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Articolo scioccante del giornalista eletto nel Pdl

Paolo Guzzanti: la povertà una punizione di Dio


Paolo Guzzanti: la povertà una punizione di Dio
12/08/2011, 14:08

Intervento shock di Paolo Guzzanti sul Giornale, per difendere le misure del governo contro le classi medie e basse della nostra società, per recuperare i soldi necessari alla manovra finanziaria in corso. Richiamandosi ad uno dei principi della religione calvinista - che ciascuno di noi è predestinato ad un aldilà positivo o negativo, a seconda dei casi, e che questa "predestinazione" si manifesta col maggiore o minore successo in vita - e al fatto che in Italia questa religione è poco professata, il giornalista condanna il fatto che ci sia molta pressione sociale per tassare i ricchi, affermando che questa è una eredità del concetto di una volta che "la ricchezza è lo sterco del demonio". Ed aggiunge: "al povero si dovrebbe chiedere: che cosa hai fatto dunque di male se Dio ti punisce con il sudiciume della povertà, anziché con l'ordinato lindore del benessere?".
Quello che però Guzzanti non dice è che nel calvinismo non viene biasimata solo la violazione della legge (di cui il giornalista parla) ma anche la violazione dell'etica. In un Paese calvinista, l'imprenditore che commette violazioni etiche, viene visto più o meno come in Italia si vedrebbe un rapinatore acclarato. Forse persino peggio. E' questo che vuole il dottor Guzzanti?
Non credo. Si tratta solo del solito discorso: il governo di appresta a fare ancora macelleria sociale, e i giornalisti del Giornale si stanno dando da fare per giustificare questa manovra. IN realtà c'è un discorso estremamente semplice: se una persona guadagna 100 mila euro, gli posso prelevare 1000 euro senza che le cose cambino; se uno guadagna 1000 euro, non posso prelevargliene 1000, non potrebbe vivere. Per questo vanno tassati i ricchi molto più degli altri. Ed è anche per rispettare la Costituzione, dove si affronta anche questo problema, anche se con parole generiche e facilmente manipolabili.
A queste considerazioni, che valgono sempre e comunque, si aggiunge un dettaglio che riguarda in particolare la situazione italiana attuale. Da 20 anni a questa parte, è in atto un progressivo e volontario indebolimento del potere di acquisto dei salari. Cominciò il governo Craxi, non concedendo alcuni scatti di scala mobile, allora in vigore (la scala mobile è un sistema per cui se aumenta l'inflazione, automaticamente aumenta anche il salario del lavoratore); poi abolendola con il referendum. In questa maniera si riuscì negli anni '90 a tenere bassa e sotto controllo l'inflazione. Ma a quale prezzo? Nel breve periodo il sistema regge, anche se il controllo dell'inflazione è scaricato integralmente solo su una parte - la più debole - dei lavoratori. Ma poi si è continuato: nel 2001-2002, al momento del cambio tra lira ed euro, i commercianti alzarono i prezzi in maniera spropositata, per arricchirsi e sapendo - erano state numerose le interviste in proprosito - che il governo non avrebbe mosso un dito contro questa speculazione. E ancora dopo, con il MInistro Giulio Tremonti che ha interrotto l'abitudine di restituire il fiscal drag (cioè quella parte di tasse dovute all'eventuale aumento di stipendio causato dall'aumento dei prezzi) negli ultimi 10 anni (il governo Prodi decise di soprasedere il primo anno e non ebbe il tempo di un secondo anno di lavoro). In questa situazione, continuare a fare macelleria sociale, come sta facendo questo governo, significa negare ai cittadini i servizi di base: pensioni, assistenza medica e sanitaria e così via.
Ma la cosa non interessa a persone come Guzzanti, che essendo parlamentare incassa decine di migliaia di euro al mese solo per quel ruolo, o come Feltri, baby-pensionato da molti anni, che incassa soldi a palate anche per il suo ruolo all'interno dei giornali. Come vogliamo definire uno che pontifica invitando gli altri alla morigeratezza e all'austerità, quando già gode di privilegi? Quelli sono il Guzzanti che afferma che la povertà è una punizione di Dio o il Feltri che dice che bisogna aumentare l'età pensionabile a 70 anni e oltre (se no finisce che gli decurtano la pensione...)

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di Antonio Rispoli
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