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Dal Blog di Luigi De Magistris

Pace e giustizia sociale: in marcia da Perugia ad Assisi


Pace e giustizia sociale: in marcia da Perugia ad Assisi
25/09/2011, 14:09

NAPOLI - La Marcia Perugia -Assisi, come ogni anno, riporta all'attenzione nazionale il tema della pace. In questo 2011 risentendo della crisi economica che sta investendo il mondo, Europa e Italia comprese. Il tema della pace, in verità, mai come in questo momento appare legato a quello della giustizia sociale, a sua volta profondamente ancorato a quello di un modello economico e di sviluppo alternativi, cioè capaci di garantire diritti e benessere a tutti i cittadini. Alternativi, si diceva. Ma a cosa? Al neoliberismo che ha imperversato in questi decenni, al predominio della finanza e della speculazione finanziaria sull'economia reale, alla produttività irrefrenabile, alla dittatura del Fmi e della Banca mondiale, al lavoro ridotto a neoschiavismo, alla guerra per le risorse (oggi anche l'acqua, dopo il petrolio), alla depredazione dell'ambiente e dei beni comuni e dello stato sociale, ai conflitti permanenti dove un Occidente presuntuoso pensa ad “esportazioni” militari della democrazia e declina - paradosso- la tolleranza nella versione della “guerra giusta agli intolleranti”. Tutti piccoli miti prodotti da quel grande mito che è stato “il mercato incontrollato”. Tutti smentiti attualmente dalla crisi in corso. Tutti responsabili di questa stessa crisi. Muore, in questo contesto economico di profonda destabilizzazione, anche il sogno di un'Europa politica e dei diritti, ridotta alla triste realtà di un'Unione comunitaria guidata esclusivamente dai mercati e dalla moneta, prona a rincorrere la sola globalizzazione dei mercati.  Si sveglia dal sogno anche l'Italia, declassata per il suo debito pubblico e incapace, per colpa di un governo miope e opportunista, di produrre una risposta strutturale che sappia dare una via d'uscita. Una via di uscita che non sia quella logora e stantia, promossa dall'esecutivo, di una restrizione dei diritti del lavoro, di una distruzione del welfare, di un accanimento sul settore del pubblico impiego, di un soffocamento degli enti locali. La pace per noi, in questo momento storico così difficile sul piano internazionale, è allora un nuovo modello economico fondato sulla giustizia sociale, lo stesso che ci è stato indicato dal popolo del referendum, soltanto a giugno schierato a difesa dei beni comuni contro la logica delle privatizzazioni selvagge e pronto a difendere una idea partecipata di democrazia. Con questa coscienza credo si debbano percorre i chilometri che separano Perugia e Assisi, camminare su quella strada e partecipare a quella marcia che ormai da tempo assume un valore simbolico ma anche pratico, in un'epoca che di simboli pubblici vive.  Sempre portando alta la bandiera della pace intesa come disarmo, come diplomazia ad ogni costo, come fedeltà anche alla nostra Costituzione, come necessità di aggiornare in senso maggiormente democratico gli stessi organismi internazionali come l'Onu perchè siano più indipendenti e liberi dal condizionamento dei paesi forti, il caso della Palestina di questi giorni evidenzia quanto le Nazioni Unite abbiano bisogno di una riforma. Ma sapendo che la pace si costruisce e lo si fa a partire dal raggiungimento di un mondo economicamente più giusto e sostenibile anche dal punto di vista ambientale, dove le armi cedono il posto ai diritti, dove la nuova schiavitù fa un passo indietro rispetto al lavoro, dove la privatizzazione china la testa davanti allo stato sociale, dove il mercato senza regole scende dall'altare e la politica ritorna ad essere protagonismo dei cittadini.
 

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di Rosario Scavetta
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