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PIANO RIENTRO SANITÀ, SAGLIOCCO: “AL TAVOLO TECNICO SERVIRANNO SOLO MINESTRA RISCALDATA”


PIANO RIENTRO SANITÀ, SAGLIOCCO: “AL TAVOLO TECNICO SERVIRANNO SOLO MINESTRA RISCALDATA”
09/10/2008, 10:10

 

Il presidente della Commissione Speciale di Controllo delle Attività della Regione Campania e degli Enti Collegati e dell’Utilizzo di tutti i Fondi Giuseppe Sagliocco ha rilasciato la seguente dichiarazione
 
Volendo tradurre per tutti ciò che la Giunta regionale ha annunciato per scongiurare il non remoto rischio che il governo commissari la sanità campana si potrebbe dire che al tavolo dei tecnici dei ministeri della Salute e dell’Economia, Bassolino e Montemarano non potranno che servire se non la solita minestra riscaldata.
Misure, compresa la chiusura o l’accorpamento di alcuni ospedali, in realtà già previste da tempo ma mai adottate. Si tacerà pervicacemente invece sul peso dell’esposizione debitoria derivante dai contenzioni aperti coi settori della riabilitazione e degli ospedali religiosi, così come calerà il silenzio sulle ragioni per le quali troppo spesso, nelle vertenze con gli operatori della specialistica, o non si è ritenuto opportuno ricorrere in appello o ci si è clamorosamente costituiti a termini scaduti.
Nella minestra, questa volta, anche l’impegno a sostituire i manager inadempienti, ma anche questa è una vecchia storia sulla quale si sono già consumati da un pezzo gli ultimi scampoli di credibilità, unica cosa questa che il governo regionale non potrà servire al tavolo tecnico”.

Anche l’Aifa boccia le proposte della Giunta Campana. Purtroppo, dobbiamo constatare, al peggio non c’è mai fine. Così, mentre il governo regionale annuncia misure tanto datate quanto finto-drastiche, trascurando di segnalare al Tavolo dei tecnici del ministero l’impatto negativo dei contenziosi aperti con la riabilitazione e gli ospedali religiosi, si dissolvono come neve al sole anche le proposte campane volte al contenimento della spesa farmaceutica che incide non poco sul disavanzo sanitario.

Nei fatti tutti e tre provvedimenti sottoposti alla pre-valutazione dell’Aifa sono state rispedite al mittente. La prima, un provvedimento che avrebbe reso obbligatorio per i medici la prescrizione dei soli principi attivi e della posologia escludendo la possibilità di prescrivere le specialità, cioè il nome-marca del farmaco. Un provvedimento che avrebbe voluto porre freno ad eventuali fenomeni distorsivi e contestualmente incoraggiato i consumi dei meno costosi farmaci generici. Un provvedimento bocciato perché inattuabile in quanto avrebbe reso impossibile il monitoraggio, cioè una tracciabilità compiuta del consumo dei farmaci dall’analisi delle ricette. Oltre a presumere certi comportamenti ‘scorretti’ dei medici.
Gli altri due provvedimenti, analoghi tra loro, avrebbero imposto, sui consumi di statine (utili alla prevenzione del rischio cardiovascolare) e sugli inibitori di pompa protonica (utilizzati per esofagiti e ulcere gastriche e duodenali) la sola prescrivibilità delle molecole realizzando un vera e propria graduatoria selettiva a favore dei farmaci a più basso costo. Un obbligo, dunque, e non una raccomandazione che, secondo l’Aifa , oltre a costituire una vera e propria invasione di campo in termini di prerogative attribuite dalla legge all’Agenzia Italiana del Farmaco stessa, avrebbe violato il diritto-dovere di scelta del medico ed anche quello delle industrie farmaceutiche a stare liberamente sul mercato.
Scorciatoie prevedibilmente improponibili, insomma, queste, inaccettabili per i medici e per gli operatori farmaceutici tese a scaricare sui diritti, primo fra tutti quello alla salute le proprie inefficienze. Una questione che, in un singolare braccio di ferro coi medici prescrittori, ha tenuto per mesi col fiato sospeso l’assessorato alla Sanità ed anche i tecnici del Ministero che proprio nell’ultimo verbale bacchettavano la giunta campana per non aver trasmesso, sul versante del contenimento della spesa farmaceutica, alcun provvedimento o atto. Che ad ogni buon conto non potranno più presentare. Le conseguenze e le prospettive, in termini di valutazione della Campania sono purtroppo a questo punto facilmente immaginabili”.
 

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di Redazione
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