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Il Popolo delle Libertà alla resa (interna) dei conti

Pdl: stato maggiore convocato per mercoledì, ore decisive


Pdl: stato maggiore convocato per mercoledì, ore decisive
05/07/2010, 18:07

MILANO - Fermenti, strappi, dichiarazioni, smentite e tensioni: il Pdl ha l'obbligo improrogabile di sciogliere alcuni nodi cruciali prima di continuare il proprio lavoro all'esecutivo. E così, quest'oggi, Silvio Berlusconi incontrerà ad Arcore Giulio Tremonti per discutere della contestatissima manovra e tentare di trovare il giusto compromesso per tenere a galla le finanze del paese e non provocare una vera e propria rivolta degli enti locali. Inutile ricordare, infatti, che il provvedimento tremontiano anticrisi non piace praticamente a nessuno; con la prima fila della dura protesta occupata proprio dai governatori, dai presidenti di Provincia e dai sindaci del centrodestra.
Le altre due questioni, delle quali sicuramente si discuterà il prossimo mercoledì 7 luglio durante gli stati generali di partito, riguardano il "ribelle" Gianfranco Fini ed il delicato ddl intercettazioni. Sullo sfondo del turbinio interno al Popolo delle libertà ci sono le dimissioni di Aldo Brancher, divenuto ministro del decentramento per poi essere praticamente costretto ad abbandonare l'incarico solo soli 18 giorni. Il caso caso Brancher, in particolare, è stato definito da Italo Bocchino "un autogol che il Pdl non doveva commettere".
Per l'ex aennino, infatti, il coalizione berlusconiana "deve essere il partito della legalità e questo autogol non lo doveva commettere. Se avessimo discusso di Brancher negli organi di partito, non sarebbe mai stato nominato ministro. Purtroppo da noi gli organi di partito vengono convocati solo ed esclusivamente nel tentativo di mettere in minoranza Fini". Subito dopo, il finiano doc, ha voluto smorazare i toni ricordando che "Brancher e' un bravissimo collega parlamentare, e' una persona mite e capace che ha sempre mediato". Tuttavia, ha concluso Bocchino "noi non possiamo dare all'opinione pubblica e soprattutto ai nostri elettori l'idea di nominare un parlamentare che come primo atto si avvale del legittimo impedimento per sottrarsi al suo giudice naturale".
Intato, mercoledì, è previsto un incontro che si preannuncia come un vero e proprio "mezzogiorno di fuoco", con il meeting previsto a Palazzo Grazioli aller ore 12:30 tra il Premier, Fabrizio Cicchitto, Maurizio Gasparri, Gaetano Quagliariello, i coordinatori Ignazio La Russa, Denis Verdini e Sandro Bondi; poi ancora il ministro della Giustizia Angelino Alfano, il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Gianni Letta e Niccolò Ghedini.
Nella coltre fumosa di dubbi ed incertezze, appre comunque abbastanza nitidia una certezza: la resa dei conti tra il Cavaliere ed il presidente della Camera non è più rimandabile e potrà risolversi, probabilmente, in soli due modi: la nascita di una "federazione" o una verifica parlamentare. Nel caso della federazione, la formazione finiana (che può contare su circq 30 deputati e 15 senatori), potrebbe così agire da soggetto autonomo; staccandosi dal Pdl ma rimanendo comunque nella formazione di centrodestra. In tal modo, in pratica, si verificherebbe una sorta di resurrezione aennina; con gli uomini di Fini che godrebbero della stessa autonomia dei leghisti e potrebbero, dunque, dire la propria su candidature, leadership, alleanze e scelte strategiche della maggioranza.
In ogni caso, sempre ricordando le parole di Italo Bocchino:"Il Pdl è la casa che abbiamo costruito ed è e rimarrà la nostra casa. Se qualcuno vuole trasformare il Pdl da partito unitario in federazione se ne può discutere. Se qualcuno pensa che può cacciarci facendoci commettere qualche errore sappia che questo non accadrà così come va chiarito che noi, mai e poi mai, lasceremo il Pdl". Il messaggio del vice presidente dei deputati del Popolo delle libertà appare dunque chiaro nella sua ambiguità di fondo; soprattutto considerando che, se Berlusconi "verra' in Parlamento a chiedere la nostra fiducia la otterra' senza se e senza ma, convinti come siamo che gli elettori hanno scelto questo governo e questa maggioranza".

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di Germano Milite
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