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un risparmio superiore agli 80 miliardi entro il 2050

Pensioni: il governo progetta l'innalzamento a 70 anni


Pensioni: il governo progetta l'innalzamento a 70 anni
08/06/2010, 10:06

ROMA - L'occasione è propizia: sfruttare il richiamo dell'Europa sull'innalzamento dell'età pensionabile per le donne nel settore pubblico per modificare i parametri per le future pensioni. Così, mentre si cede sui 65 anni per le donne (ormai è certo che verrà fatta una legge che manderà in pensione le lavoratrici nel settore pubblico a 65 anni a partire dal primo gennaio 2012), si progetta di innalzare anche l'età della pensione per gli uomini. Non sarebbe qualcosa da fare immediatamente, ma da lasciare a coloro che oggi hanno pochi anni di contributi, probabilmente meno di 20 o di 15 anni. Ci sarà l'obbligo ad andare in pensione a non meno di 70 anni per le pensioni di vecchiaia e a non meno di 66 anni per le pensioni di anzianità. Questo ritardo porterebbe ad una riduzione dell'erogazione del numero di pensioni e della loro durata, con un risparmio dello Stato calcolato, secondo la relazione tecnica del Ministro del Welfare Maurizio Sacconi, in 86,9 miliardi entro il 2050. Con un taglio che poi si ingingantirà dopo quel tempo, dato che riguarderà tutti i lavoratori. Infatti, si inizierà ad aumentare quella degli uomini, ma poi ovviamente si utilizzerà la scusa dell'Europa per alzare anche quella delle donne.
I tempi di approvazione della norma sono ancora ignoti. L'innalzamento dell'età pensionabile per le donne a 65 anni verrà probabilmente inserito nella manovra finanziaria; in caso contrario, rischiamo di pagare 714 mila euro al giorno retroattivi sin dalla sentenza. Per adesso fanno quasi 20 milioni. Peccato che non c'è stata altrattanta sollecitudine per la sentenza sulla legge Gasparri e su Rete4. Per quella sentenza non rispettata, i cittadini italiani hanno già accumulato una sanzione di oltre 400 milioni di euro.

Se l’imposizione della Commissione UE Giustizia e Diritti civili tesa ad elevare, dal 2012, a 65 anni l’età pensionabile delle donne del pubblico impiego, sarà recepita dal Governo Italiano, si avrà uno stop al pensionamento, per le lavoratrici donne di questo settore, per 7 anni e questo è semplicemente assurdo. – ha dichiarato il Segretario Nazionale del Partito Pensionati, Carlo Fatuzzo – Infatti nel 2009 sono andate in pensione, per l’ultima volta, le donne che hanno compiuto 60 anni.
Attualmente – ha proseguito Fatuzzo – non vi sono donne del pubblico impiego al lavoro che compiono i 61 anni, per il semplice fatto che chi l’anno scorso ne aveva 60 è già andato in pensione. Il 1° gennaio 2011 entra in vigore la manovra governativa che prevede, per coloro che raggiungono i 61 anni nel 2011, il pensionamento nel 2012.
Nel 2012, se passa l’imposizione UE, scatterebbe il requisito dei 65 anni, quindi non ci sarà nessuna donna che potrà andare in pensione di vecchiaia sino al 2016 e quindi il pensionamento per le donne del pubblico impiego, sempre se l’Italia asseconderà le richieste UE, riprenderà il 1° gennaio 2017. Altro che parità e tutela delle donne – ha rimarcato il leader del Partito Pensionati –: si è trasformato la possibilità di andare volontariamente in pensione a 65 anni con l’obbligo di permanere altri anni al lavoro.
Il Partito Pensionati è stato da subito contrario ad ogni innalzamento dell’età pensionabile per le donne del pubblico impiego – ha continuato Fatuzzo – anche perché consapevole della forte possibilità che tale provvedimento sia esteso alle donne che lavorano nel settore privato e nella considerazione che, nel nostro Paese, le donne svolgono un’azione di supplenza alla scarsa attenzione delle Istituzioni verso i problemi della famiglia che, per storia, consuetudine e tradizione, ricadono su di loro.
Forse l’Europa avrebbe fatto bene ad intervenire per invitare il Governo ad un maggiore impegno per assicurare asili nido, maggiore aiuto ed assistenza a chi ha disabili in casa, anziani malati e quant’altro. Parlare di diritti delle donne elevando l’età pensionabile, a giudizio del Partito Pensionati, è semplicemente sconcertante.
C’è da chiedersi – ha concluso Fatuzzo – dov’è la nostra sovranità nazionale? L’Europa deve essere sempre presente e non solo per bacchettare e interferire inopportunamente nelle scelte dei Paesi membri. Questa non è l’Europa dei popoli ma è l’Europa dei burocrati e non ci piace.

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di Antonio Rispoli
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