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Secondo passo è la creazione di un governo autorevole

Pd cerca unità su Letta, ma restano i malumori

Malumori restano tra i turchi e i prodiani

Pd cerca unità su Letta, ma restano i malumori
24/04/2013, 21:47

ROMA - Il Pd, che puntava su Enrico Letta dopo le dimissioni di Bersani per provare a tenere in piedi un partito quasi imploso fino al congresso, si ritrova acefalo e all'assemblea del 4 maggio deciderà, probabilmente con una reggenza, come andare avanti. Ma già l'incarico al vicesegretario del Pd, rispetto a Giuliano Amato, viene visto dai big dem come un primo passo necessario per evitare che un governo di larghe intese rappresenti la fine del partito. Ora il secondo passo è la creazione di un governo che abbia la forza e l'autorevolezza politica per riavvicinare i cittadini alla politica. Enrico Letta è più che consapevole di camminare su un crinale sottilissimo, «in una terra incognita», come ammette lui stesso al termine di una giornata di contatti. Da un lato il premier incaricato ha l'incoraggiamento e i consigli del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, dall'altro ci sono le condizioni e i paletti dei partiti, Pdl in primis, che non vogliono giocare un ruolo marginale in un eventuale esecutivo. In questa sfida, almeno, il vicesegretario del Pd non è solo: nonostante le tensioni fortissime nei giorni scorsi, il gruppo dirigente si è ricompattato. Pier Luigi Bersani, che aveva escluso per sé il ruolo di premier di un governo del presidente, viene descritto come molto collaborativo nel sostengo al suo vice, così come Letta è stato al fianco di Bersani fino alle dimissioni. E al quinto piano della Camera, nella stanza della presidenza della Commissione Trasporti, oggi Letta ha riunito, oltre al segretario, i capigruppo, e i big del partito. Vertice in realtà smentito dai diretti interessati ma l'uscita di Bersani dalla Camera e il movimento delle scorte lasciano pochi dubbi sul fatto che i dirigenti del Pd stiano provando insieme a valutare i margini di manovra e anche le energie da mobilitare per l'esecutivo. Anche perché il tipo di esecutivo sarà fondamentale per capire anche la tenuta dei gruppi parlamentari al momento del voto di fiducia. I malumori, infatti, restano tra i giovani turchi e i prodiani. «Se fosse un governissimo iperpolitico con dentro, magari, la Gelmini e Quagliariello, a me farebbe molto schifo e non lo voterei», non lascia spazio ai dubbi Sandro Gozi. Ma prima della squadra, la prima cosa che il premier incaricato deve capire, domani alle consultazioni, è se il Cavaliere vuole davvero fare un governo. «Dal Pdl ci arrivano segnali contradditori - spiega un dirigente dem - non si capisce se Berlusconi ci crede o vuole andare a votare». Un'oscillazione che rende in salita la definizione del programma e «l'equilibrio della squadra di governo», su cui da stamattina Letta, dopo aver assorbito l'emozione dell'incarico, si è messo a lavorare. In attesa di capire se e come nascerà il governo, il Pd resta in stand by per decidere chi guiderà il partito fino al congresso anticipato. I mille delegati dell'assemblea decideranno sabato 4 maggio e le ipotesi in campo sono parecchie, dall'idea di affidare la transizione ad una personalità, come Guglielmo Epifani, fino ad un direttorio che rappresenti le varie anime del partito.

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di Valerio Esca
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