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Patriciello: "Tecnologia RFID, svolta per il futuro ma studi scientifici sono carenti”


Patriciello: 'Tecnologia RFID, svolta per il futuro ma studi scientifici sono carenti”
07/04/2010, 12:04


NAPOLI - Ancora internet e i rischi legati ad un uso non responsabile al centro di due interrogazioni dell’eurodeputato del PdL Aldo Patriciello. Si chiama tecnologia RFID che sta per Radio Frequency IDentification o Identificazione a radio frequenza ed è una tecnologia per la identificazione automatica di oggetti, animali o persone basata sulla capacità di memorizzare e accedere a distanza a tali dati usando dispositivi elettronici (chiamati TAG o transponder) che sono in grado di rispondere comunicando le informazioni in essi contenute quando interrogati. In un certo senso un sistema di lettura senza fili, via wireless, attraverso il sensore o chip. “L’applicazione di questa tecnologia sugli oggetti – afferma l’on. Patriciello – è gia in uso negli Stati membri dell’Unione Europea che la stanno utilizzando, per esempio, sui prodotti farmaceutici. E’ inevitabile che le aziende che faranno uso di questi sensori avranno accesso a informazioni sulla vita privata di altre persone. E’, dunque, prioritario approntare regole che tutelino i consumatori europei ma che, d’altra parte, stimolino gli investimenti pubblici e privati nelle nuove tecnologie. Senza trascurare la necessità di procedere a studi scientifici e diffonderli attraverso una adeguata campagna informativa sull’impatto delle onde radio sulla salute e sulle difficoltà di riciclaggio di tali chip”.
In un’interrogazione avente ad oggetto “Privacy in pericolo con il social network” è stato, invece, affrontato il tema della minaccia per la riservatezza delle informazioni personali degli iscritti ai sociale network che, solo in Italia, su 24 milioni di internauti, arrivano a 4,7 milioni. E’ recente la notizia che Facebook ha superato il motore di ricerca Google per numero di visite. “Tale diffusione – sottolinea Patriciello – pone l’accento sul problema della perdita del materiale personale e, ancora peggio, sulla riproduzione di foto o video personali, senza il consenso degli iscritti. Sul punto, purtroppo, sussiste una grave lacuna della giurisprudenza comunitaria che va colmata con regole che difendano la privacy virtuale e, al tempo stesso, garantiscano la libera espressione degli internauti”.

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di Redazione
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