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Scamperebbero al decreto dirigenti di Regioni ed enti locali

Perplessità in Commissione sul tetto a stipendi dei manager

Limite per le pubbliche amministrazioni è di 294 mila euro

Perplessità in Commissione sul tetto a stipendi dei manager
29/02/2012, 11:02

ROMA - E' pronto il provvedimento per porre un freno agli stipendi dei manager pubblici, ma sono nate immediatamente perplessità su eventuali eccezioni alla regola. Il decreto sembrerebbe favorire i manager di Regioni ed enti locali. I paletti sono spuntati nelle commissioni 'Affari Costituzionali' e 'Lavoro' della Camera dei Deputati. Il decreto del presidente del Consiglio Mario Monti fissa a 294 mila euro (più precisamente 293.658.95) il tetto dei guadagni per i dirigenti della pubblica amministrazione, limite previsto in riferimento allo stipendio del presidente della Corte di Cassazione. Nel lavoro svolto dalle Commissioni emerge il parere presentato dai relatori Donato Bruno del Pdl e Silvano Moffa di Popolo e territorio. Per ora è soltanto una bozza, la cui stesura definitiva arriverà domani verso le 14:30, durante le votazioni nelle due Commissioni. Nel testo dei due deputati è evidente il riferimento ai soggetti che potrebbero essere immuni dalle restrizioni di stipendio. Il timore è quello di una "disparità di trattamento" riservato alle pubbliche amministrazioni, dal momento che si parla dei dirigenti delle amministrazioni centrali dello Stato, ma non sono inclusi i dirigenti delle Regioni e degli enti locali. "Tale esclusione - è scritto nella bozza - potrebbe dare luogo a una disparità di trattamento tra soggetti chiamati a svolgere prestazioni simili, in assenza di una ragionevole giustificazione del trattamento differenziato". Non sarà semplice far approvare il decreto, perché i due deputati sottolineano la necessità di apporre "un intervento correttivo per definire un ambito di applicazione il più coerente possibile, disponendo altresì che la disciplina medesima costituisca un indirizzo al quale le Regioni devono conformare il proprio ordinamento".
Inoltre, Bruno e Moffa hanno qualche dubbio anche sulla disparità di trattamento tra chi percepisce un solo stipendio e chi riceve più incarichi, arrivando a un reddito inferiore a quello realmente percepito e quindi immune dal tetto stabilito per gli altri dirigenti pubblici. Nella bozza, infatti, scrivono: "Non sembra tener conto di tutti gli emolumenti corrisposti a qualsiasi titolo né sui cumuli tra i vari incarichi, rischiando di porre sullo stesso piano figure professionali la cui retribuzione onnicomprensiva è legata allo svolgimento in via esclusiva ed assorbente di un unico incarico di responsabilità con quelle figure professionali che invece assommano una pluralità di emolumenti legati a una pluralità di incarichi". Mentre emergono queste perplessità nelle Commissioni, il ministro della Pubblica amministrazione Filippo Patroni Griffi sottolinea che le norme previste dal decreto "sono immediatamente applicabili" e che saranno presi in considerazione i pareri discussi in Commissione.
L'ufficio di presidenza del Senato, invece, ha deciso all'unanimità di abolire i benefit a vita per gli ex presidenti dell'assemblea. Questi ultimi avranno diritto a segreteria, collaboratori, auto blu e a tutti gli altri benefit collegati alla carica per un periodo di tempo limitato alla durata massima di due legislature, quindi per dieci anni. Fino a oggi, invece, gli ex presidenti del Senato godevano a vita di una lunga serie di privilegi.

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di Emanuele De Lucia
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