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Piano Eurosud, Ranieri: "forte il rischio che tutto si risolva in propaganda e chicchiere"


Piano Eurosud, Ranieri: 'forte il rischio che tutto si risolva in propaganda e chicchiere'
24/10/2011, 10:10

Il ministro Tremonti ha annunciato un nuovo piano per il Sud. C’è da augurarsi che non si tratti di un annuncio del tipo di quelli cui il governo ci ha abituato nel corso degli ultimi anni. Annunci cui è seguito il nulla. Sarebbe in ogni caso ben poca cosa, inadeguata a fronteggiare i problemi in cui si dibatte il Mezzogiorno, se tutto si risolvesse nell’assemblaggio confuso di vecchi programmi o alla ripetizione di impegni già assunti per le regioni meridionali ma mai mantenuti. Non scherziamo!

Il Sud sta pagando il prezzo più alto alla crisi economica. Ben sei delle dieci regioni più povere dell’Unione europea sono nel Mezzogiorno d’Italia; l’industria meridionale dall’Alenia alla Fiat in Irpinia rischia il tracollo; la disoccupazione ha sfondato la soglia del 30% e quella giovanile va oltre il 40%. Non è più tempo di propaganda e chiacchiere che sono state il pezzo forte del governo nazionale per quanto riguarda il Sud. Occorrono fatti.

I fondi europei vanno utilizzati per realizzare progetti funzionali allo sviluppo ma il ministro Tremonti dovrebbe sapere che per farlo è necessaria la disponibilità di risorse per il cofinanziamento dei progetti da parte del governo. Altro che misure per lo sviluppo a costo zero come egli sostiene. Non si fanno le nozze coi fichi secchi. Così come è indispensabile una revisione del patto di stabilità interno per sottrarre dal calcolo le spese per investimenti sostenute dalle Regioni.

Sarebbe anche il caso che, parlando di piano per il Sud, il governo si orientasse a restituire alle regioni meridionali le risorse finanziarie ad esse destinate e dirottate dal governo in questi anni in altre direzioni. Se vuole fare sul serio il governo deve liberare il credito d’imposta per investimenti e nuove assunzioni, sostenere le varie forme di aggregazione di impresa mediante incentivi automatici legati ad investimenti congiunti in innovazione e internazionalizzazione, ridurre l’impatto sui costi d’impresa delle lungaggini legate a tante procedure amministrative, avviare le grandi opere infrastrutturali da tempo bloccate nel rimpallo istituzionale tra governo, Cipe, Regioni, sostenere i poli produttivi regionali e difendere l’industria meridionale sana e competitiva sui mercati. Decisivo infine è operare perché nel Sud si riducano i divari con altre aree del Paese nei processi educativi e nella formazione: nel quadro del piano per il Sud va definito un programma di rafforzamento della formazione scolastica in tante realtà del Mezzogiorno per estirpare la piaga dell’abbandono e della evasione dall’obbligo scolastico. Il fronte della lotta all’ illegalità e alla criminalità va decisamente rafforzato. Vedremo nei prossimi giorni se si tratta del solito annuncio propagandistico da parte del governo. Intanto chiediamo che il ministro Trermonti informi già nelle prossime ore il Parlamento dei suoi intenti per il Sud. Nel Mezzogiorno non c’è più tempo da perdere.

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di Redazione
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