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Dietro Front del segretario del Pd

Pd: Franceschini non molla e si ricandida


Pd: Franceschini non molla e si ricandida
24/06/2009, 16:06

Aveva dichiarato che, la sua candidatura, sarebbe "scaduta" ad ottobre. Oggi, però, il segretario del Pd Franceschini, ha ribadito che si candiderà per una riconferma al congresso al fine di:"Portare il Pd nel futuro, per cambiare, per non tornare indietro".
Rinnovamento del partito assicurato da un "patto tra generazioni" e la ferma e dichiaratissima volontà di non lasciare il partito a:"Quelli che c'erano prima di me, molto prima di me" e di non dare spazio a:"Nessun accordo di palazzo, nessuno scambio di incarichi tra big nazionali, nessun patto, nessuna garanzia per nessuno. La mia proposta organizzativa e programmatica sarà offerta direttamente alla base".
Politica che parte dal basso, reclutamento dei giovani, rinvigorimento di meritocrazia e democrazia: tutte parole e proclami che sanno di già sentito e letto ma, purtroppo, ancora mai visto. In effetti, proprio all'interno dello stesso Pd, ci si interroga sulla strada concreta (e credibile) da prendere.
Critico e scettico l'ulivista Antonio Parisi che dichiara:"di linee politiche ancora non ne ho sentite esporre. Sento di nostalgie dell'altro ieri, di ricordi di ieri, ma non è ripartendo da quello che è stato che possiamo raggiungere il domani". Sempre riferendosi ai giovani, Massimo Cacciari, li invita a farsi avanti e commenta:"La mia generazione ha fatto il suo tempo e tutto sommato direi che l'ha fatto male. Dobbiamo ammettere che siamo stati sconfitti". Accecanti autocritiche che si alternano a barlumi propositivi vaghi e "riciclati". Tanto per fare un esempio, i giovani che vogliono "farsi avanti", come si devono muovere? Quali sono le possibilità di interazione concrete che il Pd e gli altri partiti italiani offrono alle nuove generazioni? Al di la delle parole e dei programmi-propaganda, il pragmatismo di cui oggi si necessità così disperatamente dov'è? Fare mea culpa è un inizio ma, ammettere di aver sbagliato, non deve essere di certo un tranquillante per la propria coscienza.

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di Germano Milite
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