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Per Far riprendere il Paese basta licenziare?


Per Far riprendere il Paese basta licenziare?
31/10/2011, 07:10

 

PER FAR CRESCERE IL PAESE BISOGNA LICENZIARE!


 


 


 

di Raffaele Pirozzi e Giuseppe Biasco


 


 


 

Finalmente, sappiamo come uscire dalla stagnazione: basta licenziare e la ripresa è garantita! Questa è la sconvolgente novità che fa parte della lettera di intenti che Berlusconi ha personalmente recapitato al vertice europeo di Mercoledì scorso. Debbiamo confessare la nostra ignoranza, non lo avremmo mai immaginato. Si vede che apparteniamo ad un’altra epoca! Siamo vecchi sindacalista, che restano romanticamente legato ad alcuni semplici principi, che adesso sembrano vecchi e superati consuetudini, oltretutto considerati molto dannosi per la nostra economia. Innanzi tutto non riesciamo a rassegnarci all’uso improprio del linguaggio, che troppo spesso nasconde la malafede. Infatti si parla di “mancata crescita” al posto di stagnazione economica e finanziaria, che rende molto meglio la condizione attuale in cui versa il nostro paese. I consumi sono in forte calo,le case non si vendono, anche perché le Banche non erogano più i mutui con la stessa faciltà degli anni passati, il risparmio delle famiglie è in calo ed il denaro in giro è sempre più poco. Tutto questo potrebbe essere ancora iscritto in un percorso di crescita lenta, se questi fenomeni non fossero accompagnati dall’aumento dei prezzi al consumo sia dei beni che dei servizi. Carburanti, energia, assicurazioni obbligatorie, prodotti alimentari e per la casa, medicinali, sanità, scuola, università, trasporto pubblico, tutto costa di più. Se a questo aggiungiamo l’aumento della pressione fiscale, che ha raggiunto livelli insostenibili, avremo il quadro esatto della situazione in cui ci troviamo. Gli economisti definiscono:“crisi”, una fase di instabilità economica che può pericolosamente precipitare o, se adeguatamente trattata, può essere positivamente risolta. Non siamo più in crisi, siamo già oltre la crisi: siamo ad un passo dalla recessione economica.

La recessione è un processo di regressione economica in cui la stagnazione e l’inflazione concorrono a determinare un circolo vizioso che si auto alimenta e che produce una perdita, non facilmente recuperabile delle potenzialità economiche e finanziarie di un paese. La Grecia, di cui tanto si parla in questi mesi, è un paese che è ritornato ai livelli di venti anni fa e la sua caduta sociale sembra inarrestabile. L’Italia è sull’orlo di questo baratro e non sembra accorgersene.

Continuare a parlare di “poca crescita” è una bugia che serve solo alla politica del “tirare a campare del Governo. Eravamo in crisi un anno fa, ma è stata negata dallo stesso Tremonti, ed oggi siamo quasi fuori dall’euro, con tutte le conseguenze che si potrebbero verificare, e si continua a dare una immagine falsa della situazione del nostro paese.

Il debito pubblico elevato non è la causa del rischio recessivo, ma la conseguenza della crisinon risolta nei mesi passati. Solo chi è in malafede può pensare che continue manovre di rientro del debito possano innescare la ripresa. E’ l’esatto contrario: solo una corretta redistribuzione del reddito ed una forte ripresa della circolazione monetaria possono permettere di far uscire l’economia dalla stagnazione attuale e dal rischio recessione. Certo, la responsabilità della situazione italiana non è solamente di Tremonti,Bossi e Berlusconi, che negando le difficoltà italiane le hanno pesantemente aggravate. Ma è anche della insipienza politica della Merkele e Sarkozu, che di fronte al dramma della Grecia non hanno saputo e non hanno voluto prendere i necessari provvedimenti. Se un anno fa si fossero stanziati tutti i fondi che servivano al salvataggio della finanza pubblica greca, non saremmo a questo punto. Con questo comportamento, è stato raggiunto l’incredibile risultato che la crisi che si è prodotta in America, a causa dello scoppio della bolla speculativa dei mutui sopravalutati ed iper assicurati, è stata importata nella area dell’euro provocando problemi gravi alla stabilità della moneta europea. Il contributo italiano, in questa situazione è stato devastante! La politica di Tremonti, fatta di tagli indiscriminati e di manovre restrittive, senza tenere sotto controllo il debito pubblico ha fatto il resto. Il nostro debito pubblico pur in presenza di manovre di rientro di ben 120 miliardi di euro, in soli due anni e mezzo è passato dai 1708 miliardi del Gennaio 2009 ai 1911 del Luglio 2011. Mentre il PIL italiano si attestava attorno ai 1600 miliardi. Se diminuiscono le entrate, tra imposte dirette ed indirette per i licenziamenti in atto dovuti alle crisi industriali e per la netta diminuzione dei consumi, il risultato non può che essere un aumento del fabbisogno dello Stato per pagare le spesi correnti e questo porta ad un continuo ricorso alla emissione di titoli ed obbligazioni,perché in mancanza di una propria moneta da svalutare l’unica possibilità per un paese,senza strategie è quello di aumentare il debito pubblico. In questo modo in nostro Ministro ha provocato un disastro ben puù grande di quanto si possa immaginare. Se la nostra situazione rimane uguale ad oggi, ci vorranno sei anni per ritornare ai livelli economici e finanziari del 2008, anno in cui il governo di centro destra prese in mano le sorti del nostro povero e sfortunato paese. In una situazione come questa pensare a liberalizzare i licenziamenti significa far crollare il paese nella più nera fase recessiva della sua storia recente. Secondo i dati della CGA di Mestre, la disoccupazione crescerà di ben tre punti, molti lavoratori saranno licenziati per essere riassunti con contratti a salario più basso e senza diritti, secondo lo stile Marchionne. Non ci sarà in questo modo nuova crescita, perché tutti i lavoratori saranno precari, i pensionati vedranno diminuire le loro scarse pensioni, le donne saranno le prime ad essere espulse dal lavoro, i disabili saranno lasciati senza assistenza ed i giovani dovranno imparare un mestiere che andranno a svolgere lontano dai loro territori di origine. Certo i ricchi resteranno ricchi e potenti, ma il paese imboccherà un periodo di recessione economica difficile da superare in breve tempo. Occorre una svolta! Soprattutto sul piano politico:occorre un nuovo Governo. Ma non un Governo che faccia ciò che chiede a gran voce la Confindustria e la finanza italiana: riforme utili solo alla ripresa dell’accumulazione economica delle imprese a scapito delle politiche sociali. Invece, abbiamo bisogno di un Governo credibile in Italia ed all’estero,che faccia ripartire l’economia, imponendo una patrimoniale, facendo una lotta serrata alla evasione fiscale e facendo partire al tempo stesso un grande piano del lavoro finalizzato al recupero ambientale ed alla messa in sicurezza del territorio e delle case. I crolli nelle città e le frane su i monti sono motivo di lutto e di sperpero di ricchezza collettiva. La poca serietà della destra italiana non garantisce più il paese, se non ci opponiamo con forza a questa politica dissennata, saremo meno liberi nel futuro e sicuramente più poveri. Forse, alla luce di queste considerazioni riprendere l’unità del sindacato sarebbe utile e giusto e non solo per accontentare i sentimenti di un inguaribile sindacalista come me e come tanti altri della mia generazione che hanno fatto delle lotte per il miglioramento della qualità della vita dei lavoratori e per lo sviluppo del paese la loro attività principale. La possibile nuova unità sindacale sarebbe un bene per tutto il paese e sicuramente per i lavoratori.

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di Raffaele Pirozzi
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