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Dal Pd arriva la protesta:"Sono degli eversivi"

Pdl:"Se cade il governo si va alle urne"


Pdl:'Se cade il governo si va alle urne'
17/08/2010, 17:08

ROMA - Sono settimane che, oramai, la maggioranza intona un ritornello che ha assunto in maniera definitiva e difficilmente confutabile la caretteristica di una litania; di una sorta di mantra recitato per  persuadere avversari ed alleati riguardo la crisi di governo e la possibilità di elezioni anticipate palesata dalla caduta dello stesso.
Dopo aver tentato di sedare la vivace polemica esplosa con il Qurinale, infatti, i capigruppo a Camera e Senato Fabrizio Cicchitto e Maurizio Gasparri, in una nota congiunta, ribadiscono per l'ennesima volta la netta e solida posizione della maggioranza: in caso di scivolone irrecuperabile dell'esecutivo, si andrà immediatamente alle urne E dunque, come si legge nella nota:"Il confronto di ieri dimostra che si son trattate di polemiche senza fondamento. Nessuno sta forzando e nemmeno pensa di forzare la mano al capo dello Stato. Ma è indubbio che nel nostro sistema bipolare i cittadini trovino sulla scheda anche il nome del premier. E - si aggiunge - ipotizzare governi tecnici o di transizione senza consenso elettorale sarebbe vista come una manovra di palazzo lontana dal mandato del popolo. Per questo e' importante fare chiarezza".
Per tale ragione, continua indefesso il duo Gasparri-Cicchitto, "deve esserci da parte di tutti un tentativo positivo di riprendere con incisività l'azione di governo, ma qualora non vi fossero i numeri per consentire alla maggioranza di procedere sui 4 - 5 punti, allora la soluzione dovrà essere quella di ricorrere alle urne".

PENATI:"SONO DEGLI EVERSIVI"

Sarà il clima agostano che invita alla pigrizia e alle ferie distraendo anche i più attenti ma, in parole povere, in pochi sembrano aver compreso che gli esponenti di centrodestra stanno praticamente chiedendo l'elezione diretta del presidente del Consiglio e la possibilità, da parte di quest'ultimo, di sciogliere le Camere. Non a caso, il capo della segreteria politica di Bersani Filippo Penati, osserva che "Non esiste l'elezione diretta del presidente del Consiglio, questi non ha il potere di scioglimento delle Camere e tantomeno può indire elezioni, inoltre l`indicazione del nome del premier sulla scheda è un dato politico e non giuridico. Cicchitto e Gasparri proseguono nel sostenere una presunta Costituzione materiale che non esiste. Qualsiasi interpretazione, diversa dal dettato costituzionale, è, a questo punto, chiaramente eversiva. La verità è che Berlusconi si rifiuta di aprire la crisi perché la volontà popolare uscita dalle urne, poco più due anni fa, è stata tradita proprio dalle faide interne alla sua stessa maggioranza. E`inaccettabile quindi che il centrodestra demolisca la Costituzione piegandone le regole per risolvere la propria guerra interna che sembra senza soluzione".

IL PD SI AFFIDA AL QUIRINALE
In caso di crisi, secondo una nota congiunta di Dario Franceschini ed Anna Finocchiaro, dovrebbe in ogni caso essere il presidente della Repubblica a prendere in mano le redini della situazione. Come si legge nel documento, difatti,"Il presidente del Consiglio e ilgoverno possono rassegnare le dimissioni o chiedere la fiducia al parlamento. Ma tutto ciò che avviene un minuto dopo le dimissioni o dopo la mancata fiducia da parte delle Camere è, secondo la Costituzione del nostro paese, nelle mani del Capodello Stato. Qualunque decisione il Capo dello Stato decidesse di adottare, noi la rispetteremo fino in fondo. Il potere di scioglimento delle Camere è, secondo la Costituzione, nelle mani del Presidente della Repubblica, al cui equilibrio è rimessa ogni decisione in merito alla possibilita' di garantire continuita' alla vita istituzionale del paese".
Leggendo le dichiarazioni ed i vari botta e risposta, in ogni caso, si intuisce che mentre molti italiani in ferie ci sono andati da poco o hanno già ripreso a lavorare, la politica del nostro paese si è presa un periodo di vacanza che dura da tanto, troppo tempo; con il Pdl dilaniato dall'interno e reso meno credibile e più debole da uno stuolo di alti dirigenti di scarso spessore politico e di corposi elenchi di accuse penali e civili ed il Pd che, timido, non fa altro che roteare in aria nevroticamente il pugno di una rivalsa che sembra più irraggiungibile che semplicemente lontana.

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di Germano Milite
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