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PER GLI INGLESI BERLUSCONI HA GIA' VINTO


PER GLI INGLESI BERLUSCONI HA GIA' VINTO
03/03/2008, 11:03

L’Inghilterra è da sempre la patria dei grandi scommettitori e, data la caldissima situazione politica italiana, chi se non i bookmaker britannici potevano occuparsi con tanta cura delle elezioni del prossimo 13-14 aprile?! I principali bookmaker d’oltremanica, si sono parecchio divertiti a dare le loro quote e hanno posizionato la gara politica tra Berlusconi e Veltroni addirittura prima dello scontro tra Hilary Clinton e Barack Obama. Per gli amanti del tè delle cinque, comunque, non c’è storia: Il popolo delle libertà è di gran lunga il favorito, con un totale del 68,98% di probabilità di vittoria. Veltroni, invece, deve accontentarsi del 31,03%. Inoltre, chi volesse considerare la gara per il governo italiano una vera e propria partita di calcio, con tanto di quote precise da valutare (un po’ come quelle che la snai fornisce per i match del nostro campionato), potrebbe considerare che, le ultime rilevazioni, danno Berlusconi vincente a 1,43 e Veltroni a 3,20. Il fenomeno interessante da osservare è il fatto che, rispetto a sette giorni fa, le quote riguardanti il partito berlusconiano sono rimaste più o meno invariate, mentre, quelle dell’ex sindaco di Roma, sono scese di quasi il 2%. Se poi allarghiamo l’analisi di quindici giorni, il distacco sempre più ampio tra i due maggiori partiti italiani, risulta ancor più palese con un crescita netta del 4,77% per il popolo delle libertà. In parole povere, giorno dopo giorno, le probabilità di vittoria  del partito Veltroniano, diminuiscono vertiginosamente e, di riflesso, fanno crescere quelle del partito di opposizione. E gli altri? Gli anglosassoni non danno alcuna speranza di riuscita alle altre formazioni politiche; da Casini a Bertinotti, fino alla Santanchè, le chance sono talmente ridotte, da non essere nemmeno degne di menzione. A questo punto, data la certezza apparente dei risultati finali (e quindi la loro estrema facilità di calcolo probabilistico), verrebbe da chiedere ai britannici di osare un po’ di più e di calcolare, ad esempio, le probabilità che avrà un laureato italiano, nel 2008, di trovare un lavoro con contratto a tempo indeterminato, senza, possibilmente, dover emigrare all’estero!

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di Germano Milite
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