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Pensione di reversibilità, Paternostro (PPI), in troppi vogliono colpirla


Pensione di reversibilità, Paternostro (PPI), in troppi vogliono colpirla
09/03/2011, 14:03

Nel nostro Paese abbonda la demagogia e il pressapochismo di chi, con slogan ad effetto fa credere cose che non sono e fa apparire un’ingiustizia quello che è sacrosanto e, purtroppo, riesce ad avere facili consensi da quella parte dell’opinione pubblica che del qualunquismo ha fatto la propria ragione di vita – ha dichiarato la vicesegretaria del Partito pensionati Per l’Italia Anna Paternostro -
In Parlamento è stata depositata una proposta di legge che, con lo scopo dichiarato di affrontare il presunto problema dei matrimoni di giovani donne con anziani pensionati, vorrebbe introdurre dei tetti di età per il coniuge superstite (in questo caso si presume che possano essere le donne più giovani) ed ipotizzare i 60 anni di età per fruire, appunto della pensione di reversibilità. Intento c’è da dire che la quasi totalità degli anziani che sposano una 40enne o 50enne non sono certamente dei “rimbambiti” e i casi, in tutta Italia, a tutt’oggi sono circa 18mila.
Ma solo chi è uno sprovveduto o un “venditore di fumo” può far credere che queste norme colpiscano le straniere o gli stranieri ma – ha continuato PATERNOSTRO se diventasse legge, questa si applica a tutti i cittadini, italiani o stranieri, che si trovano in quella determinata situazione. La verità vera è che vi è un attacco concentrico contro l’istituto della reversibilità che qualcuno ha definito “un’anomalia tutta italiana” e questo, oltre che falso, è anche assurdo.
Troppi vedovi e vedove pagano sulla loro pelle le norme in materia di “reversibilità”. Quando muore un coniuge, molte volte, al dolore si unisce anche l’indigenza economica: il 60% della pensione del marito o della moglie, soprattutto nei casi in cui è l’unica fonte di reddito (situazione molto diffusa), rappresenta il precipitare nella povertà totale che, troppe volte, costringe la vedova (o il vedovo) a ridurre drasticamente la propria qualità della vita e troppe donne (che nella stragrande maggioranza dei casi non hanno pensione propria) sono costrette, anche in tarda età, a svolgere lavori umili e pesanti pur di sbarcare il lunario. Le spese sono sempre le stesse (luce acqua, gas, affitto, etc.) ma il 60% di mille euro (per i non molti che li prendono) è 600, mentre le spese sono praticamente le stesse di quando era ancora in vita il coniuge ha rimarcato PATERNOSTRO -
È la donna generalmente a pagare il prezzo più alto di questa situazione ed ecco perché il Partito Pensionati per l’Italia chiede che per il coniuge superstite (vedova/vedovo) la pensione di reversibilità sia al 100%.
È triste pensare a donne che hanno dedicato la vita alla famiglia, ai figli, ad accudire il marito, ad essere veramente l’asse portante del nucleo familiare, ridursi anche oltre i 60 anni, a lavare scale o a svolgere mansioni non certamente consone all’età e ai sacrifici fatti.
Il Partito Pensionati per l’Italia – ha evidenziato PATERNOSTRO ricorda che tantissime donne, soprattutto quelle più anziane, non hanno pensione propria perché rispecchiano la mentalità, le condizioni economiche, la società, nella quale sono vissute e 40-50 anni fa non era facile per una donna inserirsi nel mondo del lavoro, ma ciò non toglie che a queste cittadine vada riconosciuto l’enorme ruolo che hanno svolto nella società.
Per chi ha una pensione propria poi c’è da sottolineare che c’è poco da “scialare” perché sono in agguato tagli, molto sostanziosi che, oltre alla perdita del 40% previsto rispetto alla pensione del coniuge defunto sono: l’ulteriore taglio del 25% (del 60% previsto per la reversibilità piena) se il reddito del coniuge superstite è superiore a tre volte l’importo di pensione minima (da 18.229,77 euro fino a 24.306,36 euro - reddito annuo), il tutto al lordo ovviamente; il taglio diventa del 40% (sempre sul 60% previsto per la reversibilità piena) se la pensione del coniuge superstite supera di 4 volte la pensione minima (da 24.306,37 euro a 30.382,95 euro - reddito annuo); mentre nei casi in cui il reddito supera i 30.382,95 euro la pensione di reversibilità perde il 50% (sul 60% previsto per la reversibilità piena).
Tale riduzioni non riapplicano se nel nucleo familiare del coniuge superstite vi sono figli minori, studenti o inabili.
Giova ricordare che i redditi che vengono considerati sono quelli soggetti a Irpef da qualsiasi parte provengano, viene esclusa la prima abitazione.
Il Partito Pensionati per l’Italia – ha concluso PATERNOSTRO - ritiene che non vi sia nessuna assurdità nella presenza nel nostro Paese di un istituto come quello della reversibilità che, del resto, è presente in quasi tutti i Paesi del mondo ed in Europa, in particolare, l’importo riconosciuto al coniuge supersite è molto più elevato che in Italia.

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di Redazione
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