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Palermo, l'ultimo gradino (per ora) della sconfitta del Pd


Palermo, l'ultimo gradino (per ora) della sconfitta del Pd
05/03/2012, 17:03

Come è noto, alle primarie di Palermo, il candidato Rita Borsellino, voluto da Pd, Sel ed Idv è stato sconfitto - anche se si stanno ricontando le schede e anche se c'è stata una manciata di voti di differenza - è stato sconfitto dal suo avversario Ferrandelli, ex Idv e considerato vicino al governatore siciliano Lombardo. Naturalmente i commenti sulla vicenda si sprecano. C'è chi dice che è una vittoria dei siciliani contro le candidature calate dall'alto; c'è chi dice che è una vittoria del malaffare che potrà contare su un candidato più "morbido" di quanto sarebbe stata la Borsellino... insomma, se ne dicono tante. Quello che è certo è che non era Ferrandelli il candidato appoggiato ufficialmente dal Pd (anche se Ferrandelli era comunque appoggiato da Lumia ed altri parlamentari del Pd) e quindi non avrebbe dovuto vincere lui. Così come non doveva vincere Pisapia a Milano, o Zedda a Cagliari.
In più ultimamente il Pd si sta spaccando, presentando alle primarie più candidati, ognuno sostenuto da alcune correnti del partito. E' successo così a Palermo, ma è successo così anche a Genova, dove c'erano due candidati del Pd (ed infatti ha vinto il terzo candidato, non del Pd). E questo è un atteggiamento pericoloso: chi ci dice che un domani quel candidato scelto dai cittadini ma non dal partito non venga, di fatto, abbandonato dalpartito stesso al momento del voto? Finora non è successo, ma non è detto che non succeda in futuro.
Resta però una domanda: perchè il Pd fa di queste castronerie? Potremmo liquidare la vicenda con una battuta - e il comportamento dei vertici del partito ne fornirebbero l'occasione con molta facilità - ma la domanda è seria e merita una risposta adeguata. Una risposta che potrebbe collegarsi alle lotte interne tra correnti. Lotte che traspaiono all'esterno e che spesso sono legate alla volontà di prevalere in questo o quel centro di potere, per poter ottenere un sindaco di una grande città o di una regione o magari un ministero in caso di vittoria elettorale. E già questo è profondamente sbagliato: anche se è umano cercare di addentare bocconi sempre più grossi, intelligenza vorrebbe che si eviti di strangolarsi nel tentare di ingoiarli. Ma, politicamente parlando, nel Pd - come negli altri partiti - l'intelligenza fa difetto. Basta vedere quello che è stato fatto negli ultimi decenni per vedere che occasionalmente qualche cosa giusta è stata fatta, ma il grosso delle leggi sono state inutili se non dannose per i cittadini; mentre nessuna legge è stata fatta per risolvere i problemi della popolazione. Certo, il Pd (e prima il Pds e i Ds) ha agito bene, nel caso delle uniche leggi che hanno avuto esito positivo (negli ultimi 15 anni solo le finanziarie dei due governi Prodi, del governo D'Alema e la legge sul prestito d'onore), ma lo stesso elenco, stringatissimo, dimostra quanto poco sia stato fatto.
E questo ha allontanato il Pd dagli italiani. Non è un caso che nelle grandi città (con poche eccezioni come Torino) la proposta del Pd sia stata sempre rifiutata dai cittadini: a Milano hanno votato Pisapia e non Boeri, a Napoli De Magistris, e così via. Si potrebbe dire: sì, ma questo vale per tutti i partiti. Il che è vero, ma su questo argomento il "mal comune mezzo gaudio" non è applicabile. Infatti, basta riflettere su una cosa: il cittadino deve trovare modo di esprimere le proprie idee politiche, il proprio pensiero. Se non può farlo votando, perchè non ha un partito di riferimento, lo farà in altri metodi. In quest'ottica va valutato anche il successo dei referendum del 2011. Quel voto ha radunato lo scontento della politica, portando alle urne quelli che normalmente non vanno più a votare. Il risultato doveva essere una lezione a quei partiti, Pd in testa, che non hanno fatto nulla per pubblicizzare il referendum. E invece che è successo? Che Bersani ha preferito mettere il cappello su quella vittoria. Un atteggiamento sbagliato, perchè ha offeso tutti coloro che si sono veramente impegnati sia per la raccolta delle firme che per il referendum in sè; ma anche controproducente, perchè ha illuso i vertici del partito di contare ancora qualcosa. E così, invece di procedere a quel profondo repulisti di cui necessiterebbero i vertici del partito, con l'eliminazione di tutte quelle persone che ormai hanno fatto la muffa a stare lì, si è continuato come prima. Ed adesso è tardi per farlo, prima delle elezioni del 2013. Non c'è il tempo per risistemare gli organi di partito (operazione obiettivamente complessa) e lasciare al nuovo segretario il tempo di prendere in mano la struttura. E con che risultati? Lo si vede in questi giorni: la sconfitta di Palermo, una nuova legge salva-Berlusconi per cancellare il reato di concussione (è uno di quelli del cosiddetto processo Ruby) ed una bozza di riforma costituzionale bipartizan che ripercorre in molte parti quella modifica costituzionale imposta dal Pdl (allora diviso in Forza Italia ed An), dalla Lega e dall'Udc nel 2005 e poi bocciata dal referendum popolare. I punti cardine ci sono tutti: più poteri al premier (e quindi meno al Parlamento); sfiducia costruttiva (in modo da limitare la possibilità di sfiduciare il premier) e bicameralismo imperfetto (per rendere inutile una delle due Camere). Insomma, l'ennesimo tradimento della volontà popolare. A questo punto, come si possono aspettare che la gente li voti ancora? Certo, ci saranno quelli che li voteranno perchè sono gli eredi diretti del PCI e il PCI è il partito di famiglia (così come ci sono quelli che voteranno Fli o Pdl per lo stesso motivo, sono eredi diretti dell'MSI). Ma sempre più stancamente, con sempre meno entusiasmo e con una sempre maggiore tentatazione, quella domenica del voto, di restare a casa.

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di Antonio Rispoli
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