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Pesca, milleproroghe non lasci fuori emendamenti di filiera ittica


Pesca, milleproroghe non lasci fuori emendamenti di filiera ittica
02/02/2011, 17:02

Ci troviamo di fronte a un disegno di legge di condoni, dilazioni ed elargizioni in cui però non trova alcuno spazio, inspiegabilmente, l’economia ittica. E’ quanto denunciano l’AGCI Agrital, la Federcopesca-Confcooperative e la Lega Pesca in relazione al decreto Milleproroghe, all’esame dell’aula del Senato. Se fosse rimasto una legge tecnica, per correggere le incongruenze di bilancio - sottolineano le Associazioni - il movimento cooperativo non avanzerebbe alcuna richiesta incoerente con lo spirito della norma. Fermo restando, peraltro, che le richieste a nostro parere sono perfettamente in sintonia con lo spirito del Milleproroghe che è diventato, invece, una legge calderone per ripianare i debiti, fino alla richiesta di rinvio per le multe sulle quote latte e l’immancabile condono edilizio.

Se dovesse essere questa la scelta del Governo il settore non comprenderebbe l’eventuale bocciatura degli emendamenti presentati a favore della filiera ittica (Estensione al 31 dicembre 2011 della proroga del programma triennale della pesca e dell’acquacoltura, come sollecitato anche dalla Commissione agricoltura del Senato con un parere favorevole; proroga al 31 dicembre 2011 del trattamento concesso agli armatori imbarcati su navi da pesca, compresi i soci lavoratori di cooperative della piccola pesca, disposto dall’articolo 54 bis del decreto legge 31 maggio 2010, n. 78; proroga delle disposizioni della circolare n. 17 del ministero delle Infrastrutture e Trasporti del 17 dicembre 2008 che consentono la riconversione dei titoli conseguiti), peraltro presentati in forma bipartisan. Come bipartisan sono state le quattro recenti mozioni presentate alla Camera dei deputati per rilanciare un settore attraversato da una pesante crisi, tutte approvate con il parere favorevole del Governo anche per la consapevolezza che la riforma della Politica comune della pesca, che si va delineando in sede comunitaria, non promette sconti ma preannuncia molti sacrifici. Per questo è estremamente importante poter affrontare i cambiamenti che si prefigurano potendo contare per l’intero anno sull’unico strumento di programmazione che abbiamo a disposizione, ovvero il programma triennale della pesca e dell’acquacoltura.

E’ sufficiente, a suffragio della tesi della crisi, qualche numero, freddo ma eloquente: nell’ultimo lustro il settore ha registrato un calo della produttività pari al 41%, una riduzione del fatturato del 25%, un crollo dei livelli occupazionali pari a 17.000 posti di lavoro (passando da circa 46.000 a 29.349 addetti), un incremento del 240% dei prezzi del carburante che ha avuto un’incidenza sui costi di produzione fino al 60% per il sistema dello strascico, quello più colpito. Inoltre il Programma triennale della pesca e dell’acquacoltura, unico strumento di programmazione di settore, ha subito un consistente taglio della dotazione di parte corrente, passando da 14 milioni di euro a 6 milioni di euro. I dati sull’import ci dicono che importiamo per un valore di oltre 10 milioni di euro al giorno. I prezzi alla produzione sono più o meno stabili da cinque anni, mentre quelli al consumo lievitano sempre più. Gli eventi mortali legati all’attività in mare registrano, invece, un aumento del 68%.

Siamo convinti – concludono le Associazioni - che il governo Berlusconi non sottovaluterà le nostre richieste e siamo fiduciosi che il ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, non si renderà complice della bocciatura delle richieste della cooperazione che sono in sintonia con lo spirito delle norme e con la crisi che si sta affrontando.


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di redazione
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