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Patriciello: Sì esclusione vincoli Patto Stabilità delle somme impiegate per co-finanziare progetti con Fondi Strutturali europei


Patriciello: Sì esclusione vincoli Patto Stabilità delle somme impiegate per co-finanziare progetti con Fondi Strutturali europei
16/10/2013, 10:56

BRUXELLES - Durante la Sessione di ottobre svoltasi la scorsa settimana a Strasburgo, il Parlamento Europeo ha approvato la risoluzione ‘Effetti dei vincoli di bilancio sulle autorità regionali e locali con riferimento alla spesa dei Fondi strutturali’. Questa risoluzione contiene delle proposte concrete per superare l’annoso problema, che travolge tutti i Comuni, legato al patto di stabilità che ha irrigidito le regole di bilancio, senza distinguere tra uscite correnti ed investimenti produttivi. Ad oggi infatti le componenti della spesa totale cofinanziata dai Fondi Strutturali – ovvero risorse UE e cofinanziamento nazionale - sono considerate in modo differente: le risorse UE sono escluse dai calcoli necessari a verificare la conformità al Patto di Stabilità e Crescita, mentre le risorse del cofinanziamento nazionale sono invece attualmente incluse nei calcoli rilevanti per valutare la conformità al PSC. Questi due sistemi di norme concepiti in modo indipendente fra loro determinano la ragione del possibile ‘trade off’ tra conformità al PSC e il pieno assorbimento dei Fondi Strutturali,  problema emerso in modo evidente in Italia nell’attuale periodo di programmazione, contribuendo a determinare difficoltà e ritardi nell’assorbimento delle risorse UE dal bilancio comunitario. Per permettere alle autorità regionali e locali di usufruire dei fondi, superando le difficoltà derivanti dal rispetto degli impegni di programmazione, il Parlamento Europeo ha formulato tre proposte, chiedendo alla Commissione di attivarsi sul tema.
La prima proposta è quella dell’esclusione della spesa pubblica legata all’attuazione dei programmi cofinanziati dai Fondi strutturali e di investimento dalla definizione di deficit strutturale del Patto di Stabilità e Crescita, anche perché questa spesa serve a realizzare gli obiettivi stabiliti da Europa 2020 e a sostenere la competitività, la crescita e la creazione di posti di lavoro. In effetti il 60% degli investimenti pubblici è attuato a livello regionale e locale e proprio le autorità locali (regionali e comunali), soffocate dal Patto di Stabilità e Crescita, hanno gestito restrizioni di bilancio a fronte dell’esigenza di continuare ad attuare investimenti produttivi.
La seconda proposta è che il calcolo dell’onere legato agli investimenti sia effettuato al netto delle imposte delle tasse.
La terza proposta riguarda la possibilità di iscrivere in bilancio all’inizio del periodo di programmazione l’intero ammontare delle risorse europee, lasciando la quota di cofinanziamento nazionale nei bilanci successivi; tutto questo al fine di consentire il pareggio con le entrate che negli anni successivi presumibilmente si produrranno con gli investimenti. Nel dibattito in aula la Commissione ha salutato con favore l’iniziativa, dimostrando di condividere le preoccupazioni espresse.
Quella attivata con la risoluzione in oggetto è una misura molto rilevante e importante per il nostro Paese - ha dichiarato l’On. Aldo Patriciello - perché, qualora implementata, consentirebbe di moderare sensibilmente le penalità e le misure di rigore in discussione nel pacchetto sui fondi strutturali 2014-2020, alleggerendo il Patto di Stabilità e garantendo una migliore agibilità per i comuni. Si tratta pertanto - continua Patriciello – di un fatto di grande rilevanza perché per la prima volta il Parlamento europeo ha approvato una risoluzione volta ad escludere dai vincoli del Patto di Stabilità le somme impiegate dagli Stati membri e dalle loro amministrazioni periferiche per cofinanziare i progetti realizzati tramite all’utilizzo dei Fondi Strutturali europei.
Per quanto il voto non sia purtroppo vincolante esso in ogni caso rappresenta un primo passo verso la golden rule che dovrebbe consentire al cofinanziamento nazionale di non essere considerato tra le voci di spesa corrente, fattore che ha determinato nella programmazione in corso una discrepanza tra la richiesta da parte dell’Ue di spendere risorse per promuovere la coesione e, di contro, le sanzioni che scaturiscono da quella stessa spesa qualora superi i limiti concessi. Un voto che rappresenta, poi, una ulteriore presa d’atto del fallimento delle politiche di austerità e di cieco rigore contabile, che stanno allontanando la ripresa e continuano a provocare il peggioramento delle condizioni di vita e di lavoro in Europa”.
La richiesta di allentamento dei vincoli del Patto di stabilità per quanto concerne gli investimenti produttivi e le spese per la ricerca, l’innovazione tecnologica, lo sviluppo sostenibile, la difesa e il rilancio dei posti di lavoro a rischio, è da tempo sostenuta dalla Delegazione italiana. Il voto dell’ultima Plenaria conferma la necessità di percorrere questa strada, cambiando definitivamente segno alle politiche economiche e sociali prevalenti in Europa.
La proposta - conclude Patriciello - indica pertanto una strada di equilibrio tra rigore e crescita. L’auspicio è che la Commissione, il Consiglio e i singoli Stati membri colgano subito questa importante novità, adottando il più rapidamente possibile le misure anticrisi contenute nel provvedimento. A partire dallo scorporo dal calcolo del Patto di stabilità per ogni finanziamento e cofinanziamento, nazionale ed europeo, investito per lo sviluppo; separando il gettito dovuto alle imposte (l’Iva in primo luogo) dal computo complessivo della liquidità su cui si definisce il Patto”.

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di Redazione
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