?


 


 


 

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di Raffaele Pirozzi
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