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Secondo palazzo dei Marescialli il problema non si risolverà

Per il Csm è "irragionevole" il decreto sulle procure vuote


Per il Csm è 'irragionevole' il decreto sulle procure vuote
11/01/2010, 20:01

ROMA - Il tentativo messo in atto dal Ministro della Giustizia Alfano di 'trasferire d'ufficio' alcuni magistrati, affidando la scelta e il potere di farlo al Csm, è un "intervento del tutto provvisorio"; così si è espresso il Plenum del Consiglio Superiore della Magistratura presieduto da Nicola Mancino.
Il Csm ha approvato con il solo voto contrario dei consiglieri laici di centrodestra Gianfranco Anedda e Michele Saponara e con l'astensione del laico dell'Udc Ugo Bergamo il parere redatto dalla VI Commissione.
L’organo di palazzo dei Marescialli denuncia inoltre "l'irragionevolezza di un provvedimento urgente non inserito in un piano più complessivo in grado di far fronte alle esigenze di funzionalità ed efficienza degli uffici giudiziari", come ad esempio "la revisione delle circoscrizioni giudiziarie e il ripensamento delle piante organiche degli uffici". Quindi, l'esecutivo "dimostra di conoscere il problema", ma non propone soluzioni adeguate.
Il decreto, secondo la Commissione del Csm, utilizza "un meccanismo, il trasferimento d'ufficio, problematico in sè stesso, senza precisare, nel contempo, perchè nel 2014 (data finale, come previsto nel dl, entro la quale opererà tale istituto, ndr) la situazione degli organici degli uffici requirenti dovrebbe essere diversa da quella disastrosa odierna". Infatti, "la mancata esplicitazione delle linee, anche solo generali, del preannunciato futuro intervento di modifica delle norme procedimentali - si legge nel documento - non consente di valutare la congruità e l'adeguatezza del rimedio temporaneo oggi proposto".
La limitazione temporale indicata nel decreto "non risulta essere del tutto razionale ed in linea con i princìpi di buona amministrazione, soprattutto se si considera che non vi è alcuna garanzia sul funzionamento effettivo del meccanismo previsto dal decreto legge", cioè il trasferimento d'ufficio, "e sulla sua capacità di fronteggiare l'emergenza per cui è stato creato". Per Palazzo dei Marescialli, quindi, il ricorso al trasferimento d'ufficio "appare irragionevole" in mancanza di una "strategia complessiva per facilitare la copertura delle sedi disagiate".
Insomma, il testo proposto dal governo "non è assolutamente utile allo scopo per il quale è stato elaborato e necessita di un indispensabile correttivo: siamo di fronte a una norma che reca in sè un enorme carico di ingiustizia. Le sedi disagiate sono collocate quai totalmente nel Sud di Italia e nelle isole. La copertura delle sedi disagiate è per il legislatore una questione che evidentemente deve essere risolta unicamente nell'ambito delle stesse regioni che già pagano il prezzo di difficoltà ambientali, strutturali, di organico e di mezzi".
"I distretti con le sedi disagiate, in un perverso giro di valzer - si legge nel parere - invieranno magistrati in altri distretti disagiati e riceveranno a loro volta magistrati da altri distretti disagiati, neutralizzando in una valutazione complessiva gli effetti del trasferimento". In tale contesto, dunque, data la scopertura delle Procure, per i trasferimenti "si dovrà attingere necessariamente agli organici degli uffici giudicanti che possono essere scoperti sino al limite del 20%, con quali benefici complessivi per la macchina della giustizia non è dato comprendere, sebbene siano evidenti gli svantaggi".
Quindi, conclude la Commissione, "il problema delle Procure non si risolverà, ma in compenso si rischia di aggravare quello degli uffici giudicanti".
Se dunque il decreto del governo non va bene, per il Csm, "nell'ottica di una leale collaborazione istituzionale, è doveroso segnalare al Guardasigilli l'assoluta a imprescindibile necessità di attivare una proposta legislativa diretta a rivedere le circoscrizioni giudiziarie". Questa manovra, a parere del Csm, "costituisce lo strumento indefettibile per realizzare un sistema moderno ed efficiente di amministrazione della giurisdizione, che sia in grado di fornire la dovuta risposta di merito alle istanze di giustizia, nel rispetto di tempi ragionevoli di durata del processo".

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di Mario Aurilia
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